I libri dell’estate: per ridere e discutere con gli amici

Libri

14Ecco le novità dello scaffale “ebraico” dell’ultimo anno: romanzi, saggi storici e di attualità, racconti, e-book. da portaRE in valigia o sotto l’ombrellone. tutti i titoli scelti dalla redazione

C’è la neonata casa editrice Tiqqun che ripropone un libro che segnò una generazione, leggendario e introvabile, Ladri nella notte, di Arthur Koestler, in versione Kindle. C’è il divertissement e la risata che ti strappano le pagine di Una notte soltanto Markovitz, dell’israeliana Ayelet Gundar Goshen, la surreale ed esilarante storia di tre pionieri-soldati israeliani che ne vedono di tutti i colori. O ancora, l’ultimo Israel Joshua Singer, tradotto ex novo da Adelphi, La pecora nera, poesia, struggimento, personaggi indimenticabili e l’aspetto più duro del mondo religioso Ostjudentum, vissuto come oscura prigione. O ancora, c’è Eshkol Nevo, con un nuovo romanzo che trafigge e che lo riconferma tra i talentuosissimi di questa terza generazione di scrittori israeliani, quella dei quarantenni. E poi, riflessioni sull’attualità come quella di Alain Filkielkraut, gioielli di erudizione come i saggi di Simon Schama, Eliahu Kitov, Louis Ginzberg. Nei romanzi proposti, il leitmotiv è un’ilarità difusa, l’umorismo, il gusto per l’ironia e per i giochi di parole. Perché, come scriveva Shalom Aleichem, «la spiritualità ebraica è uno scoppio di risa». Ecco la nostra selezione delle novità dell’ultimo anno: per riflettere, ridere, sognare, discutere.
Pensiero

Harari, l’avventura umana
Ha galvanizzato orde di ventenni universitari e, a soli 38 anni, è già una leggenda, non solo in Israele. Non è un artista, eppure il Museo d’Israele a Gerusalemme gli dedica una mostra ad personam, Breve storia del genere umano (fino a gennaio 2016), concettualmente originalissima (l’ho vista e garantisco). Yuval Noah Harari è lo storico più anticonformista del momento grazie a un best seller che è una cavalcata nella millenaria storia dell’umanità. Come sarebbe una giornata con Adamo ed Eva? Cosa sarebbe successo se avessero prevalso i Neanderthal o se ci fossimo fermati al linguaggio del cercopiteco verde? Insomma, a che cosa si deve il successo dell’homo sapiens sulle altre specie, si chiede Harari? Capacità di fiction, amore per il gossip, scambio di informazioni e di storie. Qui sta la chiave del suo successo, nella “forza dell’immaginazione” e nella capacità di creare storie  a cui tutti credono. Elementi questi che hanno reso gli uomini dominatori incontrastati. Partendo dall’età della pietra fino a oggi, Harari reinventa tappe e stazioni: rivoluzioni cognitive e rivoluzioni scientifiche, la bufala della rivoluzione agricola (“la più grande impostura della storia”, dice), la rivoluzione permanente o quella dello shopping. Con la sua capacità di leggere trasversalmente epoche storiche lontanissime, Harari è il nipotino ideale del grande antropologo-storico Jared Diamond. Approccio divulgativo, stile ironico e brillante: attrae lettori come una calamita. (Fiona Diwan)
Yuval Noah Harari, Da animali a dei – Breve storia dell’umanità, Bompiani, 531 pp, 22 euro

 

