Sopravvissero al Secondo Tempio

Scavi archeologici nella zona di Shuafat a nord di Gerusalemme hanno rivelato l’esistenza di tracce di presenza di una comunità ebraica ivi insediatasi dopo la distruzione del Tempio e della città nel 70 d.C.

La Israel Antiquities Authority (IAA) nel 2003, nel corso della costruzione della linea ferroviaria leggera nella città, sulla strada principale da Ramallah a Gerusalemme, ha cominciato uno scavo per il ricupero e la preservazione di questa zona archeologica.

Il sito in questione si trova lungo quella che era la via maestra per Nablus 2000 anni fa ed è situato a tre miglia romane (circa quattro chilometri) dalle mura della città attuale, stando ai resoconti romani. L’insediamento presentava spaziose dimore dalle facciate di pietre squadrate e vie ben tracciate che separavano gli edifici. Segni della ricchezza degli abitanti sono le anfore riportate alla luce, che contenevano vino importato dall’Italia e dalla Grecia nonché prodotti cosmetici e anelli di vetro. Sono state anche riportate alla luce rovine di due bagni pubblici e un grande edificio pubblico di cui si ignora ancora la funzione. Secondo la direttrice degli scavi, il luogo continuò a essere abitato e venne abbandonato solo attorno al 130 d.C. durante la rivolta di Bar Kochba.

Il ritrovamento sarebbe la prima indicazione di un’attiva presenza ebraica nell’area di Gerusalemme ancora dopo la caduta della città, e sta a contraddire l’opinione comune degli storici secondo cui alla distruzione della città da parte dei romani non sopravvisse alcun insediamento ebraico: pertanto sulla base di queste prove si può sostenere che insediamenti ebraici rinacquero e continuarono a esistere anche dopo la distruzione.

Dunque, dopo la Grande Rivolta contro i romani, sanguinosamente repressa dall’esercito di Tito che distrusse il Tempio e la città, non ci sarebbero più dovuti essere ebrei a Gerusalemme, mentre l’indicazione fondamentale che prova che l’insediamento fosse proprio ebraico è la raccolta di recipienti di pietra trovata là: tali recipienti, per conservare e servire il cibo, erano in uso solo presso gli ebrei perché erano ritenuti immuni da impurità. Bacili di pietra rinvenuti nel sito avrebbero contenuto le ceneri del Tempio distrutto.

Un altro esperto dice che i reperti confermano la teoria che fino all’epoca di Bar Kochba “ci fosse una massiccia maggioranza ebraica dalla Samaria nel nord fino a Beer Sheva nel sud, e che forse persino nella stessa Gerusalemme vivesse qualche centinaio di ebrei che si procuravano da vivere offrendo servizi all’esercito romano”, anche se finora non vi sono prove che lo attestino. Resta da spiegare l’uso dei bagni pubblici, che forse erano gestiti dai residenti per i soldati romani che percorrevano la via vicina. Si sa comunque dell’esistenza di fattorie attorno a Gerusalemme, ma quelle trovate finora, come quella di Pisgat Ze’ev furono comunque distrutte durante la Grande Rivolta.

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