Associazione anti-abortista contro la minaccia demografica

Opinioni

Nei 58 anni dalla sua fondazione pochi temi hanno ossessionato lo Stato di Israele quanto quello demografico, con lo spettro del sorpasso da parte della popolazione araba, dato che le statistiche indicano un tasso di natalità degli arabi due volte superiore a quello delle famiglie ebraiche.

Per contribuire con una sua piccola battaglia a salvaguardare l’ebraicità del paese, un’associazione ebraica non-profit si è prefissa il compito di contattare donne ebree incinte e povere che hanno in mente di abortire, per convincerle a proseguire nella gravidanza e mettere al mondo un bambino.

L’organizzazione EFRAT, fondata 29 anni fa dal medico Eli Schussheim dopo le modifiche della legge sull’aborto della fine degli anni Settanta, offre a queste donne un sussidio di 1000 dollari per un anno se decidono di non interrompere la gravidanza. Troppe infatti finiscono per fare “la scelta sbagliata” soprattutto a causa di difficoltà economiche.

Stando alle cifre ufficiali, in Israele vivono oltre 7 milioni di persone, tre quarti delle quali sono ebrei. Ma la minoranza araba, un quinto della popolazione, è in rapida crescita, tanto che secondo le proiezioni gli arabi saranno la maggioranza in Israele e Cisgiordania nel 2020 se non si prendono provvedimenti.

Sempre secondo cifre governative, in Israele si praticano circa 22 000 aborti all’anno, che potrebbero essere anche il doppio con gli interventi non denunciati. Il che corrisponderebbe a oltre un milione di vite perdute in questi 58 anni.

Altre cifre: ogni settimana muore una persona per attentati suicidi (cifre dell’anno scorso), una per incidenti d’auto, e 900 sono le vite perse con gli aborti.

L’anno scorso sono state aiutate 1806 donne, e in 29 anni di attività nessuna si è mai pentita della scelta. Quelli di EFRAT chiamano la loro opera ‘aliyah interna’, come se si trattasse del percorso che gli ebrei fanno per andare a vivere in Israele.

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