Il ritorno della prosa intimista: il nuovo establishment letterario israeliano

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di Cyril Aslanov

[Ebraica. Letteratura come vita]
Nel panorama letterario israeliano tre autori si distaccano nitidamente come i rappresentanti di un nuovo establishment letterario: Eshkol Nevo; Ayelet Gundar-Goshen; Dorit Rabinyan. Ho omesso a proposito Etgar Keret perché appunto questi tre autori sembrano aver reagito contro lo stile di scrittura di Keret che potrebbe essere considerato il surfer della letteratura israeliana: del surfer ha la leggerezza, la rapidità e se diamo alla parola surfing il suo significato figurato, ne ha la superficialità, il minimalismo e una disinvoltura rivendicata.

Nevo, Gundar-Goshen e Rabinyan manifestano la volontà di tornare alla tranche de vie realistica ed intimista nonché al ritmo lento dell’analisi psicologica. In altre parole, tutti e tre coltivano una scrittura più convenzionale di quanto lo era la scrittura dei loro predecessori immediati. Nevo ha frequentato corsi di scrittura creativa all’università oltre ai suoi studi di psicologia e questa congiunzione che unisce la scrittura creativa e la formazione di psicologo ha fatto di lui un autore che scrive secondo le regole dell’arte. Anche nella sua idea originale di strutturare la narrazione del suo romanzo Nostalgia (2004, 2014 in traduzione italiana) secondo un principio spaziale segue i modelli di Nagib Mahfuz o di Georges Perec (La vita, istruzioni per l’uso).

Non è un caso che una volta diventato professore di scrittura creativa, Nevo abbia avuto tra i suoi allievi Ayelet Gundar-Goshen, anche lei attaccata alle convenzioni della narrativa psicologica-intimista, arricchendola con la sua esperienza professionale di psicologa. Sembra del resto che questo orientamento psicoanalitico della talentuosa scrittrice le ha fatto dipingere situazioni psicologiche liminali e protagonisti fuori del comune, al di là della relativa normalità che caratterizza l’universo immaginario (eppure molto realista) di Nevo. In altre parole, l’allieva ha superato il suo maestro grazie alla rinuncia allo stile della saga familiare e la preferenza per protagonisti marginali (Yaakov Markovitch, il marito fittizio che non volle ripudiare la sua fittizia moglie), marginalizzati (il dottore Eitan Grin colpevole di omissione di soccorso ad un eritreo da lui investito) o insignificanti (Nofar Shalev, la mitomane venditrice di gelato). Questi protagonisti di Una notte soltanto, Markovitch (2012, 2015 in traduzione italiana), di Svegliare i leoni (2014, 2017 in traduzione italiana), di Bugiarda (2018, 2019 in traduzione italiana) hanno una cosa in comune: un evento particolare che fa passare il limite fra il grigio anonimato e una notorietà piuttosto negativa.

In quanto a Dorit Rabinyan, rappresenta anche lei questa modalità di scrittura intimista e psicologizzante, ma non facendo parte dell’establishment ashkenazita della società israeliana ha trovato uno stile inimitabile nei suoi primi due romanzi: Spose persiane (1995, 2000 in traduzione italiana), dove Rabinyan descrive la vita tradizionale di famiglie ebraiche e musulmane nel paesino iraniano di Omerijan come se fosse nata là (ma in realtà è una sabra e la sua esperienza dell’Iran deriva dai racconti familiari) e Le figlie del pescatore persiano (1999, 2002 in traduzione italiana) dove racconta in parallelo l’itinerario di tre famiglie emigrate in Israele dall’Iran, dall’India e dalla Turchia. Il suo ultimo romanzo Borderlife (2014, 2016 in traduzione italiana) che racconta la storia di un amore impossibile fra un’israeliana e un palestinese si è allontanato da quelle atmosfere etniche e ha ricevuto una notorietà paradossale dopo che il Ministero dell’Educazione israeliano l’ha eliminato dal programma di letteratura della Maturità, sebbene il romanzo fosse stato selezionato da un team di responsabili pedagogici.

In conclusione, Eshkol Nevo, Ayelet Gundar-Goshen e Dorit Rabinyan hanno dimostrato che la vena del romanzo di analisi psicologica profondo, intimista, realista è sopravvissuto alla parentesi rappresentata da Etgar Keret e Orly Castel-Bloom che preferivano al realismo una fantasia senza limite e alla profondità psicologica un minimalismo deliberatamente superficiale.

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