Una scena della terza stagione di Shtisel

Israele: il grande ritorno di Shtisel sul piccolo schermo

Spettacolo

di David Zebuloni
Due sono gli eventi che hanno segnato la storia di Israele questa settimana: l’arrivo del tanto attesto vaccino anti-Covid e il lancio della nuova altrettanto attesa stagione di Shtisel. A proposito del primo traguardo vi sono ancora alcuni scettici, sul secondo invece nessuno osa più discutere. Ed ecco il più grande dono dell’acclamata serie tv Made in Israel: mettere d’accordo tutti, laici ed ortodossi, che una tantum depongono le armi per godersi insieme un attimo di puro divertimento ed emozione.

Cinque anni sono trascorsi dall’uscita della scorsa stagione, la seconda, e molte cose sono cambiate da allora. Gli autori hanno deciso infatti di non continuare la trama dal punto in cui l’avevano interrotta nel 2015, ma di catapultarci piuttosto in un tempo presente. Nella terza stagione ritroviamo una famiglia Shtisel leggermente cresciuta e invecchiata, ma tutto sommato la stessa di sempre. Shulem è sempre ironico e scorbutico, Akiva è sempre sognante e tormentato, Ruchami è sempre determinata e malinconica.

Poche sono le new entry in questa nuova stagione, ma azzeccatissime e assolutamente preziose per il grande ritorno sul piccolo schermo. Molti invece sono gli argomenti trattati. Dal lutto alla sterilità, dallo shaming alla povertà, dall’arte alla fede. E poi, come sempre: amore, amore e ancora amore. Tutto sembra iniziare e finire lì, nelle vie di Gerusalemme. Tutto sembra girare attorno ai problemi matrimoniali. C’è sempre chi cerca moglie, chi l’ha persa e chi non ci va d’accordo. Nessuno viene risparmiato all’interno della famiglia Shtisel. Tutti sono vittime e carnefici dello stesso sistema che a volte sembra portare alla felicità più assoluta e altre, invece, ad una tristezza che non lascia via di fuga.

Shtisel conferma sin dal primo episodio la sua straordinaria capacità di raccontare il mondo ultraortodosso senza offendere nessuno, senza incolpare nessuno, senza condannare nessuno. E il risultato è assicurato. Una finestra su una dimensione apparentemente parallela è stata nuovamente aperta, in punta di piedi, svelandoci i piccoli e grandi drammi della tragicomica famiglia Shtisel. Azzardando un paragone infelice, sembra quasi che le telecamere indiscrete del Grande Fratello siano sbarcate a Geula, il quartiere ultraortodosso di Gerusalemme, permettendoci così di esplorare di nuovo il mondo misterioso e affascinante degli ultraortodossi.

Nessuna informazione ancora sull’approdo della terza stagione in Italia, dove è trasmessa su Netflix: si parla genericamente del prossimo anno, ma una cosa sola è certa: “Questa stagione sarà come tornare a casa”, come ha dichiarato il regista Alon Zingman al quotidiano Avvenire. “Shtisel per me è un qualcosa che ti abbraccia. Che ti fa sentire al sicuro. È come il profumo che si avverte entrando in cucina quando si torna dopo una giornata fredda. E ci si sente amati e al sicuro in famiglia. Una famiglia a volte un po’ matta, ma pur sempre la tua, la vostra.”

 

(Fonte foto: Israel Hayom)

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