“Zucker”: finalmente Ebrei e Tedeschi liberi di ridere insieme

Spettacolo

Al Festival cinemato
grafico di Berlino la più grande messe di premi è stata raccolta a sorpresa da una commedia brillante che è una satira della vita ebraica in Germania e fa a pezzi i tabù postbellici. I prestigiosi premi ’Lola’ – risposta tedesca agli Oscar hollywoodiani – compreso quello per il miglior film, miglior regista e migliore attore (gli altri per sceneggiatura, costumi e musica) sono stati assegnati tutti a un film comico di argomento ebraico, “Alles auf Zucker” (‘Tutto su Zucker’), la prima commedia ebraica uscita in Germania dopo la guerra.

Il film, in arrivo sugli schermi italiani,costato un milione e mezzo di euro, ma che ne ha già guadagnati tre volte tanto al box-office, è stato il travolgente vincitore, tanto da sbaragliare ‘La caduta’, l’ormai celebre pellicola sugli ultimi giorni di Hitler, che se ne è andata a mani vuote.

“Ho battuto Hitler!” ha esclamato Henry Huebchen ricevendo il premio come migliore attore davanti a Bruno Ganz, che aveva avuto la nomination per la sua sconvolgente e lodata interpretazione del dittatore. “E’ fantastico che questa vittoria sia toccata a un piccolo comunista di origine ebraica” ha continuato l’attore che interpreta la parte di Jacob Zucker, uno sfigato cronista sportivo che si trasforma in un giocatore d’azzardo incallito.

“Alles auf Zucker”, che attinge spunti comici da cliché tedeschi ed ebraici, ignorando le regole del ‘politically correct’ nei non facili rapporti fra tedeschi ed ebrei, è la storia di due fratelli cresciuti dalle due parti opposte del Muro di Berlino – il Muro è tra l’altro uno dei ‘protagonisti’ del film. Jacob Zucker ha abbandonato le tradizioni ebraiche dopo che sua madre e suo fratello erano fuggiti nella parte Ovest della città. Alla morte della madre, i due fratelli si incontrano dopo quarant’anni, quando vengono a sapere che potranno entrare in possesso dell’eredità solo se faranno pace tra loro.

Di fronte agli sforzi sovrumani di Zucker per riconciliarsi con l’ebraismo, un vicino commenta acidamente: “Davvero non si può dire che sia un tipo fortunato. E adesso è perfino ebreo”.

Cosa c’è di buffo su una famiglia allargata, dove la più fervente ortodossia è in contrasto con l’ultra-assimilazione, dove il comunista si scontra con l’affarista privo di scrupoli, la lesbica contro la Chasid, e il figlio di mamma contro il cugino supersexy?

E cosa c’è di buffo nel conflitto fra l’ex Germania Est e la Germania Ovest, viste con gli occhi di ebrei? E cosa c’è di buffo in un giocatore d’azzardo ebreo fanatico che dà la colpa dei suoi fallimenti all’antisemitismo?

Apparentemente tutto, dato che il film è stato molto lodato dalla critica e anche dall’establishment ebraico – non dimentichiamo che la comunità tedesca conta 100.000 ebrei. I tedeschi hanno apprezzato Zucker anche se non sanno niente degli ebrei e sono rimasti piacevolmente stupiti dal fatto che a proposito di ebrei non esiste solo il passato, ma c’è molto da conoscere sugli aspetti della loro vita di tutti i giorni, in un paese dove gli argomenti ebraici tendono a focalizzarsi sul tema dell’Olocausto, e per associazione di idee parlare di ebrei significa vittimismo.

E invece ridere insieme dei rispettivi difetti può essere il modo migliore per allentare la tensione che ancora esiste fra ebrei e non ebrei in Germania.

“La gioia genuina che ha procurato questo film è stata la più grande soddisfazione di questi ultimi mesi” ha detto il regista Dani Levy. “Forse è il film giusto nel luogo giusto al momento giusto. E’ stata una specie di liberazione. La gente mi dice che si sente sollevata dopo aver visto un film su ebrei di cui si può ridere liberamente.”

Speriamo, dopo tanti film tragici, di vedere presto anche da noi una storia che ci prenda benevolmente in giro.

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