Un inverno detox: per essere belle dentro e fuori

Salute

di Fiona Diwan

L1210980Tenersi in forma, curarsi e sentirsi a proprio agio, non trascurare il proprio aspetto fisico. In una parola, star bene con se stesse per poter star bene con gli altri e canalizzare serenità e shalom bait intorno a sé. Non un frivolo optional ma un dovere, cosa buona e giusta sotto il cielo di tutti gli ebraismi e di tutti i modi di vivere la propria dimensione spirituale. Niente di vanesio nel voler essere belle dentro e fuori, niente di contrario alle regole della zniut, la modestia, quindi. Basterebbe dare uno sguardo, ad esempio, alle “chassidot” di Milano o alle ragazze e signore delle comunità più osservanti, per capire quanto sia importante e quanto, tutte, tengano alla cura di sé: sempre in ordine, ben vestite e truccate per shabbat, matrimoni e feste, magari con cinque o 10 figli a testa, eppure impeccabili e sempre a posto. Insomma, se lo spirito sta bene anche il corpo avrà la sua parte.
«I modi e i trattamenti per sentirsi in ordine, con la pelle luminosa e qualche anno in meno, senza le inevitabii macchie o gli inestetismi dell’età, sono ormai tantissimi. Si va dai nuovi trattamenti laser fino ai filler di acido ialuronico o di collagene per arrivare alla nuova generazione di tossina botulinica, per nulla pericolosa e che non stravolge affatto i lineamenti del viso, come abitualmente – ed erroneamente -, si crede.

Ma l’ultima straordinaria novità è il peeling brasiliano, un vero miracolo per ridare luce, tono e vigore a una pelle ingrigita dall’inverno. Un toccasana che garantisce elasticità, freschezza, un trattamento che regala un incarnato radioso togliendo quella patina giallognola che i nostri volti milanesi tendono ad assumere durante la stagione fredda». Così parla Dvora Ancona, medico estetico, oggi uno tra i guru milanesi in fatto di terapie detox e trattamenti estetici per viso e corpo, una specialista sempre all’avanguardia in fatto di novità e ricerca medico-dermatologica. «Il peeling brasiliano è, ad esempio, un trattamento che nasce alla fine degli anni Novanta, a Rio de Janeiro. Questo peeling, composto dall’acido salicilico, lattico e glicolico, ha dato vita a una rivoluzione nei peeling superficiali, medi e profondi e permette di ottenere diversi risultati a seconda del tempo di posa: un effetto superficiale, di leggera esfoliazione della pelle, un effetto medio e uno profondo che determina un vero rimodellamento del collagene.
Quello che fa la differenza è il tempo in cui lo lasciamo sulla cute. L’ideale sarebbe farlo una volta ogni 30 giorni, il tempo del turn-over cellulare, ovvero quando si formano le nuove cellule che vanno a sostituire le vecchie. Ma è altrettanto vero che l’invecchiamento fa sì che la produzione cellulare diminuisca di anno in anno. Grazie a questa stimolazione mensile non solo manteniamo lo stesso ciclo di morte-rinascita delle cellule ma, stimolando la cute, ne rallentiamo significativamente il deterioramento. Risultato? Un effetto lifting, pelle tonica, rivitalizzata e compatta, una pulizia profonda della cute come pochi altri ritrovati sanno dare».
Da sempre, la medicina estetica per Dvora Ancona non è solo una professione costruita con un perfezionismo e un’aggiornamento quasi maniacali. È anche una passione. E deve poter esprimere anche dei valori civili, una valenza sociale, ovvero diventare qualcosa di utile agli altri. Per questo ha messo in piedi una Onlus, una Fondazione che, radunando un pool di specialisti di alto profilo, curi i danni fisici ed estetici, le cicatrici sui volti delle donne maltrattate, donne che hanno subito sfregi dovuti all’acido, a percosse o ad armi bianche, lesioni al corpo e al volto che rendono invalidanti i tentativi di ripresa dopo il trauma. «Combattere la violenza vuol dire aiutare le donne ad avere maggior sicurezza in se stesse. Recuperare un volto lesionato grazie a interventi estetici e plastici vuol dire restituire a queste donne la possibilità di rinascere e andare oltre quello che quell’orribile taglio sul viso gli ricorda. Sono arrivata a un turning point nella mia vita professionale: è giunto il momento di restituire alla società il bene che ho ricevuto. Aiutare le donne a ritrovare la propria integrità fisica e la propria bellezza perduta è una mission importante per me, oggi». Il nome della Onlus? Donne Volontarie Operative Richiesta Aiuto. In una parola: D.V.O.R.A.

Menu