Tornano i Fratelli Cohen con lo stralunato film “Ave Cesare”

Taccuino

di Roberto Zadik

Da ventun anni gli iperattivi Fratelli Coen, Joel (Sagittario) e Ethan (Vergine) sono in giro e hanno sfornato una marea di film, alcuni capolavori assoluti come “Il grande Lebowski” spassosa commedia con un efficace Jeff Bridges nella parte dello spiantato Lebowski che ne combina una dietro l’altra o il raffinato e più intimista “Fargo” thriller introspettivo ad alta tensione. Altri invece sono stati a mio avviso dei solenni tonfi confusionari e barocchi, dal primo e acerbo “Arizona Junior”, allo scadente “Mr. Hula hoop” fino allo sfilacciato “LadyKillers”. Ma con una tale mole creativa rincorrere la perfezione è quanto mai complesso e utopistico.

Ebbene, questi due personaggi continuano a lavorare, a reinventarsi passando con disinvoltura fra vari generi, dalla commedia, al noir, bellissimo “L’uomo che non c’era”, al thriller e mi seguono fin dalla mia giovinezza e quasi una volta all’anno arrivano nei cinema con una nuova creazione. Cambiano registro espressivo, pelle, genere ma restano sempre (o diciamo spesso) originali, arguti a volte spiazzanti e discontinui oscillando fra capolavori e sonori tonfi, poche sono le loro vie di mezzo. Il prossimo 10 marzo i due vulcanici fratelli escono nei cinema del nostro Paese, con “Ave Cesare!“, la loro ventesima pellicola. Venti film in 25 anni di carriera è veramente un numero produttivo impressionante, degno dei lavoratori a cottimo e delle grandi catene di montaggio.

Qual è la trama? Questi due intellettuali ebrei americani doc e sposati con due colleghe del loro settore – la moglie di Joel è l’attrice Frances McDormand e quella di Ethan è l’aiuto regista,Tricia Cooke – in questo nuovo lavoro parlano proprio dello show business, del mondo dello spettacolo e lo fanno sotto forma di satira. Ironici e raffinati come sempre, per la prima volta dopo “Barton Fink” del 1991 con uno straordinario John Goodman, i Cohen deridono il loro ambiente e lo fanno con un cast di grandi attori, dall’amico George Clooney, già visto nel loro “Fratello dove sei?”, a Ralph Fiennes, indimenticabile  nella parte caporale nazista in “Schindler’s list.

La trama racconta la storia di Eddie Mannix, che lavora come “tutto fare” sul set di una commedia hollywoodiana anni ’50 ambientata ai tempi dell’Antica Roma. Omaggio dei Cohen ai vecchi film sul mondo antico, pensiamo alle saghe epiche e imperiali e ai kolossal biblici diretti da De Mille e da Mankiewicz, entrambi ebrei, la pellicola oscilla fra satira, commedia brillante e giallo e tanti sono i colpi di scena e le trovare surreali.

Infatti durante le riprese scompare uno degli attori, Barry Whitlock, impersonato dal bravo e sornione George Clooney, amico dei Coen e già visto in filmetti discreti ma nulla di più come “Fratello dove sei?”. E Mannix, assieme al suo gruppo di attori dovrà trovarlo e non sarà un’impresa facile e tanti saranno i problemi e le esilaranti gag di questa bella commedia.

I Coen dunque tornano alla commedia, a riflettere sul passato, come in “A proposito di Davis”, e sanno dopo tanti anni di carriera stupire, affascinare e divertire il pubblico come fosse la prima volta. Per gli appassionati del cinema di questi due abili registi, in arrivo il seguito del “Grande Lebowski” dove sempre Jeff Bridges vestirà i panni dello stravagante  Jeoffrey Lebowski ma ventun’anni dopo e con qualche ruga in più.

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