Vent’anni di Placebo, la band guidata dal cantante Brian Molko in concerto in Italia e uno special sui grandi del rock e della cultura “mezzi ebrei”

Taccuino

di Roberto Zadik

 

Sospesi fra due identità, i figli di matrimonio misto spesso vivono situazioni complesse e conflittuali sia in famiglia che interiormente e nel mondo della cultura e della musica ma anche nella quotidianità delle comunità ebraiche del mondo, questi casi abbondano. Ebbene dopo “Jewrock” special di questo mio blog dedicato agli ebrei del rock, da Brian Epstein storico manager dei Beatles a Robbie Krieger, chitarrista dei leggendari Doors, a Lou Reed, a Leonard Cohen ora tocca ai “half Jewish”, “i mezzi ebrei”. E dal cinema, ala letteratura, al rock ce ne sono diversi che hanno dato un contributo fondamentale stimolati dalla loro “doppia origine”.

Primo fra tutti, è il carismatico Brian Molko, leader della band inglese dei Placebo che suonerà il prossimo 16 luglio dalle 22 al Collision Festival a Barolo, località dal nome attraente per gli amanti del buon vino, animando l’iniziativa con la loro musica potente e ipnotica. La band cosmopolita e avvincente, capitanata da Molko festeggerà i suoi 20 anni ed è diventata molto famosa alla fine degli anni ‘90 con grandi canzoni come “Pure Morning” o “Special K” (dal nome dello stupefacente) per arrivare a una delle loro migliori canzoni, la rabbiosa “Nancy boy” .

Ma cosa c’entrano i Placebo con il mondo ebraico? Moltissimo, in quanto il cantante e leader della band Molko, nato a Bruxelles 45 anni fa, il 10 dicembre 1972, è di padre ebreo americano di origine sefardita e di madre scozzese cattolica e cosmopolita e poliglotta è grande sostenitore di Israele in cui si è esibito varie volte. Molko è dichiaratamente bisessuale, ma ora è padre di famiglia, ha lasciato eccessi, droghe e feste scatenate ma continua ancora a esibirsi con successo di pubblico e critica, nonostante il padre,  un facoltoso banchiere, volesse che lo seguisse nella carriera economica, questo figlio ribelle e talentuoso ha seguito il suo istinto dimostrando grande capacità sia vocale che compositiva.

E che dire di un altro bel personaggio come Lenny Kravitz, di padre ebreo russo e protagonista del mondo televisivo come manager della Cbs, e madre afroamericana nata nelle Bahamas. Su di lui ci sarebbe da scrivere un poema ma mi limito a poche righe. 52 anni, donnaiolo professionista, sposato con Lisa Bonet, anche lei mezza ebrea, da parte materna e con una figlia Zoe, Kravitz ha composto canzoni dal forte contenuto religioso, parlando spesso di fede e di Dio, senza mai specificare nessuna religione di appartenenza. A quanto pare, nella sua New York, ha frequentato la scuola ebraica e viveva serenamente, secondo le sue evasive e cordiali interviste, entrambe le religioni, quella ebraica del padre e cristiana della madre e sul braccio si era fatto tatuare un Maghen David e una croce. Fede, rock, sound anni ’70 e chitarrre alla Jimi Hendrix, una delle sue passioni, l’hanno portato alla fama fra negli anni ’90 con le bellissime “Are you gonna go  my way”, “Can we find a reason” o “Let love rule” con cui esordì nel lontano 1989. Un personaggio molto interessante, riservato e intenso che dal vivo sfoggia una invidiabile verve e che fra i suoi album ha registrato un lavoro dal titolo non proprio ebraico che si chiama “Baptism” mantenendo ambiguità religiosa e ispirazioni mistiche e rock che l’anno sempre caratterizzato.

Poi in questa breve rassegna, non poteva mancare, un altro grande come Ben Harper, californiano e di padre afroamericano e di madre ebrea di origine lituana, che diversamente da Kravitz, ha uno stile più melodico e meno rock, che ha continuato a cambiare genere e band e che ha  sfornato brani molto accattivanti come “Diamonds on the inside”canzone piena di speranza e di trasporto, piuttosto che la sensuale “With my own two hands” e la struggente “When she believes” rivelando sorprendente versatilità, vivacità e fantasia e un carattere riservato e enigmatico.

Fra i talenti “mezzi ebrei” nel mondo dello spettacolo, la moglie di Paul McCarteney, Linda Epstein, meglio nota come Eastman, che lo accompagnò per tutta la sua lunga carriera dal 1969 al 1997 anno in cui morì di cancro, la star Billy Joel che crebbe da genitori ebrei identificandosi per un periodo nel cattolicesimo o la scatenata ex moglie di Kurt Cobain, Courtney Love che a capo della band “The Hole” pare abbia la nonna materna ebrea, come si mormorava di George Michael e dello scomparso Elvis Presley ma non è mai stato accertato.

