Amici, nemici, antagonisti. Con la serie tv Fauda 2, il Mossad è al centro di un universo umano sfumato e controverso

Opinioni

di Angelo Pezzana

[La domanda scomoda]

La traduzione letterale della parola “Mossad” è “istituzione”, ma in tutto il mondo significa “servizi segreti israeliani”. A chi la pronuncia con rispetto e venerazione si contrappone chi la teme, essendo una organizzazione il cui compito è garantire la sicurezza di Israele. Dal 1948, dalla rinascita dello Stato ebraico, le attività del Mossad sono sempre state circondate dalla più assoluta segretezza, al massimo si conosceva il nome dei direttori man mano che venivano nominati dal governo. Eppure, tutti abbiamo provato un senso di famigliarità per i successi ottenuti, anche senza mai essere informati su come si erano svolte le operazioni, ma pure di disperazione se qualcosa andava storto. Quei coraggiosi difensori di Israele erano i nostri eroi sconosciuti. Ne ammiravamo le gesta in molti film spettacolari o ne leggevamo le storie – immaginate, ma spesso non lontane dal vero – nei romanzi straordinari di Daniel Silva. In una parola, il Mossad era – ed è tuttora- un mito. A darcene però una versione, sempre cinematografica, ma più attenta all’aspetto umano piuttosto che a quello storico, ci ha pensato Israele, cui va il merito di avere alzato il sipario per farci conoscere da vicino le esistenze eccezionali di uomini e donne le cui vite sono, e giustamente rimangono, segrete. A rivelarcele sono stati Lior Raz e Avi Issacharof, registi di Fauda, una serie tv che ha appassionato l’intera Israele, oggi fruibile anche in italiano e alla sua seconda stagione, che ha vinto 11 premi, tra cui “miglior serie drammatica”, “miglior regia” e “miglior attore”. Fauda ( “caos”, in arabo), trasmessa dal canale Yes Oh nel 2015, racconta le esperienze vissute dai due registi quando erano militari nell’unità Duvdevan. Anche se la trama potrebbe recare la scritta abituale “nomi e fatti sono di fantasia”, la realtà è che gli israeliani hanno visto Fauda con una partecipazione emotiva altissima, come se raccontasse con precisione le vite di uomini e donne della propria famiglia. Niente eroi in stile americano che continueremo ad applaudire, ma persone comuni che hanno fatto una scelta difficile, non sempre lineare, fortemente motivati, in un racconto che non nasconde nulla del loro privato. La stessa narrazione mostra il nemico da eliminare, il lato ideologico ma anche quello umano. Un film originalissimo, un viaggio dentro al conflitto, che non scalfirà l’opinione tradizionale che abbiamo sempre avuto del Mossad, anzi, la arricchirà rendendoci quelle persone, finora senza volto, degli amici indispensabili per la sicurezza di Israele. Entusiasmerà anche il pubblico italiano? Tutte le puntate sono su Netflix, non perdetelo, le sei ore del film voleranno.

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