Tre giorni. E una vita che non sarà più la stessa

Libri

di Marina Gersony

Tre storie, tre giornate cruciali e destini travolti dalla Shoah. Con Tre giorni. Storie dalla Shoah, Nicoletta Sipos restituisce il ritratto di un’Europa straziata dalla guerra e dalle persecuzioni attraverso vicende umane che arrivano dritte al cuore. Un libro breve ed essenziale, che ci ricorda perché conoscere il passato sia indispensabile, soprattutto oggi, di fronte al ritorno dell’antisemitismo.

Primo giorno. 26 giugno 1939, lunedì. Attraente, determinata e incosciente come sa esserlo la gioventù. Ma non sprovveduta. È Eleonora Rienzi, detta Nora, che decide di osare e fuggire da un matrimonio combinato con un uomo più maturo, capace di garantire lusso e benessere a lei e alla sua famiglia. Sceglie invece un giovane studente ungherese conosciuto in Italia. Con una sola macchia, come in altre epoche tristemente note: è ebreo. Un incontro fatale per entrambi. A dispetto dei pareri contrari dei familiari, Nora parte in treno da Milano per raggiungerlo in Ungheria, dove lui è tornato. La aspetta una vita completamente diversa, da costruire tra nuove abitudini e una nuova lingua, accanto al futuro medico dalla promettente carriera.

Lì, le prime leggi razziali varate nel 1938 e nel 1939 appaiono più clementi di quelle tedesche e italiane. I matrimoni misti, già vietati in Italia, a Budapest si possono ancora contrarre. E gli ebrei, pur con delle limitazioni, possono ancora esercitare le professioni liberali. Il matrimonio di Nora con il giovane medico prende forma in un’atmosfera di solida borghesia, tra l’affetto dei suoceri e un rapporto con la madre che, grazie al telefono, si rinnova e si pacifica. Ma il sogno non può durare e la realtà prende il sopravvento. La guerra inizia ai primi di settembre del 1939. Tutta l’Europa è in subbuglio. Quando da questa unione nasce una bambina, fortemente desiderata, figlia di un ebreo e di una cattolica, una mischling… con lei nascono anche i problemi. I mischlinge non sono i benvenuti tra i nazisti.

Secondo giorno. 19 giugno 1944, lunedì. È il giorno della svolta per gli ebrei della città. Dovranno lasciare le loro case e prepararsi alla deportazione. Gli ordini delle Croci frecciate ungheresi sono tassativi: bisogna essere pronti al trasferimento, con una valigia a testa e il necessario per la permanenza. Non si cita la meta del viaggio, né lo scopo, né la durata. La cattolica Rienzi Eleonora è, per il momento, esonerata insieme alla figlia. Ma il matrimonio con un ebreo rende sospette Nora e la bimba agli occhi delle autorità.

Nel frattempo sette famiglie benestanti e note vengono temporaneamente alloggiate nella proprietà di un dentista, che vanta una clientela vasta e variegata, nella quale figurano anche esponenti di alto grado delle Croci frecciate, che si fanno curare da lui.  Di nascosto. E gratis. Di fatto, le autorità lasciano intendere di aver concesso loro un trattamento di privilegio. Ma è solo un’illusione. In realtà sono quattordici adulti spaventati e sette bambini curiosi e inquieti. Finché arriva il giorno della partenza. Poco dopo la mezzanotte, un gendarme bussa alla casa con il messaggio ufficiale: «La partenza è fissata per lunedì 26 giugno, alle 5 del mattino». Nessuno osa chiedere quando è previsto il ritorno. O se torneranno davvero.

Terzo giorno. 10 ottobre 1944, martedì. È il giorno della svolta per il medico ebreo István S., detto Pista, che da circa otto mesi è internato in un campo di lavoro nei pressi di Zalau, ex distretto romeno di Salay. I campi di lavoro sono l’alternativa al servizio militare armato imposto agli ebrei. Quella mattina agli uomini del campo viene intimato di raccogliere i pochi stracci in loro possesso: all’indomani, all’alba, devono partire. István sa da diverse confidenze che in Polonia, vicino a Oświęcim, ci sono diversi campi di sterminio con camere a gas in funzione giorno e notte. E sa che verranno uccisi. Tutti.

Fuggire durante il giorno è impossibile. Di notte i guardiani chiudono le baracche a chiave, mentre i cani feroci fanno la ronda senza stancarsi. Anche se riuscissero a raggiungere il limite estremo del campo, non potrebbero superare la rete elettrificata che chiude l’intero perimetro. I detenuti salgono sul treno all’alba del 12 ottobre, portando con sé le coperte in dotazione e poco più. Il viaggio sul vagone è un inferno. Ma István trova uno stratagemma geniale per fuggire insieme al fratello…

Una fuga rocambolesca attraverso il bosco, divorati dalla fame e dalla sete, sempre con il timore di essere scoperti e trascinati verso un destino di morte. Com’è paradossale la vita: sfuggire ai nazisti per essere uccisi dai sovietici e morire in modo assurdo. Ma poi arriva un colpo di scena che cambia le sorti dei protagonisti di Tre giorni. Storie dalla Shoah (Edizioni Ares, pp. 128, euro 14), l’ultimo libro di Nicoletta Sipos che racconta, appunto, queste tre storie intrecciate.

Tre storie, tre giorni diversi, legati da un filo rosso, compongono così il ritratto di un’epoca e di un’Europa straziata dalla guerra e dalle persecuzioni. Tre storie che restituiscono la tragedia della Shoah attraverso le vicende individuali, arrivando al cuore del lettore forse più di mille trattati e studi. Con l’esperienza di una lunga e feconda carriera di scrittrice e giornalista, Sipos ci consegna un piccolo libro essenziale e profondo, dal ritmo rapido. In poche pagine riesce a condensare vicende umane che la toccano direttamente e si imprimono nella memoria.

In un tempo in cui l’attenzione dedicata alla lettura sembra ridursi, la memoria rischia di essere sempre più “dimenticata” – forse anche a causa delle troppe informazioni che ci travolgono – e un nuovo, devastante rigurgito antisemita torna a dilagare, il libro di Sipos acquista un significato particolare. Non a caso l’autrice dedica il libro alla sua famiglia: «Questo libro è per i miei nipoti Arthur, Sabrina, Tommaso, Edoardo, Filippo, Katrin, Agata e per la piccola Aysel che mi ha reso bisnonna: perché conoscano il passato e sappiano costruire il futuro».

 

Nicoletta Sipos, Tre giorni. Storie dalla Shoah, Edizioni Ares, pp. 128, euro 14.00