Piero Sacerdoti, il manager umanista

Libri

di Ester Moscati

Giorgio Sacerdoti ricorda il padre, esponente della vita imprenditoriale e culturale milanese, negli anni del “miracolo economico”

A cinquant’anni dalla scomparsa di Piero Sacerdoti, il figlio Giorgio aveva pensato alla pubblicazione dei carteggi e della biografia di quest’uomo “di pensiero e di azione”, esponente della vita imprenditoriale e culturale di Milano dai primi decenni del ‘900, un “manager umanista” che ha attraversato il “secolo breve” lasciando un’impronta umana, professionale, culturale di grande profondità. Un ricordo che doveva restare nell’ambito familiare. Ma la mole e l’interesse del materiale documentario a disposizione, la caratteristica emblematica e rappresentativa di una certa epoca e di un determinato contesto, hanno portato alla scelta di elaborare un’opera più corposa e ambiziosa. È nato così Piero Sacerdoti. Un uomo di pensiero e azione alla guida della Riunione Adriatica di Sicurtà, pubblicato da Hoepli.
Nato a Milano nel 1905 da una famiglia, Sacerdoti e Donati, che come molti ebrei italiani aveva creduto fortemente alla causa liberale e all’unità d’Italia, anche Piero è un ebreo perfettamente integrato nella società civile milanese sin dagli studi al Liceo Ginnasio Parini, “allora il migliore della città”, compagno di classe di Dino Buzzati e Astorre Mayer, dove si distinse per un eccezionale profitto scolastico.
E poi, come accadeva ai rampolli della buona borghesia milanese, la laurea in Giurisprudenza è seguita da un’esperienza all’estero, a Berlino nel suo caso, inizio di una prospettiva internazionale di studio e lavoro.
Dirigente d’azienda, docente universitario, collaboratore di giornali e riviste: le numerose lettere riportate nel volume consentono di seguirne passo passo le vicende e i viaggi (a Berlino, negli Stati Uniti, a Parigi, dove lavora dal 1936 al 1940 come direttore della filiale francese della Riunione Adriatica di Sicurtà – RAS).
Nel 1938, nelle lettere alla madre è chiaro lo sgomento per le leggi razziali fasciste e il tradimento del profondo sentimento di “italianità” che pervade la famiglia, nonostante tutto.
Segue poi lo scoppio della guerra, la vita a Marsiglia e poi a Nizza, dove nasce il figlio primogenito, e infine la fuga di Piero con la moglie e il piccolo Giorgio in Svizzera, nel 1943. A Ginevra, Sacerdoti conobbe e frequentò Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, fondatori del Movimento federalista europeo, e Luigi Einaudi, futuro Presidente della Repubblica, proseguendo anche da “expat” una intensa attività di studio e di lavoro intellettuale. Alla fine della guerra, Piero Sacerdoti ritorna a Parigi, prima di essere nominato, nel 1949 a Milano, direttore generale della RAS, ruolo che ricoprì fino alla improvvisa morte avvenuta nel 1966.
Piergaetano Marchetti, nella prefazione al libro di Giorgio Sacerdoti, ricorda Piero come “una tipologia di manager umanista, curioso e colto, di cui troppo spesso si rimpiange oggi la mancanza”.

Giorgio Sacerdoti, Piero Sacerdoti. Un uomo di pensiero e azione alla guida della Riunione Adriatica di Sicurtà, Hoepli editore, pp. 384, euro 24,90.

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