Un caso molto interessante è quello della cantautrice e attrice anglo-francese Charlotte Gainsbourg, figlia del celebre chansonnier ebreo francese, Serge Gainsbourg e della modella inglese Jane Birkin, semptre in bilico fra le due identità e fortemente interessata al lato ebraico. Protagonista talentuosa di vari film come “Jayne Eyre”, “21 grammi” o  “L’arte del sogno” di Michel Gondry, la Gainsbourg si è distinta anche nella musica. Attualmente convive da anni con il regista israeliano di origine tunisina Yvan Attal, dal quale ha avuto tre figli

Fra gossip, realtà e identità frammentate e incerte, specialmente negli Stati Uniti, dove i Reformer sono molto forti, tantissimi sono i divi del cinema mezzi ebrei anche insospettabili e molto nascosti. Si pensi ai casi di Harrison Ford, di madre ebrea, star di “Indiana Jones” e di “Guerre stellari”, a attori di grande livello.

Cito subito una icona hollywodiana come Paul Newman, nato da matrimonio misto e di forte identità ebraica, che fu protagonista di capolavori come “Exodus” che si identificò sempre come ebreo e che vinse vari premi nei ruoli più vari, dal western con “Buitch Cassidy”, alla cmmedia in coppia con Tom Cruise e diretta da Martin Scorsese “Il colore dei soldi”. Attore dalla forte vena umanitaria e idelaistica ma anche concreto e tenace si sposò con l’attrice ebrea americana Joanne Woodward.

Non poteva mancare il bravissimo Sean Penn, figlio turbolento del regista western ebreo Leo Penn e di madre cattolica irlandese, che oltre alla sua storia con la rockstar Madonna e alle sue tante intemperanze, si è fatto notare non solo come attore, mi vengono in mente grandi interpretazioni in Carlito’s way di Brian De Palma nella parte del cinico avvocato Kleinfeld o “Dead Man Walking” o come protagonista del bel film “Milk” sul sindacalista omosessuale Harvey Milk diretta dal grande Milos Forman, autore di “Amadeus” anche lui di origini ebraiche. Da segnalare il suo carisma, soprattutto come regista, mi aveva molto colpito “Into the wild” vicenda di viaggio, fuga e solitudine con una bellissima colonna sonora di Eddie Vedder voce e anima dei Pearl Jam. Ora dopo varie donne, fra cui Charlize Theron, è sposato con Robin Wright e padre di due figli, Notevole il suo impegno umanitario in cause sociali e civili. Molto oscura fu la sua difesa del dittatore spietato Hugo Chavez che gli alienò molte simpatie e si battè fortemente per i diritti dei gay e contro l’amministrazione Bush.

Non dilungandomi troppo in questo approfondimento un altro “mezzo ebreo” d’eccezione non posso dimenticare altri personaggi di grande spessore. Il regista di “Platoon” e di “The Doors”, il 71enne Oliver Silberstein, meglio noto come Oliver Stone, di padre ebreo americano e di madre francese cattolica che tirò fuori le sue radici ebraiche nello splendido “Talk Radio” duro atto di accusa contro l’antisemitismo americano del quale nel 1987 non si era mai parlato prima e che varie volte è stato protagonista di dichiarazioni e interviste decisamente polemiche. Personaggio di spessore e di grande personalità, il regista ha accumulato una serie di successi con bei film come “Nixon” o “Ogni maledetta domenica” con uno splendido Al Pacino o di scandali come quando andò in visita dal dittatore Fidel Castro. Sposato tre volte, una delle quali con la libanese Najwa Sarkis, ha avuto una vita molto movimentata con seri problemi di droga e eccessi.

Da segnalare anche il regista di Metropolis, Fritz Lang, di padre ebreo, il padre dell’horror americano Roger Corman, l’attore umoristico ma anche drammatico Kevin Kline, star assoluta di film esilaranti come “Un pesce di nome Wanda” o “Ti amerò fino ad ammazzarti” e di pellicole serie e bellissime, come “La scelta di Sophie” dove interpreta la parte di un ebreo al tempo del nazismo e sposato con la bella Phoebe Cates, cognome vero Katz, di madre cinese e di padre ebreo americano.  Figli di matrimonio misto, anche l’attore e regista Ben Stiller, la star de “La pantera rosa” Peter Sellers, di madre ebrea e padre protestante, l’attore Michael Douglas figlio del grande Kirk, la bella e raffinata Gwyneth Palthrow ex di Brad Pitt e protagonista di vivaci commedie come “Sliding Doors” e il protagonista della saga di “Harry Potter” Daniel Radcliffe di madre ebrea.

Mezze ebree anche brave attrici come Jamie Lee Curtis, figlia di TonyGoldie Hawn, attrice e cantante, la cantante e ex del leader dei Rolling Stones Mick Jagger, Marianne Faithfull,nata ebrea e poi convertitasi al cristianesimo. Insomma la lista è davvero lunga e gli aneddoti sono tanti e ci sono anche scrittori come Salinger autore de “Il giovane Holden”, manifesto degli anni ’60, campioni di scacchi come Gary Kasparov, di madre armena e padre ebreo russo e la pittrice messicana Frida Kahlo, di padre ebreo tedesco. Da segnalare anche lo scrittore francese Marcel Proust, sempre molto legato alla madre ebrea contessa Jeanne Weill e appassionato difensore del maresciallo Dreyfus nel celebre “Affaire”, il filosofo tedesco Adorno, di padre ebreo e per l’Italia un grande personaggio come Alberto Pincherle Moravia, che usò il cognome materno e che sposò l’autrice ebrea Elsa Morante, Natalia Ginzburg, il poeta triestino Umberto Saba e il critico letterario Franco Lattes Fortini.

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