Lo stregone

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A cinque anni dalla scomparsa, il ricordo di Indro Montanelli (1909-2001) è tuttora assai vivo e le sue sarcastiche battute vengono spesso ripetute da commentatori politici di ogni tendenza. Ora due studiosi – Sandro Gerbi e Raffaele Liucci – pubblicano da Einaudi una rigorosa biografia dei primi cinquant’anni del celebre giornalista, basata sullo spoglio integrale dei suoi articoli e su inedite carte d’archivio. L’arguto titolo, Lo stregone, è tratto da una lettera dell’ex ministro degli Esteri fascista, Dino Grandi, che allude alla diabolica capacità di Montanelli di avvicinarsi alla «verità» partendo da dettagli anche minimi e affidandosi alla propria intuizione.

I due autori ripercorrono dunque l’infanzia del giornalista a Fucecchio, la sua entusiastica adesione al fascismo, le varie vicende che lo videro in Etiopia, nella Spagna della guerra civile, in Estonia, e poi inviato di guerra per il «Corriere della Sera» nell’Europa in fiamme.
Seguono l’arresto e la fuga in Svizzera, e alla Liberazione il ritorno in «via Solferino», come inviato speciale (ad esempio, a Norimberga e in America); i rapporti con «il Borghese» di Longanesi; l’abborracciato tentativo «golpista» nel ’54, d’intesa con l’ambasciatrice Usa, Clare Boothe Luce; e la cronaca delle drammatiche giornate di Budapest in rivolta, nel ’56.

In questa sede, è da segnalare il capitolo intitolato “Il campo di concentramento”, dedicato agli interventi di Montanelli sulla «questione ebraica», dai tempi della guerra sino alla morte. In pagine precedenti, i due autori avevano già accennato alle sue ricorrenti frecciate antisemite (e anche a qualche episodio di segno opposto).
Il capitolo di cui sopra prende il nome dal campo croato di Jasenovac, visitato dal giornalista nel luglio del ’42, senza che nulla gli venga mostrato degli orrori ivi perpetrati.
Segue una rapida carrellata, che tocca un romanzo del ’45 (in cui uno dei protagonisti rovina la reputazione della madre per ottenere la «discriminazione»), le favorevoli corrispondenze da Israele del ’59, la discussa commedia Kibbutz, la positiva recensione della Lettera a un amico ebreo di Sergio Romano fino alle ultime Stanze del «Corriere», in cui Montanelli afferma tra l’altro: «Io sono un filosemita doc».

Gerbi Sandro e Liucci Raffaele, Lo stregone. La prima vita di Indro Montanelli,
Einaudi – Gli struzzi, pp. 391, euro 18,00

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