Il poeta rumeno francese Paul Celan

Poesia e Shoah, la tragica esistenza del poeta Celan diventa lo spettacolo “Le Meridien” a un secolo dalla sua nascita

Taccuino

di Roberto Zadik
Se lo scrittore Primo Levi raccontò in prosa il dramma della Shoah, il grande poeta ebreo rumeno Paul Celan invece scelse la poesia affermandosi per la dolente raffinatezza dei suoi versi misteriosi e emozionanti. Nella sua tormentata vicenda egli fu la dimostrazione di come la Shoah  abbia cancellato non solo milioni di vittime ma luoghi ebraici straordinari, come la città di Czernowitz, attualmente in Ucraina, un tempo situata nel Regno di Romania, dove Paul Antschel, questo il suo vero nome, nacque un secolo fa, il 23 novembre 1920.

Ora in occasione del centenario della sua nascita la sua vita diventa un monologo teatrale. A dare la notizia il sito del Crif, Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche francesi, che ha evidenziato l’impegno dell’attore Nicolas Bouchaud nel ripercorrere le tragiche vicende biografiche di Celan, con lo spettacolo Le Meridien. Intervistato dalla giornalista del sito Marie Sorbier, Bouchaud ha evidenziato la forza della poesia di Celan definendola “un paesaggio” e la sua importanza letteraria come autore di lingua tedesca.

Pur essendo diventato cittadino francese emigrando a Parigi nel 1948, egli continuò a scrivere versi in questa lingua, affermandosi come carismatico poeta e intellettuale ma finendo tragicamente. Nonostante i successi ottenuti, come autore di versi, intellettuale e traduttore, si suicidò gettandosi nella Senna a soli 49 anni il 20 aprile 1970.

Una figura estremamente sofferente e complessa, figlio unico di una famiglia ebraica romena, sopravvissuto ai genitori morti nei lager uccisi dalla ferocia nazista. Infatti il padre morì di tifo in un campo di lavoro in Romania e la madre in un lager ucraino, e anch’egli fu deportato ma riuscì a salvarsi e a emigrare in Francia nel 1948 che divenne la sua nuova patria.

Il monologo ‘Le Meridien’

Celan e la sua difficile esistenza vengono rappresentati da Bouchaud concentrandosi sui suoi ultimi dieci anni. Infatti, nell’articolo, l’attore ha sottolineato che la narrazione parte dal Premio Buchner ricevuto da Celan il 22 ottobre 1960 e dal suo discorso durante la cerimonia interpretando sulla scena questo testo. “L’intento dello spettacolo” ha detto l’attore “è valorizzare la personalità e la magnifica scrittura di Celan che crea una contro-lingua , che sembra accusare la lingua cultura tedesca ebraicizzandola”. “E’ stata una decisione estetica ed etica estremamente importante” ha proseguito “continuare a scrivere in tedesco intendendo rielaborare questa lingua per salvarla dalla trappola mortale del nazismo”.

Questo autore è stato un personaggio estremamente complesso e stimolante che oltre alla sua attività poetica ha lavorato come traduttore rivelandosi brillante poliglotta e traducendo in varie lingue grandi esponenti della poesia novecentesca, da Paul Valery a Giuseppe Ungaretti.

Amico della poetessa Ingeborg Bachmann, sposato con la pittrice Giselle Lestrange, preda di entusiasmi e depressioni, incapace di liberarsi del suo doloroso passato nei lager – bellissima la poesia Fuga dalla morte – egli visse sospeso fra passione, attratto dalle idee rivoluzionarie del ’68 e dal sionismo, visitò Israele un anno prima della morte e pessimismo, cedendo al suo “male di vivere”. Lo spettacolo di Bouchaud intende riassumere tutto questo, il coraggio e la sua fragilità di Celan nello scrivere dei lager “partendo dalla catastrofe” come ha detto l’attore “senza però commemorare nulla”.

In tema di novità, il sito del Crif ha annunciato che Bouchaud nel 2021 pubblicherà il libro Sapere qual è il momento che approfondisce l’opera poetica di Celan e il suo fascino magnetico e doloroso.

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