Noa, musica e tolleranza l’11 settembre a Massa Carrara

Taccuino

di Roberto Zadik

Una delle parole principali della tradizione ebraica è “Shalom” (pace) e viene utilizzata quotidianamente anche per salutarsi in Israele e fra ebrei.  La cantante israeliana Noa, segno Cancro, di pace ne ha parlato per tutta la sua lunga carriera, finendo spesso e volentieri al centro di accesissime polemiche e esprimendosi contro il premier Nethanyahu. Contestata diverse volte per le sue posizioni politiche, la vocalist di origini yemenite come la bravissima e dimenticata Ofra Haza, Scorpione, morta a 43 anni di Aids o  Ravid Kahalani leader degli “Yemen Blues”, che piaccia o meno, è una bandiera di Israele a livello internazionale, al pari di David Grossman, Abraham Yehoshua o Amos Gitai. Molto conosciuta in Italia e nel mondo Noa canta in ebraico e in inglese come ai tempi del successo che l’ha lanciata in Italia “Life is beautiful” colonna sonora del fim di Roberto Benigni “La vita è bella” del 1997.

Il prossimo 11 settembre , anche la data ha un significato tragico dopo il crollo delle Torri Gemelle, Achinoam Nini, questo il suo vero nome, si esibirà a Massa Carrara, con un concerto in Piazza XXVII aprile all’interno della manifestazione “Convivere festival” che durerà fino al 13 settembre. Dalle 21,30 comincerà “Love medicine” (anche il titolo è decisamente pacifista, “la medicina dell’amore”) esibizione intitolata come il suo nuovo album, uscito lo scorso primo giugno. Un’opera decisamente suggestivo e contenente brani coinvolgenti e romantici come “Eternal flame” cover di un successo anni ’80 firmato dalle Bangles o la prima canzone “Nothing but a song” (niente più di una canzone) omaggio a Joao Gilberto e alla bossa nova brasiliana. Ebbene  viste le sue doti vocali sarà sicuramente anche lo show di Noa sarà denso di emozioni e di sentimenti positivi e di brani melodici e sognanti tipici del suo stile musicale. Tralasciando i mal di pancia e le ulcere politiche e ideologiche che ho sempre evitato per carattere, vorrei concentrarmi sul lato artistico e ebraico di Noa essendo questo l’intento del mio blog che intende approfondire musica e cinema del mondo ebraico contemporaneo tralasciando volutamente qualsiasi ideologia.

La cantante, nata a Tel Aviv, il 23 giugno 1969, dopo aver vissuto lungamente a New York, ha cominciato la sua lunga carriera ormai venticinque anni fa assieme al  suo inseparabile amico chitarrista Gil Dor e madre di tre figli, parallelamente alla sua famiglia, non ha mai smesso di cantare e di esibirsi. Raffinata e internazionale, carismatica e al tempo stesso delicata, timida e semplice con quei lineamenti particolari e la sua bellezza mediorientale, Noa ipnotizza con la sua voce, dolce e decisa e la varietà delle sue ispirazioni musicali e delle lingue utilizzate. Fra i suoi brani che preferisco ci sono la coinvolgente “I don’t know”, “Mischaela”  e ovviamente “Eye in the sky” rifacimento di un successo della band americana degli “Alan Parson Project”e la sua versione di “Imagine” classico di John Lennon cantata assieme alla superstar della musica araba, l’algerino Cheb Khaled.

Come Ofra Haza, anche se più delicata e meno espressiva e passionale, Noa, legata inseparabilmente alla sua terra, ha dichiarato che “non potrei mai stare lontano da Israele”, è sia molto israeliana e molto internazionale e  canta in varie lingue. Si è perfino destreggiata con classici della canzone napoletana, come “Santa Lucia” contenuta nell’album “Noapolis” del 2011 e ha dimostrato versatilità e vivacità imponendosi in vari prestigiosi  festival e concerti in vari punti del mondo, dalla Sardegna a Mosca. Noa ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, rappresentando Israele a livello mondiale all’Eurovision song contest e cantando in ebraico e in arabo assieme alla cantante araba israeliana Mira Awad, Gemelli. E anche in questo suo 14esimo album come nei concerti questa artista mantiene talento e ispirazione portandoci sentimento, amore e speranza che in quest’epoca contorta e tesa sono messaggi molto importanti.

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