Berto Perotti, la “Stunde Null” tedesca, la Guerra Fredda e la memoria dell’Olocausto

Personaggi e Storie

di Jonathan Kaplan*
Nell’ambito del mio lavoro sulla storia della Germania dell’Est e sulla Guerra Fredda, ho scoperto il ruolo di primo piano dell’antifascista italiano Berto Perotti come contatto della RDT in Italia. 

 

La scorsa settimana il mondo ha celebrato la Giornata Internazionale della Memoria, commemorando gli 81 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. La fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa ha rappresentato per molti sopravvissuti, che hanno continuato a sopportare il fardello della persecuzione subita sotto il Terzo Reich, sia una dolorosa resa dei conti che un precario nuovo inizio. Questo è stato anche un nuovo inizio per le nazioni ferite dal nazismo e dal fascismo.

Nell’ambito del mio lavoro sulla storia della Germania dell’Est e sulla Guerra Fredda, mi occupo approfonditamente delle questioni legate alla memoria dell’Olocausto in Europa e all’antisemitismo all’interno del blocco orientale, con particolare riferimento all’esistenza di Israele come Stato ebraico.

Nonostante la Germania Est rifiutasse relazioni ufficiali con Israele, essa cercò il contatto con gli ebrei nel mondo occidentale. Ciò rientrava in uno sforzo strategico volto a dimostrare l’impegno nella lotta contro il fascismo e presentarsi come lo Stato tedesco “morale” in contrapposizione alla Germania Ovest. Com’era prevedibile, anche le organizzazioni antifasciste italiane furono bersaglio delle attività di propaganda della Germania Est.

Chi era Berto Perotti

Una figura centrale della Resistenza italiana e della conservazione della memoria dell’Olocausto, che mantenne contatti con le istituzioni della Germania Est, fu Berto Perotti. La vita di Perotti è stata definita da una costante ricerca politica. Come osservatore degli eventi del XX secolo, occupa un posto significativo nella storia italiana moderna.

Nato 115 anni fa, il 5 febbraio 1911, Perotti fu preso di mira dal regime fascista italiano prima di prendere la non convenzionale decisione di trasferirsi in Germania nel 1937. A Düsseldorf insegnò lingua e letteratura italiana, rischiando la vita mantenendo legami con gruppi antinazisti. Le sue testimonianze oculari degli orrori della Kristallnacht (Notte dei cristalli) del 9 novembre 1938 furono successivamente documentati nella sua opera teatrale, La notte dei cristalli, un importante contributo alla testimonianza letteraria delle atrocità del Terzo Reich.

Dopo la caduta del regime di Mussolini nel 1943, Perotti tornò in Italia, dove fu arrestato e imprigionato a Bolzano fino alla fine della guerra nel 1945. Infine, si stabilì a Verona, intraprendendo la carriera universitaria nell’insegnamento della letteratura tedesca e impegnandosi in politica come consigliere comunale.

In tutto questo periodo, le sue pubblicazioni rimasero incentrate sulla storia dell’antifascismo e delle relazioni italo-tedesche, nonché sulla storia dell’Olocausto e della persecuzione degli ebrei europei. L’impegno di Perotti con gli attivisti antifascisti tedeschi persistette a lungo dopo il suo ritorno in Italia, e la divisione tedesca tra Est e Ovest ispirò profondamente i suoi scritti.

La Germania Est si presentava come uno stato definitivamente antifascista che aveva pienamente interiorizzato le lezioni del passato. Affermava di essere uno “spazio sicuro” privo di antisemitismo per i suoi cittadini ebrei, contrapponendosi all’Ovest, dove prevaleva il mito della Stunde Null (“Ora Zero”). Mentre la Germania Ovest utilizzava i processi di denazificazione per suggerire una netta rottura con il passato, la realtà era molto più complessa: molti ex nazisti mantennero posizioni influenti, plasmando le strutture sociali e politiche della Repubblica Federale. La Germania Est cercò di smascherare queste contraddizioni, producendo una vasta propaganda che metteva in luce le biografie di ex nazisti attivi in Occidente. L’esempio più famoso è il Libro Marrone del 1965.

Istituzioni come il Friedensrat (Consiglio per la Pace), il Ministero degli Affari Esteri e la comunità ebraica della Germania Est compilarono liste di contatti di ONG internazionali, leader religiosi e organizzazioni ebraiche per distribuire materiali di propaganda antifascista. Le prove d’archivio rivelano che la comunità ebraica della Turingia identificò specificamente Berto Perotti come un alleato chiave per questa cooperazione. Non sorprende che Perotti fosse una figura nota ai leader ebrei della Germania Est, molti dei quali erano essi stessi veterani della Resistenza.

Oltre al suo lavoro letterario, Perotti pubblicò articoli sulla vita ebraica nella Germania del dopoguerra, includendo osservazioni simpatetiche verso la RDT. Rimase affascinato dal concetto di “Anno Zero”, termine che riecheggiava nel film di Roberto Rossellini del 1948, Germania anno zero. Perotti rivisitò questo tema nel suo libro del 1991, L’anno Zero della Germania Rossa, scritto dopo la riunificazione tedesca, un momento che egli considerò come una seconda “Ora Zero”.

Lettera della comunità ebraica della Turingia all’Associazione delle comunità ebraiche nella Repubblica Democratica Tedesca, novembre 1965. Dall’Archivio del Centrum Judaicum, La Nuova Sinagoga di Berlino

Oggi, a più di 30 anni dalla riunificazione, la società tedesca continua a fare i conti con l’eredità morale e politica del 1945 e del 1989. Anche in Italia, le ombre del regime fascista riecheggiano ancora nella politica contemporanea. Mentre assistiamo all’instabilità politica, alla crescente popolarità dei partiti di estrema destra e all’aumento dell’antisemitismo e del razzismo in tutto il mondo, la vita di Perotti e il suo impegno nel combattere il radicalismo servono da monito per chiederci: le lezioni della storia sono state davvero apprese, e cosa può fare la democrazia liberale per proteggere se stessa?

 

*Jonathan Kaplan è ricercatore post-dottorato Marie Skłodowska-Curie presso il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona.