Videogiochi: se anche SuperMario ce l’ha con Israele

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi

Strumenti di propaganda, boicottaggio e distorsione della realtà: i videogiochi sono in prima linea nella guerra per orientare l’opinione pubblica contro Israele. Fino a escludere ebrei  e “sionisti” da premi e competizioni internazionali

Subito dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, il creatore di videogiochi israelo-americano Neil Druckmann, noto per aver creato le saghe di Uncharted e The Last of Us, ha espresso sui social la propria solidarietà nei confronti del suo paese natale, ribadita quando è stato tra le celebrità firmatarie dell’appello #NoHostageLeftBehind, per chiedere la liberazione degli ostaggi israeliani.

Tuttavia, ci sono stati anche addetti ai lavori che già nei primi mesi della guerra hanno assunto posizioni ben diverse: come l’autore giapponese Yoko Taro, creatore dei titoli Drakengard e Nier che, in un’intervista del dicembre 2023 al sito 4Gamer, ha detto: “Guardando indietro al 2023, il mondo è stato semplicemente troppo terribile. La guerra in Ucraina non è ancora finita e ne è scoppiata una nuova a Gaza. Secondo l’UNICEF, oltre 5.300 bambini sono morti in 46 giorni”. Tuttavia, non ha accennato minimamente alle vittime israeliane del 7 ottobre.

Pressioni, boicottaggi e proteste

Come tutti i settori dell’intrattenimento, anche quello dei videogiochi non è stato immune all’ondata di astio antisraeliano che ha investito il mondo dopo il 7 ottobre, con un conseguente aumento degli appelli al boicottaggio.

Nell’aprile 2025, il movimento BDS ha chiesto di boicottare tutti i prodotti videoludici legati a Microsoft, giudicata “colpevole” di fornire le sue tecnologie all’esercito israeliano. Di conseguenza, il boicottaggio ha preso di mira i prodotti per la Xbox e videogiochi che fanno capo al gruppo Microsoft, come Minecraft e Call of Duty. Tra coloro che hanno aderito al boicottaggio figurano gli sviluppatori del videogioco indie Tenderfoot Tactics, che hanno rimosso il loro prodotto dalle piattaforme legate a Xbox, e l’azienda francese Arkane Studios, autrice di titoli di successo come Dishonored e dal 2020 di proprietà di Microsoft. La Arkane ha chiesto alla società madre di dissociarsi da Israele, con la motivazione che il suo legame potrebbe “danneggiare la nostra reputazione e il lavoro”. A settembre, Microsoft ha ceduto alle pressioni, impedendo alle autorità israeliane di utilizzare i suoi cloud per scopi di sicurezza e intelligence.

Un’altra protesta ha riguardato la cerimonia dei Game Awards, tra i principali premi del settore dei videogiochi. Prima che l’edizione 2023 si tenesse a dicembre, diversi esponenti dell’industria videoludica hanno firmato una lettera aperta per chiedere agli organizzatori di prendere posizione sulla situazione umanitaria a Gaza. Tuttavia, gli stessi firmatari hanno anche ricevuto delle critiche per aver ignorato l’attacco di Hamas del 7 ottobre contro Israele.

Censura delle voci filoisraeliane

Si sono verificati anche casi in cui i proPal hanno cercato di censurare voci filoisraeliane: nel febbraio 2024, il loro bersaglio è stata l’attrice e doppiatrice ebrea americana Jen Cohn (foto in alto), che nei videogiochi “sparatutto” Overwatch presta la voce al personaggio di Pharah.

In una livestream trasmessa sui suoi canali YouTube e TikTok, alcuni utenti hanno scritto in chat “Palestina libera”, al che lei ha risposto: “Sì, Palestina libera da Hamas”, aggiungendo che “quando entrambe le parti saranno in grado di smettere di combattere, sarà meraviglioso”. Parole di buonsenso, che però hanno spinto diversi utenti a chiedere all’azienda Blizzard Entertainment di licenziarla e sostituirla con un altro doppiatore, tanto da pubblicare una petizione su Change.org che ha raccolto oltre 7.000 firme.

Un altro ebreo americano che dopo il 7 ottobre è stato vittima di censura nel mondo dei videogiochi è il gamer professionista Felix Hasson, che tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 è stato espulso da diversi tornei dei videogiochi “picchiaduro” Super Smash Bros, a causa di alcuni suoi tweet in cui rimarcava il suo essere sionista e vicino a Israele, dove ha vissuto per un anno per motivi di studio. Circa un anno dopo, Hasson ha fatto causa per discriminazione alle competizioni che lo hanno escluso.

In un gioco, la conquista di al Quds

Ci sono stati anche casi di videogiochi utilizzati per fare propaganda contro Israele, come Fursan al-Aqsa: The Knights of the Al-Aqsa Mosque, originariamente pubblicato nel 2022 ma del quale nel 2024 è uscito un aggiornamento che permette ai giocatori di ricreare le atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre, come attaccare una base militare israeliana usando parapendii motorizzati. Creato dall’autore brasiliano di origini palestinesi Nidal Nijim, per molto tempo il gioco è stato disponibile su Steam, la più importante piattaforma di e-commerce per i videogiochi, ma è stato rimosso in seguito alle denunce presentate in diversi paesi, tra cui Italia, Germania, Regno Unito, Canada e Australia.

Casi di propaganda videoludica si sono verificati anche dopo la “guerra dei 12 giorni” che ha avuto luogo a giugno 2025 tra Israele e l’Iran. In particolare, le Guardie Rivoluzionarie hanno veicolato immagini provenienti dal videogioco di guerra Arma 3 tramite la loro agenzia di stampa Tasnim News Agency, spacciandole per immagini di jet israeliani abbattuti dai loro sistemi di difesa antiaerea. Una fakenews smentita da un portavoce dell’IDF che, interpellato dal Jerusalem Post, ha spiegato che le immagini erano false. Anche da un altro videogioco, War Thunder, è stato tratto un video che secondo alcuni influencer ritraeva un F-35 israeliano mentre veniva abbattuto da un missile iraniano, quando in realtà il video non era nemmeno reale ma realizzato con la computer graphic.

Prima del 7 ottobre

Già da prima degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, c’erano stati dei segnali preoccupanti provenienti dal mondo dei videogiocatori. Nel 2021, un sondaggio condotto dall’ADL (Anti-Defamation League) ha rivelato che il 22% dei gamer ebrei adulti avevano subito molestie online a causa della loro identità, in aumento rispetto al 18% del 2020.

Tuttavia, la situazione precedente alla guerra offre anche esempi che danno speranza per quando le ostilità cesseranno del tutto. Nell’estate 2023, una squadra israeliana è potuta andare a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, per partecipare ad un torneo internazionale di eSport, sponsorizzato dalla FIFA. In quell’occasione, i gamer israeliani hanno dichiarato di aver ricevuto un’accoglienza calorosa in Arabia Saudita, dove è stata anche intonata l’Hatikvah, l’inno nazionale israeliano, nonostante non ci siano relazioni diplomatiche ufficiali tra i due Paesi. Qualcosa che fa ben sperare per il futuro.