Allarme contrabbando nei siti archeologici israeliani: l’IAA ferma un veicolo con shekel di 2000 anni

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola

Un tesoro archeologico composto da decine di monete antiche risalenti fino a 2.000 anni fa è stato sequestrato durante un controllo al checkpoint di Hizma, nel nord di Gerusalemme.

“Stiamo parlando di un sospetto tentativo di contrabbando dal West Bank verso Israele” ha affermato l’Israel Antiquities Authority (IAA) che in questi giorni si sta occupando delle indagini e ha diffuso la notizia ai media locali.

Il ritrovamento è avvenuto il 20 febbraio, quando gli agenti della polizia di frontiera hanno fermato il veicolo di un medico palestinese impiegato in un ospedale israeliano. Durante l’ispezione della vettura, gli ufficiali hanno scoperto una piccola scatola con al suo interno monete che coprono un arco storico ampio e significativo: dal periodo dei re Asmonei (II-I secolo a.C.) alla rivolta di Bar Kokhba (132-136 d.C.).

Gli agenti hanno immediatamente allertato gli ispettori dell’IAA che hanno interrogato il conducente, oggi sospettato di traffico illecito di reperti archeologici.

 

Il danno alla storia

Secondo gli esperti, il valore delle monete non è soltanto economico ma soprattutto storico. Durante un’intervista rilasciata al Times of Israel, Amir Ganor, direttore dell’unità per la prevenzione dei furti dell’IAA, ha sottolineato come il saccheggio di reperti archeologici rappresenti una perdita irreparabile per gli studiosi.

“È importante capire che ogni moneta antica ha un valore enorme quando viene trovata nel suo contesto originale” ha spiegato Ganor. “Una volta rimossa illegalmente, la possibilità di ricostruire il passato attraverso di essa viene irrimediabilmente compromessa”.

Questo genere di furti, secondo l’IAA, è alimentato dall’uso crescente di metal detector avanzati che permettono ai saccheggiatori di individuare e prelevare oggetti direttamente dai siti archeologici, spesso senza alcuna documentazione scientifica. “È un processo che distrugge non solo il reperto, ma anche le informazioni legate al luogo e alle condizioni del ritrovamento” ha spiegato Ganor.

 

Le monete

Tra i pezzi più significativi che sono stati sequestrati dalla vettura del medico palestinese figurano shekel d’argento puro risalenti al secondo e terzo anno della Grande Rivolta ebraica, con iscrizioni in ebraico antico come “Shekel d’Israele” e “Gerusalemme la Santa”. Sono state inoltre ritrovate monete in bronzo del quarto anno, decorate con le quattro specie di piante utilizzate durante la festività di Sukkot.

Rivolta di Bar Kokhba

Altri esemplari riportano il nome di Shimon Bar Kokhba, leader della rivolta del II secolo, accompagnato dall’iscrizione “Anno due della libertà di Israele”. Reperti di grande valore storico e simbolico che, secondo gli agenti, erano destinati al mercato nero.

“Riteniamo che le monete fossero destinate alla vendita in Israele, a commercianti illegali o collezionisti privati con reperti di provenienza dubbia” ha dichiarato Ilan Hadad, ispettore dell’IAA, al Times of Israel. “È possibile che alcune sarebbero finite anche in case d’asta internazionali, se non fossimo intervenuti.”

Hadad ha inoltre evidenziato come alcune monete siano state pulite in modo non professionale, subendo danni irreversibili, mentre altre, probabilmente scavate di recente, non erano ancora state trattate.

I vertici dell’IAA hanno colto quest’occasione per lanciare un nuovo allarme sul problema dei saccheggi archeologici: “negli ultimi anni migliaia di metal detector sono entrati nel Paese senza controllo. Alcuni li utilizzano per cercare tesori nei siti, un’attività illegale che cancella interi capitoli di storia. Invitiamo dunque un intervento normativo che limiti la vendita e l’utilizzo di questi dispositivi, in quanto distruttivi per il nostro patrimonio culturale”.

Oggi, una selezione di reperti confiscati nel corso degli anni è visibile al pubblico in una mostra speciale a Gerusalemme presso il Jay and Jeanie Schottenstein National Campus for the Archaeology of Israel. Un’esposizione che racconta non solo la ricchezza del passato, ma anche i rischi concreti che minacciano la sua conservazione.