Da Gandhi a Eichmann, nuovo film per l’attore Ben  Kingsley

Taccuino

di Roberto Zadik

Sono passati 55 anni da quando il temibile gerarca Adolf Eichmann veniva catturato in Argentina, come altri nazisti, dove si era nascosto come altri gerarchi, da Priebke a Mengele, dai servizi segreti israeliani del Mossad e portato in Israele dove venne giustiziato e impiccato nel 1962.

Su questo inquietante personaggio, protagonista del celebre libro di Hannah Arendt “La banalità del Male”, si è scritto molto e ora secondo la notizia del sito Times of Israel è in arrivo il film “Operazione finale”. Nella parte del gerarca, responsabile di essere stato l’organizzatore delle spedizioni ferroviarie degli ebrei nei lager, ci sarà il grande attore inglese di origine indiana, Ben Kingsley (Capricorno).

L’interprete 73enne, famoso per monumentali ruoli, come Gandhi con cui vinse un Oscar negli anni ’80 e la parte dell’ebreo Stern nel bellissimo “Schindler’s list” di Spielberg, Kingsley vestirà i panni di Eichmann. La pellicola della quale a breve inizieranno le riprese, verrà diretta dal regista americano Chris Weitz,  racconterà non solo il gerarca il cui motto era “conosci il nemico” e che spinto da questo sinistro proposito leggeva avidamente testi ebraici e le opere di Herzl, ma anche e soprattutto l’avventurosa cattura da parte degli agenti del Mossad e lo svolgimento di questa importante missione. Nella parte del capo del Mossad, Peter Malkin, ci sarà Oscar Isaac, l’attore e cantante guatemalteco che celebre per il suo ruolo in un recente atto della saga “Guerre Stellari” ora cambierà pelle e genere e la pellicola promette azione, colpi di scena e una riflessione arguta sulla vicenda di Eichmann e il ruolo delle autorità israeliane in quel caso così complesso.

Interessante anche la storia legata in qualche modo all’ebraismo, sia dell’attore Kingsley che del regista Weisz. In tema di gossip su cinema e mondo ebraico che sono spesso e volentieri al centro di questo blog, Ben Kingsley ha dichiarato di avere probabili origini ebraiche da parte di madre, mentre il  caso del regista  Weisz è  decisamente interessante. Egli è nato in California 47 anni fa da matrimonio misto, da padre ebreo tedesco la cui famiglia era scampata dai nazisti e madre mezza ebrea di origine cecoslovacca ma nata cattolica. Ora egli si è definito “un ex cattolico che ha aderito al buddismo” e si è occupato fin da giovane di regie cinematografiche, da “American Pie” all’episodio della saga Twilight. E sono forse queste origini ebraiche comuni a entrambi ad averli spinti nella realizzazione di questo film prodotto e sceneggiato dallo scrittore Matthew Orton. Eichman, uno dei principali responsabile della morte di milioni di ebrei, fra donne, anziani, bambini, sfuggente e ambiguo burocrate del regime nazista e viscerale antisemita, viene ora raccontato al cinema, nella sua fuga dal processo di Norimberga che coinvolse altri gerarchi, come Rudolf Hess che si finse pazzo, a Von Ribbentropp a Goering e nella sua vita in Argentina iniziata sotto falso nome nel 1950  e continuata fino alla sua cattura e alla morte avvenuta a 56 anni il primo giugno 1962.

 

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