di Pietro Baragiola
Billy Crystal ha dedicato un discorso commovente all’amico regista Rob Reiner e a sua moglie Michele Singer rimasti uccisi tragicamente lo scorso 14 dicembre. Mentre Barbra Streisand ha ricordato l’amico Robert Redford, scomparso lo scorso settembre, intonando “The Way We Were”, il brano dell’omonimo film del 1973, vincitore di due Oscar.
Alla 98esima edizione degli Academy Awards, andata in scena al Dolby Theatre domenica 15 marzo, la presenza ebraica si è fatta sentire più nei momenti di riflessione che nelle vittorie. Mentre negli anni precedenti, infatti, nomi come Adrien Brody e Mikey Madison avevano dominato la scena conquistando le statuette più importanti, in questa nuova edizione i protagonisti ebrei della serata hanno portato a casa pochi premi, limitandosi a salire sul palco per rendere omaggio ai colleghi e amici scomparsi.
Una notte che ha colpito emotivamente molti membri della comunità ebraica in quanto, pur essendo meno trionfale, è stata profondamente significativa e impattante sul piano umano e culturale.
“In Memoriam”

Il momento più toccante dell’intera serata è stato senza dubbio il segmento “In Memoriam” che, come per ogni edizione, mostra gli artisti e lavoratori del mondo del cinema che ci hanno lasciato nell’ultimo anno.
Durante questa parte della cerimonia è salito sul palco l’attore Billy Crystal con un discorso commovente dedicato all’amico regista Rob Reiner e a sua moglie Michele Singer rimasti uccisi tragicamente lo scorso 14 dicembre.
“I film di Rob dureranno per sempre, perché parlano di ciò che ci fa ridere e piangere e di ciò a cui aspiriamo: essere migliori, più gentili e più umani” ha affermato l’attore ricordando anche l’impegno civile della coppia, da lui definita “inarrestabile”.
Crystal, infatti, ha voluto sottolineare il ruolo di Michele Singer Reiner non solo come produttrice, ma come forza propulsiva nelle battaglie per la giustizia sociale e per il riconoscimento dei matrimoni egualitari negli Stati Uniti.
Il discorso si è chiuso con una frase simbolica, quasi un addio privato, diretto a Rob: “Amico mio, quanto ci siamo divertiti ad assaltare il castello”.
A rendere ancora più potente questo tributo è stata la presenza in sala di 17 attori che in passato avevano lavorato con Reiner, come Kevin Pollak, Meg Ryan e Mandy Patinkin, e che, alla fine del discorso di Crystal, si sono riuniti sul palco in un silenzio collettivo che ha emozionato il pubblico (nella foto in alto).
Un altro momento di forte impatto è stato quello guidato da Barbra Streisand che ha ricordato l’amico Robert Redford, scomparso lo scorso settembre. L’attrice e cantante ha poi intonato “The Way We Were”, il celebre brano dell’omonimo film del 1973, vincitore di due Oscar e frutto del lavoro del compositore Marvin Hamlisch e dei parolieri Alan e Marilyn Bergman, anch’essi ricordati durante la cerimonia.
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Prima di concludersi, “In Memoriam” ha commemorato anche numerosi protagonisti della scena ebraica e internazionale tra cui il produttore Arhur Cohn, Stanley R. Jaffe, lo sceneggiatore Jeremy Larner, il compositore Lalo Schifrin e il documentarista Frederick Wiseman. Una pletora di talenti capaci di lasciare la loro impronta indelebile nella storia del cinema.
La vittoria di “Mr. Nobody Against Putin”
Se il ricordo ha dominato il palcoscenico, sul fronte dei premi la presenza ebraica si è rivelata più contenuta. Il riconoscimento più rilevante è arrivato nella categoria Miglior Documentario, vinta da David Borenstein insieme alla produttrice della BBC Lucie Kon per Mr. Nobody Against Putin.
Il film racconta la storia di un funzionario scolastico russo che, dopo l’invasione dell’Ucraina, decide di documentare clandestinamente la propaganda statale all’interno delle scuole. Attraverso riprese segrete e testimonianze dirette, il documentario mostra come il sistema educativo viene progressivamente trasformato in uno strumento ideologico, mentre il protagonista per denunciarne la manipolazione mette a rischio la propria sicurezza.
“Questo film parla di come si perde un Paese attraverso piccoli atti di complicità quotidiana” ha affermato Bernstein nel suo discorso di accettazione. “Ma bisogna ricordare che anche un ‘signor nessuno’ può dimostrarsi più potente di quanto si pensi”.
Particolarmente significativa è stata la delusione per Marty Supreme, la commedia sportiva ambientata nella comunità ebraica del Lower East Side e candidata a nove premi tra cui quello di Miglior Film per Josh Safdie e Miglior Attore Protagonista per Timothée Chalamet, non ottenendo però nessuna vittoria.
Persino Steven Spielberg, alla sua 23° nomination, e il produttore Jerry Bruckheimer non sono riusciti ad imporsi nelle rispettive categorie.
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La serata ha visto anche incursioni politiche esplicite: durante la presentazione del premio per il Miglior Film Internazionale, Javier Bardem ha pronunciato un appello contro la guerra e a favore della Palestina, suscitando reazioni contrastanti e la risposta critica dell’organizzazione Creative Community for Peace.
Tra impegno civile, polemiche e discorsi di commiato la cerimonia degli Oscar di quest’anno si è chiusa dunque con poche vittorie per la comunità ebraica ma con un messaggio ben chiaro: il ricordo a Hollywood non vacilla mai.
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