di Pietro Baragiola
Diretto da Judd Apatow e Michael Bonfiglio, questo film ripercorre la vita e la carriera di Mel Brooks dalla sua gioventù a Brooklyn fino all’ascesa ad autore, regista, produttore e performer capace di attraversare settant’anni nel mondo dell’entertainment senza perdere rilevanza.
Per il regista americano Judd Apatow, cresciuto in una famiglia ebrea di Long Island negli anni Settanta, non ci sono dubbi: il sovrano indiscusso della comicità americana si chiama Mel Brooks.
“Nessuno a quei tempi era più divertente di lui” ha affermato Apatow, oggi considerato tra i registi più influenti di Hollywood e che ha deciso di dedicare un nuovo progetto proprio al suo mito di sempre.
Nasce così Mel Brooks: The 99 Year Old Man! un documentario in due parti distribuito su HBO Max a partire dal 22 gennaio.
Diretto da Judd Apatow e Michael Bonfiglio, questo film ripercorre la vita e la carriera di Mel Brooks dalla sua gioventù a Brooklyn fino all’ascesa ad autore, regista, produttore e performer capace di attraversare settant’anni nel mondo dell’entertainment senza perdere rilevanza.
“Per molti di noi, da Adam Sandler a Ben Stiller, da Amy Schumer a Sarah Silverman, Brooks è stato la dimostrazione che era possibile farcela” spiega Apatow nel documentario. “È brillante, divertente, ma soprattutto ha sempre portato nella comicità idee etiche molto forti, usando la risata come veicolo.”
La trama di “Mel Brooks: The 99 Year Old Man!”
Il documentario inizia negli anni Cinquanta quando Brooks ha cominciato ad esordire come autore per Sid Caesar in Your Show of Shows e Caesar’s Hour per poi passare alla consacrazione cinematografica con titoli diventati leggendari come The Producers, Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankenstein Junior. Film che hanno ridefinito i confini della satira sfidando tabù culturali e politici, inclusa l’audacia di fare una commedia su Adolf Hitler.
Jerry Seinfeld, Adam Sandler, Nick Kroll e molti altri appaiono nel documentario per testimoniare un’eredità che va oltre lo schermo.
“A quei tempi c’era un orgoglio profondo nel sapere che Mel fosse ebreo” spiega Sandler durane il suo segmento. “Quel tizio che citi sempre? È uno di noi”.
La dimensione ebraica è centrale e dichiarata in tutta la carriera di Brooks: dalle gag sui “Jews in Space” de La pazza storia del mondo all’uso dello yiddish, fino alle riflessioni più complesse sul confine tra satira e memoria della Shoah.
Mel Brooks: The 99 Year Old Man! indugia anche sugli affetti: il matrimonio con Anne Bancroft, la devozione alla famiglia e l’amicizia fraterna con Carl Reiner, culminata nei commoventi ricordi degli ultimi giorni insieme. Il titolo stesso è un omaggio allo storico duo Brooks-Reiner e al personaggio del “2000 Year Old Man”.
Tra gli interventi più toccanti del documentario c’è quello di Rob Reiner che riflette sull’uso della comicità come strumento di sopravvivenza e resistenza contro l’odio nazista.
L’amicizia tra Apatow e Brooks
Apatow, che ha intervistato comici per tutta la vita, conosce Brooks da molti anni. I due hanno costruito insieme un rapporto fatto di pranzi e conversazioni che hanno permesso al documentario di scavare nel lato più umano del suo protagonista.
Per la realizzazione del progetto, Brooks ha concesso oltre 10 ore di interviste, dimostrando una lucidità sorprendente per un uomo di 99 anni.
“È più sveglio di me” scherza Apatow. “Pesca nomi dagli anni Quaranta senza esitazioni. Ha perso molti amici ma ha una grande famiglia e nuove generazioni che lo ammirano. In fondo, Mel voleva solo una cosa: far ridere il mondo. E ci è riuscito.”
Nonostante la grande profondità emotiva, The 99 Year Old Man! resta un’esplosione di comicità, costruita attraverso decenni di apparizioni televisive e sketch comici.
Con il 100° compleanno alle porte, il cosiddetto “re della commedia” continua a guardare avanti a svariati nuovi progetti in via di sviluppo tra cui: un sequel di Balle spaziali, una serie ispirata a Frankenstein Junior ed un libro illustrato per bambini.
“Se ce l’ho fatta io” conclude Brooks nel documentario, “può farcela qualsiasi piccolo ebreo insicuro che sogna il mondo dello spettacolo.”
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