di Nathan Greppi
Sono appena lo 0,2% della popolazione mondiale, ma nel corso della storia gli ebrei hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante in numerosi settori, dalle arti alle scienze e dalla letteratura all’economia. Il 26% dei premi Nobel per le materie scientifiche sono andati a degli ebrei, così come il 35% dei premi Oscar per la miglior regia.
Gli antisemiti e i teorici del complotto tendono ad attribuire questo successo a trame occulte che vedrebbero gli ebrei controllare la finanza. In realtà, come ha spiegato il fisico Paolo Agnoli nel suo recente libro Gli ebrei e la cultura, il segreto del successo del popolo ebraico non risiede nel denaro, ma nella cultura.
Dopo aver fatto una panoramica dei nomi più celebri di ebrei diventati famosi in numerosi campi delle scienze, delle arti e della cultura, Agnoli spiega come nel corso di tutta la sua storia, il popolo ebraico ha sempre attribuito un’importanza fondamentale allo studio. Quando ancora tra i popoli dell’antichità gli analfabeti costituivano la maggioranza, gli ebrei insegnavano già a leggere e scrivere ai loro figli sin dall’infanzia, affinché potessero studiare la Torà e il Talmud, tanto da guadagnarsi il soprannome di “popolo del libro”. E ciò ha permesso loro di contribuire allo sviluppo delle società in cui vivevano, nell’Europa cristiana come nei paesi islamici.
Un altro fattore che emerge in maniera preponderante nel libro è il ricorso che gli ebrei fanno sovente all’ironia, per sdrammatizzare la condizione di un popolo spesso preso di mira dall’odio altrui. L’autore riporta nel libro diversi esempi di barzellette ebraiche che scherzano sugli stereotipi più diffusi sugli ebrei, e che danno l’idea di un popolo che vuole sempre restare ironico. Perché, come diceva Golda Meir, “il pessimismo è un lusso che un ebreo non può mai permettersi”.
Con poco meno di 70 pagine, il saggio di Agnoli risulta agile e svelto per un argomento che forse avrebbe meritato maggior approfondimento. Scritto in modo fluente e discorsivo, offre diverse informazioni interessanti e spunti di riflessione sulla strada intrapresa dal popolo ebraico nel corso della storia, e che in un’epoca di antisemitismo crescente risultano ancora più indispensabili.



