Affetto, abbraccio, relazioni al tempo della pandemia

Opinioni

di Veronica Harari*

PSICOLOGIA ED EBRAISMO/
L’importanza dell’altro. “Kol Yisrael Arevim Zeh BaZeh” tutto Israele è garante l’uno  per l’altro. Il parere di una psicoterapeuta

Nell’ultimo periodo abbiamo conosciuto la distanza fisica, il periodo di quarantena ci ha costretto a grandi cambiamenti, molte dimensioni della nostra vita quotidiana sono state sconvolte: lavoro, tempo libero, e anche lo stare insieme, il condividere con l’altro. Per alcuni mesi non abbiamo potuto incontrarci, abbracciarci, se non nella sfera virtuale, che non va comunque a sostituirsi a quella fisica. Gli esseri umani sono fondamentalmente esseri sociali e, quindi, sono i nostri legami con gli altri, l’incontro con l’altro, che ci permettono di condurre una vita piena e soddisfacente per quanto riguarda la sfera emotiva e il benessere psicologico.
Nell’ebraismo tutto ciò è racchiuso nel concetto di tzimtzum  che significa contrazione, postulato dal rabbino Isaac Luria; egli sosteneva che la Divinità si contrae, lasciando spazio per la creazione dell’uomo e del mondo, rendendo l’uomo responsabile del proprio destino. Una contrazione, insomma, che va a creare uno spazio per l“altro”, per il diverso, permettendo la creazione di una nuova realtà.
Venendo ai giorni nostri, il professore israeliano Mordechai Rotenberg in The Psychology of Tzimtzum cerca di stabilire un’alternativa: una psicologia ebraica basata sul concetto cabalistico di Tzimtzum (autocontrazione). L’atto primordiale della Creazione di Dio, contrarsi per fare spazio al mondo, diventa per Rotenberg un modello per tutta l’interazione umana. Il terreno è quello della responsabilità individuale: con la contrazione di se stessi si lascia spazio agli altri, mentre con l’espansione lo si riduce.
Il contributo ebraico a questo tema è importante anche in altri ambiti, a cominciare da quello filosofico. Martin Buber nel Principio dialogico ed altri saggi stabilisce in principio è la relazione, la capacità di stare in relazione con la natura, con gli altri uomini e con l’entità spirituale, con una relazione duplice verso il mondo di tu ed io. Relazione, reciprocità ed incontro sono parole chiave del suo pensiero.
Dal punto di vista psicologico possiamo citare Freud, Melanie Klein, Bethelheim, Maslow e tantissimi altri che con le loro teorie sostengono l’importanza dell’altro nello sviluppo dell’essere umano sin dalla nascita. L’essere umano è un essere sociale per necessità, poiché quando nasce, per sopravvivere ha bisogno di altri individui. È nel soddisfare quei bisogni che la sua psiche si sviluppa. Avrà bisogno dell’attaccamento con quell’altro che fornisce cura, amore e protezione.
Quando riconosciamo l’esistenza di un Altro, diverso da noi stessi, ci troviamo davanti a una ricchezza sociale che può aiutarci a crescere come persone.
La presenza dell’Altro nella nostra vita è essenziale: l’alterità, il fatto che ci sia qualcuno che non sono io implica scoperta e avventura, ritrovamento di se stessi e crescita personale.
Ognuna di queste riflessioni, insomma, mette in rilievo l’importanza di entrare in rapporto con gli altri, nelle gioie, nei dolori, sia distanti che vicini.
Dunque l’invito, in questo momento così particolare e sconosciuto, è a vivere i nostri rapporti e relazioni con responsabilità. La radice di questa parola in ebraico, achraiut (responsabilità), è acher, altro: il significato rimanda subito alla dimensione sociale. La relazione con l’altro implica la presenza di responsabilità e dunque il riconoscimento del prossimo, diverso da me, comprende sia una dimensione individuale sia una collettiva. L’altro come dimensione, non solo verso l’altro, è mia responsabilità, ma è l’altro che mi definisce come un io legittimo. Perché se c’è un altro, io esisto, come ha detto Lévinas.
In questo momento particolarmente complicato che stiamo vivendo a causa della pandemia, restare fisicamente distanti non è una cosa che facciamo solo per noi stessi ma anche per prevenire la diffusione di questo virus agli altri. Questo è essere responsabili.

*Veronica Harari è una psicologa con esperienza ventennale con adulti e coppie per sostegno genitoriale.

Menu