la copertina del libro 'La memoria dei salvati'

La memoria dei salvati: un’opera che mette a confronto gli oppressi e gli oppressori della Shoah

Libri

di David Zebuloni
Ogni testimonianza è preziosa e indispensabile. Ogni testimonianza racchiude in sé un mondo perduto, un capitolo della storia che non può essere dimenticato. Ogni testimonianza è assolutamente singolare e inedita. Tuttavia, ce ne sono alcune che sono state capaci di trasmettere il dolore individuale in termini universali. Così, per esempio, hanno fatto Primo Levi ed Elie Wiesel, che di fronte all’orrore più indicibile hanno trovato le parole giuste per spiegare l’inspiegabile.

Tra i racconti più particolari che ci hanno lasciato in eredità i due testimoni, vi sono quelli che narrano l’incontro con i loro oppressori. Dei racconti impregnati di emozioni contrastanti: dalla rabbia ai sensi di colpa, dal desiderio di vendetta alla rassegnazione. In un’opera di Fausto Maria Greco, intitolata La memoria dei salvati (Carocci editore), questi incontri vengono prima raccontati e poi analizzati. Prima compresi e poi studiati da vicino. Il risultato di tutto ciò è un breve saggio dalla natura accademica, ma dalla valenza umana.

Gli incontri in questione, dunque, sono frutto del vissuto e della coscienza dei due scrittori sopravvissuti alla grande tragedia. Il primo è quello di un ex deportato con il suo vecchio kapò ad Auschwitz, incrociato per caso su un autobus a Tel Aviv. Tuttavia, il desiderio di vendetta del sopravvissuto, protagonista del racconto di Elie Wiesel, non viene soddisfatto. Ciò ne scaturisce una lunga riflessione, trasmessa poi dal Premio Nobel per la pace, sul tema della rabbia, della vergogna, del perdono e del ricordo trasmesso alle generazioni future.

Il secondo incontro, invece, viene raccontato da Primo Levi e narra un dialogo a distanza intrattenuto con il funzionario tedesco responsabile del laboratorio di un sottocampo del lager di Auschwitz, in cui lo scrittore ed ex deportato italiano ha lavorato per alcuni mesi nel 1944. Come riportato da Greco, Levi aveva lo scopo di promuovere nelle nuove generazioni un’immagine non stereotipata dell’esperienza ad Auschwitz. Pertanto, egli decise di adottare un linguaggio prettamente narrativo nei suoi testi, necessario per ravvivare l’immaginazione morale e storica della tragedia di cui è stato protagonista.

Nell’ambiziosa opera di Greco, La memoria dei salvati, gli oppressi e gli oppressori vengono dunque messi a nudo e destrutturati fino a riconoscerne solo ciò che di umano c’è in loro. Un’umanità che a tratti spaventa il lettore, poiché sottolinea la responsabilità personale e la responsabilità collettiva dell’uomo, nonché l’impegno costante nella ricerca di giustizia e di verità. Anche e soprattutto oggi.

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