La copertina deòlòa graphic novel 'Presto torneremo a casa'

Libri della memoria: le testimonianze a fumetti dei bambini nella Shoah

Libri

di Nathan Greppi
C’è il piccolo Tobias, che dai 6 ai 9 anni ha vissuto come internato prima in un ghetto e poi in un campo di concentramento; c’è Emerich, che al termine della guerra aveva 21 anni, era alto 175 centimetri e pesava solo 34 chili; ed Elisabeth, che finì in un sanatorio dove formò una piccola famiglia con altri ragazzi ebrei che come lei si erano salvati. Queste sono alcune delle 6 testimonianze di ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio quando erano bambini o ragazzi, raccontate nella graphic novel svedese Presto torneremo a casa, sceneggiata da Jessica Bab Bonde e disegnata da Peter Bergting.

Il filo conduttore tra i 6 testimoni, diversi per nazionalità d’origine (polacchi, rumeni, ucraini, ecc.), sta nel fatto che tutti loro hanno subito sulla propria pelle l’orrore dei campi di concentramento, ma alla fine hanno avuto tutti un lieto fine: sono riusciti a sopravvivere e a cominciare una nuova vita in Svezia, dove erano arrivati chi come rifugiato e chi emigrando per ricongiungersi con i parenti rimasti, dove molti di loro sono diventati genitori e nonni. Un’altra cosa che li accomuna è l’impegno nel far conoscere ciò che è accaduto in particolare ai giovani, per educare le generazioni future affinché certe cose non si ripetano.

Tutte le storie, documentate da fondazione e associazioni svedesi contro l’antisemitismo, vengono narrate in prima persona dagli stessi sopravvissuti. Ci sono pochissimi dialoghi e nuvolette, tanto che in certi casi sembra più un libro illustrato che un fumetto. Per quanto riguarda le illustrazioni, vi è uno stile semplice, tipico di certi libri per bambini, tanto che nella maggior parte dei casi gli occhi vengono disegnati come semplici puntini. I colori utilizzati sono soprattutto quelli che richiamano situazioni cupe, come il blu scuro della notte o un rossiccio simile a quello delle foglie in autunno. Colori che lasciano spazio ad altri più chiari solo verso la fine, a indicare la speranza di un futuro migliore dopo la fine di un incubo.

Jessica Bab Bonde e Peter Bergting, Presto torneremo a casa, traduzione di Alessandra Albertari, Einaudi Ragazzi, pp. 104, 13,90 euro.

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