Musica a Casale Monferrato

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Domenica 10 dicembre 2005 nella Sinagoga di Casale Monferrato L’Opera dei Ragazzi diretta da Erica Patrucco al violoncello e da Giulio Castagnoli ha cantato in diretta internet con il Kotel di Gerusalemme un canto ebraico monferrino, registrato da Leo Levi nei primi anni ’50, e Due Stornelli Toscani di Edgardo Del Valle de Paz tratti dalle Canzonette Amorose op.44 e adattati per due gruppi di ragazzi e violoncello.
Al maestro Castagnoli, compositore e musicista torinese chiediamo del suo lavoro e del suo impegno sul fronte della musica e della cultura ebraica italiana.
“Forse – esordisce Castagnoli – non molti lettori sono al corrente che la Comunità Ebraica di Casale ha più di 500 anni di storia, e che la Sinagoga cittadina, d’epoca barocca, è una delle più belle d’Italia, ma certamente quasi nessuno sa qualcosa dell’Opera dei Ragazzi, di Del Valle de Paz e – tanto meno – di chi parla”.

Come è cominciata la sua attività di compositore?
Verso la metà degli anni ’70 sono uno studente molto impegnato negli studi classici presso il Liceo “Alfieri” di Torino, e in quelli musicali di pianoforte e di composizione al Conservatorio. La mia giornata passa tra aule, libri, tastiera e partiture, accompagnate da una passione quasi innata per l’insegnamento, che mi porta a diciannove anni ad aggiungere alle mie attività conservatoriali e di studente di Lettere quella di maestro di musica presso la Scuola Elementare “Coppino”, dove un direttore illuminato precorre di molti anni i programmi ministeriali del 1985 (oggi, ahinoi, messi in un cantuccio), e, l’anno successivo, quella di professore di Educazione Musicale alla scuola media.

Che esperienze hanno fatto seguito?
Un carissimo amico d’infanzia di mia madre, la scienziata Giuliana Cini, mette gli occhi su questo instancabile studente-lavoratore: si tratta di Sergio Liberovici, compositore di musica per il teatro, critico musicale, e – forse non tutti lo sanno – grande didatta della musica. Negli incontri serali in Via alla Villa Quiete (nomen-omen!), ove Sergio vive con la famiglia, si parla a lungo di musica, e lì apprendo tra i molti insegnamenti anche come far musica con i bambini sia un nutrimento essenziale per un compositore.

Perché?
Aiutare un ragazzo a soffermarsi sul suono significa consentirgli di afferrare per la prima volta qualcosa di invisibile, far sì che si renda conto che la realtà non è solo quella che passa davanti agli occhi, ma che c’è dell’altro: ed è questo ciò di cui si nutre un artista. Premio materiale dell’assiduità della nostra frequentazione è per me la sua moto, un Gilera Arcore 150, di cui finalmente riesce a sbarazzarsi.

Cosa è accaduto in seguito?
Arriviamo al 1983: io ho terminato gli studi (diploma di composizione con Gilberto Bosco, diploma in pianoforte con Maria Golia, laurea in storia della musica con Giorgio Pestelli), e con Sergio e un gruppo di giovani musicisti fondiamo una cooperativa. L’Opera dei Bambini dà alla luce le magiche Microstagioni di Teatro Musicale per l’Infanzia, con spettacoli indimenticabili per bambini e ragazzi “dagli 0 ai 13 anni “, su musiche nostre e di grandi compositori (da Debussy, a Brahms e Bártok), testi adatti ai bambini (dalle Histoires Naturelles di Jules Renard – che già avevano ispirato Ravel – a brani scritti apposta per noi fra gli altri da Roberto Piumini), e oggetti di scena creati dai principali artisti torinesi, tra cui Ugo Nespolo e Francesco Casorati.