Finkielkraut, l’indignato philosophe
Ha soffiato il posto di star mediatica a Bernard Henry Levy. Siede tra i 40 immortali dell’Academie Francaise e nel pantheon dei philosophe più ascoltati. Per capire la Francia di oggi, impossibile prescindere dalle sue analisi. Alain Finkielkraut parla di tutto: laicità e Repubblica, islam e ebraismo, letteratura, amore, modernità, sionismo, umanesimo, arte di trasmettere il sapere, Hollande e Levinas… Con un best seller filosofico in vetta alle classifiche, racconta l’identità infelice della Francia di oggi, un modello di integrazione che non funziona più, le leggi francesi che non vengono più rispettate e un Paese che ha perso la bussola. Genitori sopravvissuti ad Auschwitz, Finkielkraut tuona contro la “polizia del pensiero” invocando la “ghigliottina morale” per coloro che ancora continuassero a difendere l’identità multiculturalista e il suo infelice modello meticcio. L’amore totale per la Francia (che ha accolto i suoi dopo la Shoah), va di pari passo con quello per Israele. Dall’Affare Dreyfus al recente dibattito sull’identità, dall’antisemitismo odierno al culto della galanteria francese fino alla misoginia delle banlieu islamizzate dove la gonna è proibita e le donne portano velo e pantaloni “per non essere tacciate di puttane”… Finkielkraut accusa, s’indigna, protesta: e non si cura delle accuse di reazionario o di traditore dei progressisti. (Fiona Diwan)
Alain Finkielkraut, L’identità infelice, Guanda, 178 pp, 18 euro

 

Schama, lo storico superstar
Nehemia cavalca alla luce della luna e non dorme, il cuore pieno di desolazione per la rovina di Gerusalemme. Yehuda Halevì scrive sotto i gelsomini di Granada e non sa che presto le sue poesie ne canteranno il profumo e il rimpianto. Cristoforo Colombo ama consultare l’Almanacco del Rabbino astronomo Abraham  Zacuto, lo usa perché gli fa da bussola durante la navigazione a bordo della Pinta.
Questo e altro troviamo ne La storia degli ebrei di Simon Schama, professore alla Columbia University e star incontrastata del mondo intellettuale anglosassone: più di 500 pagine che si dispiegano come un’incredibile avventura romanzesca. Come accade che la voglia di vivere si affermi sulle avversità più spaventose?, si chiede Schama. Come è possibile continuare a guardare avanti quando tutto intorno a noi brucia, e le pagine dei sefer Torà crepitano insieme a quelle dei corpi, dati ugualmente alle fiamme? Come fecero gli ebrei a mantenere in vita fede e identità, nonostante tutto? Non con un’ingessata rigidità, non con la chiusura nella roccaforte della norma, come recita il main stream. Vissero accanto a molti altri popoli, risponde Schama. Solo le persecuzioni li spinsero in due bolle separate, dice lo storico. La risposta sta nello studio e nella Parola, la Torà, che fin dal VI secolo prima dell’E.V. «venne letta ad alta voce, facendosi rotolo trasferibile di storia, legge, sapienza, poesia, profezia, consolazione». E ancora: Mosè e Platone, il mondo greco e quello ebraico, sono così agli antipodi dal punto di vista del pensiero, così come viene insegnato? Impossibile raccontare questo portentoso saggio che ipnotizza la nostra curiosità e l’intelligenza storica, come pochi saggi hanno saputo fare finora. (Fiona Diwan)
Simon Schama, La storia degli ebrei – In cerca delle parole – Dalle origini al 1492, Mondadori, 30 euro, pp 580.

 

