Dopo Barcellona, un commento di Rav Laras

Opinioni

di Rav Giuseppe Laras, Av Bet Din

Attacco a Barcellona, il cordoglio

Attacco a Barcellona, il cordoglio

 

Dopo le polemiche in Spagna e in Israele per le parole del rabbino capo della Catalogna, Meir Bar-Hen, che, commentando la strage di Barcellona, ha detto che la comunità del luogo è “spacciata”, Rav Giuseppe Laras ha voluto così commentare:

 

La sortita del rabbino di Barcellona sull’Europa perduta irrita. Mentirei se non ammettessi che nelle assemblee rabbiniche si tratta di adagio noto. Pur in parte convenendo, so che – o per indisponibilità economica o per speranze – molti ebrei resteranno in Europa. Non solo: l’ebraismo è consustanziale alla cultura europea, con legami di amicizia, responsabilità e solidarietà verso i nostri concittadini, per cui la nostra permanenza in Europa, intesa come resistenza, ha valore.

Quanto in corso costituisce l’inizio di un’era per cui nulla sarà come prima. Negarlo o annacquarlo non evita, come si è visto, i morti; sostenere, poi, che certe derive della politica e della cultura (“edulcorazione del terrorismo” e “pacifismo totalitario”) ne conterrebbero il numero è un misto di viltà e cinismo, che non imbonirà a lungo.

É difficile accogliere altre persone (ce lo insegnano l’esodo dei nostri giovani, come pure migliaia di italiani, paganti tasse e oggi perdenti reddito, terremotati in varie regioni, con futuri personali e collettivi incerti). In Europa i musulmani superano i 20 milioni di persone , con ampio fallimento delle  forme di integrazione adottate nelle scorse decadi: è solo un problema esogeno o anche, in misura non trascurabile, endogeno? Si aggiunga che le nostre democrazie sono sempre più demagogiche, in crisi sistemica. L’assunzione  realistica della variabile demografica circa la presenza islamica è dunque fondamentale per il futuro dell’Europa.

Occorre cautelarsi dall’imperante farsa dei tre monoteismi come “religioni di pace”, peraltro in primis intesa come pace politica. Né i testi sacri né la storia depongono a loro favore, e inquieti spettri albergano nel loro dna, pur con debite distinzioni. Una comprensione innocente delle religioni è falsa e pericolosa. La melassa, svicolante dal reale per una composizione emozionale dei conflitti sotto lo stendardo dell’incontro, deve invitare a diffidenza.

Tutto ciò non esclude il dialogo, che deve essere rilanciato, ma non può essere tacitato. Salvare il futuro, percorso non garantito, significa impegnarsi per concreti margini di sicurezza e stabilità a lungo corso.

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