di Paola Fargion
Il giorno 8 luglio 2025 Gino Duilio Soldà è stato riconosciuto Giusto Tra le Nazioni dal Memoriale della Shoah Yad Vashem. Nel 2023 io e mio marito Meir avevamo sottoposto la pratica di riconoscimento all’ attenzione del Memoriale seguendone poi l’iter con una certa apprensione, perché ci sembrava importante che l’eventuale riconoscimento giungesse in concomitanza delle Olimpiadi invernali 2026 in quanto Gino Duilio Soldà è stato olimpionico, partecipante ai Giochi di Lake Placid nel 1932, nonché fondista, sciatore e alpinista.
Nel 1954 fece parte della spedizione di Ardito Desio che, con Lino Lacedelli e Achille Compagnoni tra gli altri, conquistò il K2, la seconda montagna più alta del mondo. I valori olimpici, etica, coraggio e rispetto furono i pilastri della sua esistenza e del suo comportamento. A un certo punto decise di non gareggiare più perché in totale dissenso con l’indirizzo preso negli anni dal regime fascista, ma non restò per questo inattivo: rese ‘azione’ il suo ‘dissenso’ e dopo l’8 settembre 1943 assunse il comando di una Brigata partigiana che operò in territorio vicentino. Gino era un uomo del “fare”, non del “dire”, il contrario di ciò che avviene spesso.
In queste Olimpiadi invernali la parola d’ordine è armonia: di che e tra chi o cosa? Forse – dico io – tra gli spettatori nel fischiare all’unisono i giovani atleti israeliani? O forse tra i contestatori nel scendere in piazza con armoniosa violenza ovunque in Italia contro ebrei ed Israele? Chissà – invece – se gli organizzatori intendevano rendere armonicamente estetico un evento di portata mondiale in cui sfoggiare il meglio del made in Italy, usando belle parole, buoni propositi, bellezza, luci sfavillanti spendendo milioni e milioni di Euro? Di certo in questo circo mediatico non può esserci spazio per un Giusto!
Più passa il tempo e più mi rendo conto che i valori autentici stanno scomparendo come neve al sole, sostituiti da valori fake che distraggono, incantano, abbagliano e impoveriscono.
Appena avuta conferma del riconoscimento a Gino Duilio Soldà mi sono attivata perché di questo Giusto si parlasse durante i Giochi olimpici, come fu nel caso di Gino Bartali in occasione del Giro d’Italia, anche perché mi risulta che sia l’unico olimpionico italiano Giusto Tra le Nazioni. Non mi ero resa conto però o meglio – non avrei mai creduto – che ebrei e vicende ebraiche fossero “note così stonate” in questa kermesse scintillante e politically correct, al punto da essere ignorate. (Forse perché la presenza, o meglio, l’imposizione di Israele è già troppo?)
E così è stato: la Fondazione Milano-Cortina, il CONI, alcune sedi istituzionali con cui nei mesi ho parlato e a cui ho inviato successivamente una mail, il CAI a cui rifiutai un articolo l’anno scorso dopo aver contestato la nuova via sul Gran Sasso intitolata “Dal fiume al mare” (vedasi articolo Mosaico e mia risposta “La scalata della vergogna”)…. Ebbene, tutti hanno ignorato la notizia. Ah dimenticavo: ho informato anche testate giornalistiche varie a livello nazionale. Senza riscontro positivo. Certo…
Io non sono una blogger influente e di “agganci” politici non ne ho… Mi domando comunque: è mai possibile che l’unico olimpionico italiano Giusto Tra le Nazioni passi inosservato? Non dovrebbe essere annoverato tra i vanti del nostro made in Italy ? Forse un tempo… Ora non interessa… Nessuno si è preso la briga di pubblicare la notizia e promuovere il ricordo di Gino a livello nazionale… E d’altro canto, in questo odierno clima d’odio antiebraico, chi avrebbe il coraggio di esporre una “vicenda ebraica relativa alla Shoah ” su un palcoscenico mondiale proprio nel tempo in cui si tenta di zittire e annacquare la memoria della Shoah stessa, rendendola una tragedia tra le tante, un genocidio tra decine di altri?
Fortunatamente a livello locale, nei luoghi cari a Gino Duilio Soldà – tra Recoaro, Valdagno e Val Liona – se ne è invece parlato, a livello istituzionale e nella scuole. E si è onorato il valoroso concittadino Giusto tra le Nazioni nel Giorno della Memoria appena trascorso: un albero e una targa ora raccontano di lui come eroe, non solo come sportivo ed olimpionico.