Nasce Tiqqun, nuova casa editrice digitale
Ci sono libri che hanno fatto la storia, libri che hanno formato intere generazioni e altri ancora di cui si sono perse le tracce. E ci sono giovani autori capaci di uno sguardo così originale sulla propria realtà, da colpire nel segno meglio di un saggio sociologico. Raccontando in questo caso la società urbana israeliana, le sue sfumature, e trasponendole in un racconto letterario. In questa direzione va la neonata Tiqqun, nuova casa editrice digitale il cui nome racchiude le linee guida del progetto editoriale. Tiqqun infatti è l’atto divino con cui l’Altissimo ripara gli strappi nella tela dell’universo; ma è anche il rammendo invisibile nel tessuto di una vita, nella trama delle idee, per ricucire vuoti e visioni trascurate. Come racconta Anna Foà, cofondatrice della casa editrice insieme a Martina Schmied, Tiqqun presenta «collane digitali su specifici temi connessi ad Israele. Titoli legati al pensiero e alla storia Ebraica, magari attraverso il recupero di vecchi titoli fuori catalogo o scomparsi, perfetti per la nostra linea editoriale. Come il caso di Arthur Koestler con Ladri nella notte, mai più ristampato dal 1971. Il digitale quindi come second life per questi romanzi. Inoltre, vogliamo concentrarci su una letteratura giovane che restituisca uno sguardo diverso su Israele. Un’esigenza scaturita dal grande successo del cinema israeliano che, con i giovani registi, sta trasmettendo un’immagine mai sterotipata di Israele, un Paese pieno di fervore culturale e non il perenne conflitto che riportano i tg». Due pubblicazioni per l’esordio, che si possono acquistare su Amazon. «Ladri nella notte ci narra della nascita dello Stato Ebraico: un vero romanzo, con protagonisti vissuti negli anni ’30, da cui capiamo qual è l’autentica molla originaria da cui scaturisce Israele», spiega Anna Foà. «Life on mars, di Fiammetta Martegani, è invece una vicenda in presa diretta di come si viva in Israele oggi, una sit-com ambientata in un bar di Tel Aviv. L’autrice ci restituisce la vivacità degli avventori attraverso dialoghi efficaci. E ci regala un’insolita prospettiva grazie al suo particolare humor». (Paolo Castellano)

 

Il talento di Katja
È la scrittrice rivelazione dell’anno. A 45 anni, Katja Petrowskaja firma un’opera prima di rara potenza, celebrata da pubblico e critica. Al centro, la sua famiglia, in cui «c’era di tutto. Un contadino, parecchi insegnanti, un agente provocatore, un fisico e un poeta. Un rivoluzionario e un eroe di guerra ma, in particolare, c’erano leggende». E c’era la nonna di suo padre, che “forse” si chiamava Esther, ma non ne sono sicuri, perché il padre la chiamava solo babushka. Si sa che fu uccisa nel 1941, “distrattamente”, da un tedesco, cui aveva chiesto indicazioni su come raggiungere la fossa di Babij Jar, vicino Kiev. A Kiev, Katja Petrowskaja è nata, per spostarsi poi a Berlino. Per scrivere questo romanzo-ricerca-storia di famiglia sceglie il tedesco, la “lingua del nemico” la voce di una delle tante culture – russa, ucraina, tedesca ed ebraica – di cui è figlia. E tante sono quindi le strade che percorre per seguire il filo della sua indagine, alla ricerca dei suoi avi, attraverso Germania, Russia, Polonia e Austria, e ancora i gulag e i lager, incisi nei rami della sua genealogia. Pathos e scrittura potente, per quella che è forse una delle letture più coinvolgenti dell’anno.
(Ester Moscati.)
Katja Petrowskaja, Forse Esther, trad. Ada Vigliani, Adelphi, pp. 241 euro 18,00

 

