Cinema/ Il mondo secondo Barney Panofsky.

Spettacolo

di Roberto Zadik

Personaggio in lotta col mondo , cinico e vulnerabile, Barney Panofsky, ebreo canadese, è il protagonista del film “La versione di Barney” tratto dall’omonimo e acclamato romanzo dello scrittore Mordechai Richler, scomparso a 70 anni, nel 2001.

Molti di noi scorrendo le pagine dell’opera hanno riso, riflettuto e amato  questo personaggio in perenne tormento con sé stesso e a disagio con il suo prossimo. Ebbene il lungometraggio è la trasposizione cinematografica vivace anche se un po’ insipida di tutto questo.
Nei panni di Barney, produttore televisivo 60enne, lo strepitoso Paul Giamatti che, affiancato da un cast di bravi attori e da miti hollywoodiani come Dustin Hoffmann nella parte di suo padre Izzy, ex poliziotto,  incarna questo manager di una rete televisiva che produce mielose soap opera obeso,  alcolizzato e reduce da  matrimoni a dir poco disastrosi, fra come quello con Clara, la pittrice depressa e suicida, nel ruolo Rachel Lefevre.

Contraddizioni, soddisfazioni, fra queste le nozze con la sua terza e adorata consorte Miriam, interpretata da Rosamunde Pike, ed eccessi di vario tipo segnano la sua vita con l’aggiunta di un evento tragico e imprevisto. Il suo migliore amico, Bernand Moscovitch, soprannominato affettuosamente Boogie, simpatico compagno di sbronze e marachelle scompare e subito le accuse ricadono sul malcapitato Barney. Da quel momento si scagliano contro di lui il suo nemico, lo scrittore Terry McIver, e il tenente O’Hearney che indagherà su di lui per anni, nel ruolo l’attore Mark Addey. A questo punto il protagonista riflette sulla sua esistenza e nella pellicola s’alternano numerosi flashback che ripercorrono seppur disordinatamente le varie fasi della sua esistenza. Momenti piacevoli, come il suo viaggio a Roma, nel romanzo era Parigi e scene tragicomiche, ad esempio il tradimento della moglie con Boogie. Dopo varie vicissitudini, come le sbronze nelle quali Barney perde la memoria scordandosi dei disastri da lui compiuti, finale a sorpresa che ribalta completamente le tesi di O’Hearney.

A metà fra dramma e commedia amara, il film è molto ben realizzato ma manca dell’umorismo yiddish corrosivo e della verve che pervadono il libro. Nonostante il notevole talento recitativo dell’attore italo-inglese Paul Edward  Giamatti,  44 anni,  poco conosciuto qui in Italia malgrado ottime prove come “Sideways” o  il dissacrante “Harry a pezzi” di Woody Allen, il film è sicuramente molto ben fatto, intenso e gradevole ma niente di più.  Infatti il regista Richard Lewis, abituato alle investigazioni e alle atmosfere poliziesche della celebre serie televisiva, Csi, non si sente a proprio agio nella dimensione yiddish e tragicomica del personaggio. Comunque il film, in programma al cinema Eliseo e Anteo e accolto con grande successo all’ultimo Festival di Venezia, è assai valido, anche se lontano dall’essere un capolavoro, anche grazie a una bella fotografia, alla bella colonna sonora composta da Domenico Catalano e ad un coro di attori davvero affiatato fra i quali, ovviamente, spicca Dustin Hoffman , istrionico nella parte di Izzy, ex poliziotto in pensione e bisbetico padre-padrone di Barney.

La versione di Barney, regia di Richard Lewis, con  Paul  Giamatti,  Dustin Hoffman, Minnie Diver, Rosamund Pike, Rachel Lefevre, Mark Addy

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