Una rivolta morale contro la menzogna

Libri

di Daniela Cohen

Pro ArmeniaChe il 2015 sarebbe stato l’anno giusto per parlare finalmente di Armenia lo immaginavano in tanti, dal momento che il 24 aprile è caduto il centenario ufficiale del genocidio del popolo armeno, per quanto tutti gli studiosi abbiano da tempo ben chiarito come per oltre un ventennio, ovvero dalla fine dell’800, quel popolo fosse assai maltrattato all’interno dell’Impero Ottomano e specialmente in Anatolia. L’incontro di Papa Bergoglio con le più alte cariche copte-armene in Vaticano per testimoniare la sua vicinanza a tutta la comunità massacrata un secolo fa ha provocato una sequenza di reazioni: solidarietà da un lato, la negazione da parte del presidente turco Erdogan che si è perfino permesso di minacciare il Papa e tutti i sopravvissuti armeni ancora abitanti nelle zone dominate dai turchi. Dal momento che regna sovrana l’ignoranza, leggere libri storici che riguardino questa tragedia ovviamente sarebbe assai utile e ne è uscito uno da poco, piccolo e agevole, di facile letture, edito da Giuntina e intitolato Pro Armenia – Voci ebraiche sul genocidio armeno, a cura di Fulvio Cortese e Francesco Berti, con la prefazione di Antonia Arslan.
Vi si trovano quattro stupefacenti racconti scritti da personaggi eminenti e proprio a ridosso dei fatti, nel 1916, 1917 e 1918, con l’aggiunta del Dossier sul genocidio armeno di Raphael Lemkin che nel 1944 coniò il termine “genocidio” partendo proprio da questo inenarrabile disastro umanitario concomitante alla Prima Guerra Mondiale. “Gli armeni  si legge nel Dossier – hanno la particolarità di essere stati il primo popolo ad accettare il cristianesimo. Sin dal principio sono stati perseguitati. Per tremila anni l’Armenia è stata calpestata da eserciti di devastazione e da orde migratorie. È stata vittima di Nabucodonosor, di Serse e di Alessandro, dei romani, dei parti e dei persiani, dei bizantini, dei saraceni, dei crociati, di Seljuk e degli ottomani, dei russi e dei curdi”. E poi c’è l’appassionante capitolo tratto da Aaron Aaronsohn, Pro Armenia, un memorandum presentato al ministero della guerra a Londra il 16 novembre 1916 e il cui testo corrisponde a un dattiloscritto dello stesso anno tratto dagli archivi di un museo israeliano, che ha permesso la verifica dell’originale per stampare questo estratto. Comincia così: “Starsene seduti nella tranquilla Londra e scrivere dei massacri degli armeni è compito assai arduo… i massacri furono eseguiti su così larga scala, con tali raffinatezze di atrocità e portati avanti per un tempo così lungo e in maniera così metodica – il solo lavoro in cui i turchi sembrano capaci di essere metodici – che… ci si espone… come inclini alle esagerazioni”.
Inutile dire quanto facciano accapponare la pelle i dettagli. André Mandelstam, scrivendo La Turchia, pubblicato a Parigi nel 1918. Qui descrive un paese in cui “lo spionaggio era diventato un’autentica istituzione pubblica che fu necessario abolire, dopo la Costituzione, con speciale decreto imperiale”. Ci si riferisce all’Impero Ottomano ovviamente e come “questo potente virus era penetrato a poco a poco nel midollo del popolo turco e lo aveva avvelenato lentamente ma efficacemente”. Governi dispotici e popolazione avvelenata hanno portato ai saccheggi e ai massacri più spaventosi. L’altro autore, sono quattro in tutto, è quello che apre questo volume, Lewis Einstein, ebreo pure lui che scrive I massacri armeni. Egli tenta di spiegare quanto fossero crudeli “i turchi per loro natura” ma come pure i potenti dell’epoca nulla fecero per fermare quanto da tempo si sapeva avvenire in quei luoghi, avendo coinvolto sia la Grecia sia altri paesi. La Palestina era abitata già allora da tanti ebrei che faticavano parecchio per costruirsi uno spazio di vita possibile e videro con occhi molto lucidi quanto avveniva. Non solo tentarono di avvisare personaggi influenti in tutta Europa, in Russia e in America, ma spesso si fecero coinvolgere nel tentativo di salvare qualcuno fino a essere arrestati e uccisi con famiglie di armeni. Le biografie di questi quattro autori sono una storia nella storia e il piccolo libro di Giuntina è prezioso come un sorso d’acqua nel deserto delle illazioni e dell’oblio. E mi piace ricordare che Gariwo in questo 2015 ha dedicato un albero nel Giardino dei Giusti di Milano anche a un turco che si oppose al genocidio armeno, Gelal Bey, Giusto di Aleppo.

 

Pro Armenia – Voci ebraiche sul genocidio armeno, a cura di Fulvio Cortese e Francese Berti, traduzione di Rosanella Volponi con la prefazione di Antonia Arslan. Giuntina, pp. 134, euro 12,00

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