Tenenbom il terribile
un trasformista che riesce a infiltrarsi dappertutto pur di acciuffare la notizia e lo scoop del momento. Come un imitatore o un cabarettista, il giornalista israeliano Tuvia Tenenbom, nato a Tel Aviv nel 1957, è abilissimo nello svelare ciò che si nasconde dietro le apparenze. Dà fastidio, irrita, punzecchia, passa con naturalezza da un’ambiente all’altro. Irreverente, lucido, molto documentato, tra ironica leggerezza e il rigore del giornalista d’inchiesta, Tenenbom si pone una domanda: a 70 anni dalla fine dela Shoah, i tedeschi di oggi sono ancora antisemiti? Il giornalista non dà una risposta univoca ma fa capire che la verità è sfumata e cupa, ben più di quanto il distaccato perbenismo tedesco riveli. Ci sono le ferite del passato e la società multietnica, l’antisemitismo e il nazismo, – ancora un tabù in Germania -. Da Koln, a Monaco, a Berlino, Tenenbom si infiltra ad Amburgo nel sindacato dei giovani tedeschi filopalestinesi “Die Linke” spacciandosi per giordano. Poi va a Neumunster e si intrufola nel “Club 88”, un locale di naziskin. Un’inquietante e spiritoso ritratto della Germania di oggi, un grande giornalismo d’inchiesta che ha scatenato dibattiti e polemiche (aspettando la traduzione di Catch the jews, altro best seller ma su Israele). (Roberto Zadik)
Tuvia Tenenbom, Ho dormito nella camera di Hitler, 382 pp, Bollati Boringhieri, 18,50 euro.

PENSIERO

È Iyar, il mese dello splendore: come un bocciolo di rosa che si schiude, così è la generazione che uscì dall’Egitto e che divenne radiosa preparandosi a ricevere la Torà. C’è Sivan, il mese della bontà di Ruth, il mese del tikkun della notte di Shavuot, notte che apre le braccia alla nostra possibilità di riparare e che precede la rivelazione della scintilla divina con il Matan Torà. E ancora c’è Tammuz, mese in cui Giosuè ferma il sole e la luna; e poi Av il mese del ripiegamento e dell’implacabile forza distruttiva della storia, (dai marrani alla distruzione dei due Batei Hamikdash…),  il mese di Esav e delle tenebre, celebrato però nel cuore dell’apoteosi della luce estiva, il mese che cerca l’annidarsi interiore della ferita per poter elaborare la catarsi del lutto. E poi Elul, mese della riconciliazione e della teshuvà, quando il canto dello shofar si prepara a toccarci l’anima e a sancire il nostro pentimento. E ancora, Tishri, Cheshvan, Kislev, Tevet, Shevat, Adar, Nissan… con le loro storie, feste, simboli, insegnamenti. Si potrebbe continuare per ore a raccontare le bellezza di quest’opera poderosa, con la sua ricchezza di racconti, midrashim, regole halachiche, scritta in modo catturante, lungo tutto il ciclo dell’anno ebraico, stagione dopo stagione, festa dopo festa. Un’appassionante ed eruditissima cavalcata nei mesi e sui sentieri del tempo del calendario lunare, in un’opera che è un prodigio di cultura ebraica, dai commentari, alle parashot, alle citazioni sapienziali. Questo è il Sefer Hatoda’à di Eliahu Kitov, maestro chassidico e immenso studioso ed educatore, una figura mitica sopravvissuta all’ecatombe del chassidismo polacco (1912-1976), nato a Opole Lubielskie, vissuto a Varsavia, l’alyià in Israele nel 1936. Una lettura che è una guida spirituale ebraica, ricca di riferimenti culturali, piacevole e profonda, capace di inanellare il racconto della Torà e dei commenti alle varie Parashot, contestualizzandole nel tempo. La prosa concisa, la conoscenza sterminata delle fonti storiche e ermeneutiche, ne fanno un’opera che dovrebbe essere presente in ogni biblioteca ebraica. Meritori l’editore italiano e l’ottima traduzione di Vera de Benedetti Cohenca. Irrinunciabile. (Fiona Diwan)
Eliahu Kitov. Sefer Hatoda’à – Il ciclo dell’anno ebraico, tre volumi, Morashà

