Omaggio al “Baudelaire” ebreo della canzone francese, Serge Gainsbourg

Personaggi e Storie

di Roberto Zadik

Il grande cantautore ebreo francese Serge Gainsbourg moriva  trentacinque anni fa, il 2 marzo. Il “Baudelaire” della canzone francese, era un provocatore, fragile ed eccessivo, ma con una sua identità ebraica

 

Il ribelle, fragile ed inquieto, Serge Gainsbourg non è mai passato inosservato e ha sempre colpito e, talvolta, diviso, l’opinione pubblica ammaliata dalle sue canzoni ma anche indignata dalle innumerevoli provocazioni. Fra queste una delle più ardite fu la sua parodia della Marsigliese, inno nazionale francese rifatto da lui nel 1979 col brano dissacrante Aux armes et coetera inciso a tempo di reggae che scatenò un vespaio di polemiche. A parte le provocazioni, il cantautore passò alla storia con canzoni memorabili come la maliziosa Je t’aime moi non plus, incisa, per la prima volta, con la sua amata Brigitte Bardot e l’amara Je suis venu te dire que je m’on vais (Sono venuto a dirti che me ne vado) ed è diventato un’icona musicale non solo nella sua Francia ma anche internazionalmente.

Vari sono stati, negli anni, gli omaggi ed i rifacimenti dei suoi brani da parte di altri artisti e numerose le popstar che hanno dichiarato di essere state ispirate dalla sua musica, da Iggy Pop, a Jarvis Cocker dei Pulp ai Portishead. Gainsbourg è stato un talento unico nel suo genere, autore colto e ricercato, influenzato visceralmente dai poeti francesi, da Baudelaire, uno dei suoi preferiti, a Rimbaud, che fu fonte di ispirazione anche per Jim Morrison, a Jacques Prevert a cui dedicò anche uno dei suoi brani.

Vitale e malinconico, estremamente vizioso e sregolato, fumava fino a tre pacchetti di sigarette al giorno e beveva senza sosta, playboy compulsivo, ebbe storie burrascose  con modelle e attrici famose come quella,  molto chiacchierata, con l’attrice Brigitte Bardot con cui incise proprio la prima versione di Je t’aime moi non plus e la vivace Bonnie and Clyde per poi legarsi per dodici anni all’attrice e cantante inglese Jane Birkin.

Cantautore prolifico, raffinato e versatile, autore di brani profondi e spesso dolenti come la splendida La decadanse, cantata a due voci con la Birkin, visse fra trionfi, polemiche e problemi di salute specialmente negli ultimi anni della sua breve vita. Dopo un pesante intervento al cuore nel 1989, fu colpito da un infarto fatale che lo uccise, il 2 marzo 1991, il mese prima del suo sessantatreesimo compleanno.

Ma qual era la sua identità ebraica? Secondo svariate fonti egli è sempre stato fiero della propria ebraicità, nonostante la sua totale laicità. Lucien Ginsburg, questo il suo vero nome, che egli trasformò in Gainsbourg, influenzato dal poeta inglese Thomas Gainsborough, nacque in una tipica famiglia ebraica russa, da un padre, di origini moldave,  che era un tenore e da una madre moscovita che era una talentuosa pianista. Parlava correntemente francese e yiddish, stando a quanto riporta un articolo di David Mazerstein sul sito lalettresepharade e visse un’infanzia estremamente dolorosa segnata dall’occupazione nazista della “sua” Parigi e dal terrore di essere catturato e ucciso, assieme alla sua famiglia, che poi si rifugiò, con lui, in campagna, sotto falso nome in attesa che l’incubo passasse.

Estremamente malinconico e ironico, nelle sue canzoni e nelle interviste, parlò spesso della Germania nazista, della sua identità ebraica e delle sue radici famigliari mentre riguardo a Israele fu molto contraddittorio. Dopo aver composto canzoni molto sioniste e poetiche come La sable d’Israel, incisa durante la Guerra dei sei giorni, raramente tornò sul tema  fino alla metà degli anni Ottanta in cui liquidò l’argomento dichiarando di non essere mai stato nello Stato ebraico. A causa della sua indole provocatoria parlò della sua ebraicità con tono spesso ironico e dolente. Nella canzone Le Juif et Dieu (l’Ebreo e Dio), citata in un articolo sulla sua identità ebraica apparso sul sito Forward.com, fece una lista di alcuni personaggi rivoluzionari ebrei, da Marx a Trotzky, mentre, riguardo al nazismo, dedicò a questo tema il suo album satirico  Rock around the Bunker del 1975.

Diviso fra ironia e sofferenza, fra romanticismo e brusco cinismo nella sua arte come nella vita, all’interno dell’album spicca la  sferzante Nazi rock che “denunciava la follia e la crudeltà del nazismo”. Gainsbourg era una personalità fascinosa e difficile, quando era ubriaco a volte si comportava male e nelle sue interviste sapeva essere molto acuto.

Una volta, scherzando sugli stereotipi antiebraici, affermò che, per lui, essere ebreo oltrepassava la religione e la cultura ed era qualcosa di viscerale e di estremamente profondo. In un’intervista del 1984 egli disse “sono nato ebreo e resterò per sempre tale” e la sua identità rappresentò un elemento fondamentale della sua poetica e della sua personalità.

Fra i suoi quattro figli, Charlotte, attrice e cantautrice, avuta dalla Birkin che era protestante, scelse di seguire l’ebraismo sposando il regista franco-israeliano Yves Attal e schierandosi a favore di Israele in varie occasioni specialmente dopo il 7 ottobre con una lettera al presidente Macron e vari interventi a sostegno dello Stato ebraico.

 

Foto in alto © Claude Truong-Ngoc / Wikimedia Commons