L’occasione di lavorare nell’ambito di uno straordinario gruppo di colleghi e di amici.
Per qualche anno il sodalizio va avanti, tra l’indifferenza di una città non sempre sensibile, e il plauso di un piccolo manipolo di amici. Poi, con la scomparsa prematura di Sergio nel 1991, rimasti soli noi giovani, non riusciamo a portare avanti tutti insieme il suo insegnamento.
Nel frattempo procede la mia carriera di compositore con l’aiuto di grandi maestri, dapprima Franco Donatoni a Roma e Brian Ferneyhough a Friburgo, e poi con il sostegno di Luciano Berio, che dirige la mia musica e me la commissiona, come nel 2002 per l’Accademia di Santa Cecilia a Roma il Concerto per violoncello e Doppia Orchestra.

E l’impegno in campo ebraico?
In tutto questo periodo non metto da parte mai la passione per l’insegnamento e la lezione di Liberovici, non soltanto nelle lezioni al Conservatorio di Torino, ma anche fondando nel 1995 con la violoncellista Erica Patrucco a Casale Monferrato, la mia seconda città, L’Opera dei Ragazzi. Se negli anni ’80 si era destato l’interesse della Regione Piemonte, per questo secondo e altrettanto emozionante “Laboratorio” possiamo contare esclusivamente sul sostegno delle famiglie degli alunni e, molto saltuariamente, su qualche aiuto del Comune.
Il gruppo può contare su una quindicina di bambini e ragazzi dai 7 ai 19 anni, ed è giunto a dieci anni di indefessa attività, in cui si sono prodotti annualmente concerti e messinscene di opere di repertorio adatte ai ragazzi (talvolta con la collaborazione di artisti amici, come Nespolo). Fra i lavori di teatro musicale espressamente concepiti, un particolare successo riscuote Anna e Davide, opera per bambini cantori e attori, un attore, un’attrice, chitarra e violoncello su testi di bambini deportati nei Lager, che ha la sua prima intensa rappresentazione nel cortiletto della Sinagoga di Casale (settembre 2003), ed è stato ripreso dieci volte nelle scuole e in piccole stagioni concertistiche. Le grandi istituzioni preposte allo sviluppo della musica nella nostra regione, come il Teatro Regio di Torino, hanno scelto di non coinvolgerci, esattamente come fecero con Liberovici.


La realtà ebraica piemontese continua ad offire stimoli importanti?

Quest’anno la Sinagoga ci ha nuovamente accolto con le musiche di Del Valle de Paz. Del Valle visse a cavallo dei due secoli passati tra Alessandria d’Egitto, dove nacque nel 1861, Napoli, presso il cui conservatorio studiò, e la Toscana. Fu un grande pianista , la cui carriera lo portò alla cattedra di pianoforte al Regio Istituto Musicale di Firenze, dove ebbe come studente, fra i molti, il grande Mario Castelnuovo-Tedesco, e un ottimo compositore, pubblicato da Augener a Londra e da Schott a Magonza. Come musicologo “sul campo”, fu fra i primi a pubblicare parallelamente al suo amico e collega A. Longo alcune delle Sonate di Domenico Scarlatti, e diresse per un quarto di secolo, sino alla sua morte nel 1920, La Nuova Musica, una delle principali riviste militanti italiane in campo musicale.


Che significato ha avuto la riscoperta di Del Valle?

Con grande amore, dunque, per questo artista generoso (e di famiglia: fu il nonno di mia madre) di origini ebraiche livornesi ho ripreso i suoi Stornelli Toscani, li ho voltati per coro di ragazzi, modellandoli su misura delle voci dei nostri ragazzi e della Sinagoga di Casale. Ho cercato di portare un po’ del profumo della Livorno fin du siècle nella cittadina piemontese d’oggi, e, grazie alla tecnologia, a fare risuonare per la prima volta le sue musiche a Gerusalemme.

Nella foto: Il compositore Giulio Castagnoli (a destra) con il pittore Ugo
Nespolo, sul palcoscenico di una delle rappresentazioni di “Anna e Davide”. In
progetto una nuova rappresentazione dello spettacolo ad Omegna, il 25 gennaio,
in occasione della Giornata della Memoria, in una versione per sei ragazzi

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