Quattro saggi scritti tra il 1916 e il 1934. Perché rileggerli oggi? Perché, nonostante l’Europa abbia conosciuto, nel secondo dopoguerra, il più lungo periodo di pace della sua storia, l’Europa ancora non c’è. Non c’è quella patria comune ideale, quel territorio forgiato sui medesimi valori dell’Umanesimo, che Stefan Zweig sognava negli anni Trenta e che invece si frantumò nell’orrore, devastando nel profondo anche l’animo di Stefan. Figlio della Mitteleuropa, esule in Sudamerica, visse come un fallimento personale, come una tragedia insopportabile il crollo della civiltà europea, la brutalità rappresentata dal nazismo. Il suicidio, nel 1942, pose fine alla sua angoscia. La sua idea di un’Europa unita da cultura e radici comuni, madre di popoli diversi, è ancora adesso una grande lezione. Oggi che le sfide del mondo globalizzato dovrebbero imporre il risveglio di un’identità e di una mission collettiva. Super attuale. (Ester Moscati)
Stefan Zweig, Appello agli europei, trad. Leonella Basiglini, Skira, pp. 82, euro 12,00

Due giganti allo specchio: Gershom Scholem si confronta con un maestro del pensiero ebraico, l’ebreo austriaco Martin Buber. Personaggio complesso, Buber fu, per Scholem, entusiasta divulgatore del messianesimo, dell’idea di Redenzione e, com’è noto, del Chassidismo. «Cercava la mistica nell’ebraismo e per questo fu in grado di trovarla, ovvero di percepirla quando si imbattè in essa». Secondo Scholem, Buber approfondì la spinta mistica del Chassidismo, il rapporto fra Io e Tu, la relazione fra l’ebreo, Dio e il mondo esterno, evidenziando l’importanza del dialogo, principio sul quale “si fonda Israele”.  Per riflettere.(Roberto Zadik)
Gershom Scholem, Martin Buber, interprete dell’ebraismo, Giuntina, pp. 103, 12 euro.

Non smetterà mai di stupire questo opus magnum che raccoglie, midrashim, commentari, una mole mastodontica di materiali sparsi che qui acquisiscono coesione narrativa e ci regalano il fluire della narrazione biblica lasciandoci come bambini senza fiato in ascolto di una fiaba. Stiamo parlando di Le leggende degli ebrei, dove il genio di Ginzberg ci dona il fiume della Torà arricchito dagli apporti di tutti gli affluenti ermeneutici possibili per soddisfare la nostra “fame di Torà”, specie per chi non padroneggia l’ebraico biblico. Si va dall’episodio del Vitello d’oro all’asina di Balaam, fino al bacio che l’Altissimo accetta di dare a un vecchissimo Mosè che non vuol saperne di morire sul Monte Tabor. Continua l’impresa Adelphi, tradurre un caposaldo della letteratura midrashico-esegetica. (Fiona Diwan)
Louis Ginzberg, Le leggende degli ebrei – Verso la Terra Promessa, V° Volume, Adelphi, 28 euro, pp 442

 

VARIA
“La scrittura? È come l’amore, una benedizione capace di sanguinare come una ferita”. Narratore di ebrei destinati a soffrire, poeta di una Brooklyn grigia e dolciastra, conoscitore dei rimorsi che tarlano l’anima, Malamud ha sempre saputo che amare e scrivere sono due cose complementari, dice Francesco Longo, curatore di questo mirabile inedito di Bernard Malamud, tra i più grandi della letteratura Usa del dopoguerra. I suoi libri ci parlano di uomini perdutamente innamorati – e quasi sempre sconfitti-; di un’umanità ebraica marginale e dolente e della normalità in chiaroscuro di un mondo di immigrati alle prese con un insanabile senso di perdita.
Ma questo piccolo e prezioso saggio è anche una riflessione intorno alla letteratura, alla fantasia e all’invenzione, intorno alla scrittura e alle sue tecniche, e all’esperienza umana che nutre tutto ciò. Ivi compreso l’essere ebrei e «la fortuna di essere una minoranza». Per futuri scrittori. (Fiona Diwan)
Bernard Malamud. Per me non esiste altro – La letteratura come dono, lezioni di scrittura, Minimum Fax, 10 euro, pp 121.

