Riapre la Torre del Re Davide a Gerusalemme, spettacolo sull’epopea famigliare dei Banai, dalla Persia al rock israeliano

Taccuino

di Roberto Zadik
La musica israeliana è un mondo luminoso, variegato e  spesso poco conosciuto fuori da Israele e dai tempi di Isramix, prima guida musicale sui migliori artisti suddivisi per genere (Proedi 2018), mi ha subito conquistato. Questo anche grazie ai cantautori Yossi, Ehud o Yuval Banai, molto diversi fra loro ma provenienti tutti dalla famiglia Banai emigrata dalla Persia in Israele alla fine dell’Ottocento che ha dato un contributo fondamentale alla scena culturale e musicale israeliana sfornando attori ma soprattutto musicisti di alto livello e molto famosi ancora oggi fra i giovani del Paese. Un’epopea inedita, che, stando alla notizia apparsa sul Times of Israel, verrà raccontata nell’avvincente esibizione  Banai: Un viaggio musicale dalla Persia a Gerusalemme in programma dal 18 giugno, alla Torre di Re Davide a Gerusalemme, luogo suggestivo e dal profondo valore religioso e culturale dedicato al celebre sovrano dell’antico Israele e autore dei Salmi, riaperto al pubblico dopo il blocco da Coronavirus. Una vicenda inedita, quella dei Banai, che intreccia storia, ebraismo e musica e che come ha specificato il direttore del museo Eilat Lieber “è il vissuto di una famiglia ma riguarda tutti noi, che siamo emigrati in Israele prima o poi. E’ una testimonianza di sopravvivenza nonostante tutto”.

Emigrati da un’anonima cittadina iraniana, Shiraz nell’antica Persia, nel 1881 grazie agli sforzi del nonno Rachamim Banai che lavorava come semplice fruttivendolo, questa famiglia ha sfornato una serie di grandi artisti, sia attori che soprattutto musicisti di alto livello. Ma di cosa parlerà questa esibizione? Durante la performance si comincerà dalla vita a Shiraz, per arrivare agli strumenti suonati in Persia e alle storie degli ebrei persiani e agli sforzi artistici dei Banai appena arrivati nella “Terra promessa”. Non solo uno special sui Banai ma anche un’analisi storica e culturale dell’immigrazione ebraica persiana, molto numerosa in Israele e una retrospettiva su Shiraz che come ha specificato Tal Kobo, curatrice dell’iniziativa “aveva una stimolante comunità di musicisti, un luogo estremamente creativo”.  Fra le curiosità dell’iniziativa, i Banai prima della musica per mantenersi facevano i costruttori, tanto è vero che il loro cognome deriva dal verbo “bonè” (in ebraico costruire) e i membri della famiglia svolgevano vari mestieri per sopravvivere. La popstar Yuval Banai ha ricordato come “mio nonno lavorava al mercato di Mahanè Yehuda a Gerusalemme vendendo frutta e verdura.” Molto complesso da realizzare, lo spettacolo riunisce esperienze famigliari dei Banai, ricordi, video che hanno per protagonisti i vari membri, dalla scuola, allo spettacolo, con frammenti di concerti. Tutto questo, come ha detto la curatrice, “come metafora della storia di questa famiglia che è diventata la colonna sonora della cultura pop israeliana”. L’iniziativa è in corso per tutta l’estate e gli organizzatori  hanno annunciato vari eventi online come webinar previsti per i prossimi 5 e 9 luglio, che per il museo . Tutto questo seguendo le misure sanitarie dettate da questa difficile situazione col Coronavirus.

La musica e la famiglia Banai: Interessante e variegato il percorso musicale di alcuni membri della famiglia Banai, che  nonostante le loro origini persiane si sono completamente distaccati dal genere “Misrahi” (Orientale) seguito da star di origini yemenite come Zohar Argov, definito “il re” di questa musica o Ofra Haza a favore di un genere pop rock che riunisce riferimenti religiosi e cultura, come nel caso di Ehud e di suo cugino Eviatar Banai. Da segnalare soprattutto quattro esponenti di questa famiglia, uno diverso dall’altro, con una divisione fra autori più laici come Yossi e Yuval e più religiosi, come Ehud e soprattutto Eviatar. Yossi Banai è diventato una sorta di “chansonnier” che ha tradotto in ebraico successi della canzone francofona da Jacques Brel a Georges Brassens, ricantando classici come Al Kol Ele (Su tutto questo) commovente ringraziamento a Dio scritto dalla poetessa Naomi Shemer . Poliedrico e magnerico il cantautore Ehud Banai, 67 anni, è il membro più interessante della famiglia. Affermato cantautore,  dai testi poetici e colti, ha mischiato argomenti impegnati, temi politici o anche religiosi, bellissima Hebrew man ironica rilettura dell’identità ebraica o l’emozionante Brooklyn ode in ebraico al celebre quartiere newyorchese esordendo come anima della rock band Haplitim (I Rifugiati) per poi lanciarsi in una stimolante carriera solistica. Da segnalare il duetto col bravo rocker turco naturalizzato israeliano Barry Sacharov in Shir Haial (Canto del soldato).  Intenso e decisamente reggae in alcune sfumature e rock in altre, il vulcanico Yuval Banai, leader del gruppo dei Mashina, bellissima Rani Be Paris molto emozionante anche nelle sue interpretazioni dal vivo e ancora decisamente attivo. Da segnalare anche Meir Banai scomparso nel 2017 a soli 56 anni dalla vena intimista e lievemente malinconica e di intensa ispirazione religiosa  come nell’album “Shma Koli” (Ascolta la mia voce) e  suo fratello Eviatar Banai e dalla voce estremamente suggestiva e abile pianista che come suo cugino Ehud Banai è caratterizzato da un spiccata profondità nei testi in cui spesso ci sono vari riferimenti a tematiche religiose.

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