Gino Duilio Soldà ha incarnato i valori olimpici e della montagna – lealtà, amicizia, coraggio, solidarietà – attraverso la sua adesione alla Resistenza, all’amicizia e collaborazione con compaesani veneti che, come lui, hanno protetto e spesso salvato ebrei perseguitati, dissidenti e alleati dalla persecuzione nazifascista. E che in molti, come lui, hanno ottenuto il riconoscimento di Giusti tra le Nazioni e si sono salvati, o sono stati arrestati, deportati e perfino uccisi nei campi di sterminio: Torquato e Franco Fraccon, Luigi Massignan, i fratelli Arnaldi. Ai valori su cui tutti questi hanno fondato le proprie esistenze mi permetto di aggiungerne due: coerenza e umiltà, doti che appartengono solo ai grandi, uomini e donne poco visibili, spesso silenziosi. E per questo grandi.
Paolo, uno dei nipoti di Gino Duilio Soldà, che attualmente vive a Londra, ricorda:“ …Il nonno non parlava mai della guerra anche se continuavo a chiedergli un sacco di cose. E allora mi raccontava poco, quasi sempre scherzando e sminuendo il tutto. Un giorno gli dissi che noi dovremmo odiare i tedeschi per quello che avevano fatto. E questa fu l’unica volta che mi rispose veramente da serio. La sua reazione fu istantanea e risoluta. Suonò quasi come un rimprovero – No, non è così che si deve fare. Ora sono nostri amici… e bisogna essere amici sempre – Il suo tono mi fece capire che non c’era spazio per discutere. A quel tempo non compresi bene questa sua reazione, però gli credetti e accettai la sua risposta. Solo con il passare degli anni capii appieno la saggezza di quelle poche parole e da allora le conservo preziosamente nel mio cuore”.
E Giorgia, un’altra sua nipote, di lui ha invece questo ricordo: “ Ho avuto la grande fortuna di crescere accanto a nonno Gino fino all’ età di 19 anni. Ogni giorno che trascorrevo con lui, tra mille cose diverse da fare, mi rendevo conto che era un regalo. E quindi cercavo di apprendere il più possibile facendone tesoro. Lui era per me il vero maestro di vita. Il ricordo che ho di lui è di una persona che aveva raggiunto la pace: si mostrava sereno, tranquillo, dolce e sempre con il sorriso sulle labbra… Ricordo la volta che l’ho accompagnato all’annuale incontro con i componenti della spedizione che conquistò il K2. Quell’anno era a Bormio da Achille Compagnoni. Le immagini che ho impresse sono quelle del nonno con i capelli sempre in disordine che ballava e cantava in modo allegro; del nonno sciatore che quando era freddo mi faceva infilare le manine gelate nel maglione per scaldarle sul suo collo; del nonno in versione da rappresentanza in giacca e cravatta, che portava benissimo come i calzoni da arrampicata o da sci. E infine le immagini di lui e di nonna Lena insieme, sempre molto innamorati, con lui che spesso le faceva scherzi prendendola dolcemente per un braccio. E lei che, divertita, rideva!”
Gino Duilio Soldà avrebbe meritato un angolino di visibilità nel grande spettacolo mediatico delle Olimpiadi invernali 2026, ma forse i tempi della comunicazione non consentono spazi per riflettere, non permettono argomenti considerati pesanti, vecchi, forse divisivi. E dunque poco mediatici. Show must go on… In una società bulimica di notizie quotidiane, consumistica, superficiale e distratta, Gino e la sua storia non hanno spazio perché non “fanno audience”. Con i valori etici non si fa cassa, ahimè! Coraggio, altruismo e generosità non rientrano nelle strategie di marketing per promuovere nemmeno un minuto di queste Olimpiadi invernali. Per fortuna, però, c’è ancora chi crede in questi valori. E come Gino Duilio Soldà ha fatto con i suoi figli e i suoi nipoti, insegnanti, appassionati di storia e di montagna si spendono per ricordarlo tra i giovani e nelle scuole. La più bella medaglia di queste Olimpiadi 2026 sarà quella di Yad Vashem, che a breve la famiglia Soldà stringerà tra le mani… La medaglia olimpica di cui andare più fieri perché Gino Duilio Soldà ha gareggiato contro la morte. E ha vinto”.