Attraverso uno studiato itinerario dal nord al sud, la storica Anna Foa ripercorre i luoghi degli ebrei di Italia, seguendo sulle mappe il fitto reticolo di giudecche e la rete dei ghetti che segnano il suolo della penisola. Un’analisi delle vicende storiche accompagna i labirintici percorsi che gli ebrei sono stati costretti a compiere durante la loro storia. Leggendo questa piccola guida si percepisce il forte genius loci, il legame tra le città e gli ebrei che vi ci abitano. Roma, Venezia, Torino, Livorno, Bologna, Ancona, Ferrara e Mantova ma anche Puglia e Sicilia… A Siracusa, per esempio, si trova un miqvé alla profondità di 18 metri sotto terra e, per accederci, bisogna sfidare quarantotto ripidi scalini. Solo a questa profondità, infatti, si riesce ad attingere direttamente all’acqua sorgiva, come prescritto dalle norme ebraiche per il bagno rituale. Questa e altre curiosità in questo illiminante baedeker. Prezioso. (Naomi Stern)
Anna Foa, Andare per Ghetti e Giudecche, Il Mulino, pp.126. euro 12,00

Ayaan Hirsi Ali, 46 anni, somala naturalizzata olandese, è una delle voci più forti e controverse del mondo islamico. Nota per le posizioni radicali e le battaglie in favore dei diritti umani e delle donne all’interno della tradizione islamica, il suo impegno le è valso una fatwa, che tuttavia non l’ha fermata. Nel suo ultimo libro, l’autrice sostiene che l’Islam può cambiare ma, perché ciò avvenga, ci vuole la collaborazione dell’Occidente. Scrive: «È mia intenzione mettere a disagio molte persone: non solo i musulmani, ma anche i difensori occidentali dell’Islam. Non lo farò disegnando vignette, voglio invece sfidare secoli di ortodossia religiosa con idee e argomenti che, sono certa, saranno definiti eretici: l’Islam non è una religione di pace». Parole forti, supportate da argomentazioni ed esempi illuminanti, destinati a far discutere e riflettere (Hirsi Ali propone cinque emendamenti al credo islamico). L’autrice dedica anche un capitolo a dissidenti e riformatori musulmani attivi in tutto il mondo, con tanto di nome e cognome, e al loro contributo spesso coraggioso: un numero crescente di persone che, con sprezzo del pericolo e ignorate da tutti, -si batte perché la fede di Maometto, attraverso una grande riforma, possa ritrovare una vocazione moderata, tollerante. (Marina Gersony)
Ayaan Hirsi Ali, Eretica. Cambiare l’Islam si può, trad. Irene Annoni per Studio Editoriale Littera, Rizzoli, pp. 308, euro 19,00

Una storia di oceano, di sfide, di traversate, tempeste, traguardi. Ma soprattutto di amore. Inbar Meytsar, nata a Milano ma israeliana di origine, racconta in queste pagine l’avventura di vivere accanto ad un navigatore, suo marito, che le ha lasciato un doloroso rimpianto ma anche una grande passione.
Inbar Meytsar, Ho sposato l’oceano, Longanesi, pp. 196, euro 13,00

Ventidue secoli di storia degli ebrei a Roma raccolti in una graphic novel. Judei de Urbe racconta la presenza ebraica nella capitale dai primi commercianti provenienti da Alessandria nel II sec. a. C. fino all’incontro in sinagoga tra Papa Francesco e il rabbino Di Segni, previsto per quest’anno. Originale.
Mario Camerini, Judei de Urbe, Giuntina, pp. 256, euro 20,00

 

