AB Yehoshua non crede più nella formula “due Stati per due popoli”. Perché? Come mai nessun giornalista glielo chiede?

di Angelo Pezzana

[La domanda scomoda]

Lo scorso aprile A. B. Yehoshua ha scritto un articolo in cui spiegava perché non credeva più nella soluzione “due Stati per due popoli”. La notizia non era di poco conto; Yehoshua, oltre ad essere uno degli scrittori israeliani più conosciuti al mondo, è da sempre una icona del pensiero sionista più sensibile alla soluzione che avrebbe dovuto portare alla fine del conflitto con i palestinesi.

Per questo aveva sempre condiviso l’ipotesi dei due Stati che, in teoria, poteva rivelarsi possibile. Ma gli Accordi di Oslo, che avrebbero dovuto segnare l’inizio della fine del conflitto, non vennero mai onorati , prima da Arafat, poi dai successivi interlocutori. Si può vivere fianco a fianco con una popolazione che, attraverso guerre e attentati, ha sempre dimostrato come il vero obiettivo non era la coesistenza, ma la sostituzione dello Stato ebraico con uno islamico? Yehoshua è stato il primo, nel campo pacifista, a riconoscere oggi che le strade finora percorse non avrebbero garantito la sicurezza di Israele, in altre parole la sopravvivenza.

L’Autorità palestinese, Hamas a Gaza, il progetto dell’Iran di penetrazione nella regione, hanno convinto lo scrittore che bisognava prendere atto della realtà. Una democrazia, per rimanere tale, deve trovare altre vie per mettere la parola fine al conflitto. Yehoshua, dopo anni di generose illusioni, se ne è reso conto.

Come ha reagito la pubblica opinione, israeliana e internazionale? In Israele ne ha preso atto, con qualche eccezione a sinistra, dove sono risuonate le campane delle buone intenzioni, l’attribuzione ai coloni della responsabilità del fallimento di Oslo, ancora una volta ignorando chi le guerre ha voluto, il cui fine era la distruzione dell’“entità sionista”, non la pace. È stato rievocato il “sogno sionista”, come se la responsabilità di una pace mancata ne avesse invalidato il successo. Mentre la sinistra pacifista è sempre alla ricerca di una nuova leadership, Yehoshua si attiene ai fatti. E fuori da Israele, come è stata accolta la sua analisi? Ignorata. Ma come? L’opinione di A. B. Y. fa testo sui nostri media qualunque essa sia, gli si chiede persino perché ha lasciato Haifa per andare a vivere a Tel Aviv e a nessun cronista, di quelli che pendevano sempre dalle sua labbra, è venuta la voglia di chiedergli perché aveva cambiato opinione? Eppure la domanda è più che lecita. Invece niente. Chiediamocelo, mentre Israele festeggia e con giusto orgoglio il 70° compleanno.

Menu