MEMOIR
Un documento storico straordinario, che narra la vita ‘normale’ di un’adolescente ebrea ortodossa, Rywka, nell’incubo del ghetto di Lodz: un diario scritto da una ragazzina nella città polacca nel 1944, ritrovato da un medico dell’Armata Rossa in mezzo alle macerie dei crematori di Auschwitz e giunto, quasi miracolosamente, fino a noi. Vi si leggono i racconti e le emozioni di Rywka, una ragazza intelligente dalla scrittura chiara ed espressiva, che vive quotidianamente la vita del ghetto: una vita per certi versi normale, fatta di incontri e scontri con le amiche, di scuola e lavoro e di passioni letterarie, in cui però l’orrore delle condizioni in cui vivono qui gli ebrei non smette di far sentire la propria devastante presenza. Non sono poche le pagine in cui Rywka si rivolge a D-o chiedendo di mettere fine a questa sofferenza, ormai orfana, con due fratellini piccoli uccisi a Chelmno, e in una condizione di costante fame. Un libro arrivato a noi come un messaggio in bottiglia, da leggere assolutamente. (Ilaria Myr)
La memoria dei fiori. Il diario di  Rywka Lypszyc, trad. L. Sacchini, Garzanti, pp.196, euro 14,90

«Il destino degli ebrei è quello di essere mai padroni, sempre ospiti». E Nissim Matatia, ebreo greco che in Italia ha fatto fortuna come pellicciaio, lo sa bene. Arrivato a Bologna senza un soldo in tasca, è riuscito a crearsi un nome, a frequentare i salotti buoni del suo tempo ma, soprattutto, a diventare proprietario di una casa di mattoni rossi sul lungomare di Riccione, proprio accanto a Villa Margherita del Duce Benito. Dopo il 1938 e le Leggi razziali, però, cominciano le pressioni alla famiglia Matatia – composta da Nissim, la moglie Matilde, e i tre figli Camelia, Nino e Roberto – a vendere la casa: perché il Duce non può certo avere dei vicini ebrei. In queste pagine, ricostruite da un discendente della famiglia grazie alle lettere scritte dall’allora adolescente Camelia all’amato Mario, si rivive il lento e inevitabile declino di una delle tante famiglie ebraiche che in Italia videro la propria vita agiata e considerata fino allora intoccabile, rompersi e andare in mille pezzi come cristallo caduto a terra. Struggente. (Ilaria Myr)
Roberto Matatia, I Vicini socmodi, Giuntina, 2014, pagg. 110, euro 10

Una donna minuta e coraggiosa: è l’ebrea belga naturalizzata olandese Hetty Verholme che narra i tremendi giorni a Bergen Belsen con limpidezza e senza rancore, con una serenità e una precisione che lasciano sbalorditi. Strappata a 12 anni ai propri genitori, visse sola, diventando poi, per i bambini del lager, una sorta di mamma-bambina. Oggi, Hetty Verholme ha voluto ricordare quei giorni e infine testimoniare la forza di guardare avanti. Eroico e poetico.(Roberto Zadik)
Hetty Verholme. Hetty. Una storia vera, Il Castoro Editore, pp. 251,  euro 13,50,

Un memoir in forma di romanzo, davvero originale. Nato in Ucraina ma giunto in Italia da ragazzo, medico specializzato in anestesia, l’autore Yigal Leykin è alla sua opera prima, scritta dopo aver raccolto e ben utilizzato i ricordi del padre, tutti autentici. Autore di numerosissimi studi scientifici, Leykin sfodera un’incredibile abilità narrativa e ci regala una storia tutta in prima persona, quella di un uomo che sta per compiere 90 anni e che una semplice telefonata catapulta indietro di 70 anni, al rastrellamento dove fu catturata la sorella. L’anziano novantenne si deciderà finalmente a trascrivere i suoi ricordi e a consegnarli al figlio, un medico italiano. Un libro pieno di vita, paure, amori, dolcezza. Soprendente. (Daniela Cohen)
Yigal Leykin, Una vita qualunque, Giuntina, pp. 294, 15 euro.

 

BIOGRAFIE

Oggi definiremmo Charlotte Salomon un’artista multimediale. La sua avventura artistica miscelò pittura, letteratura, drammaturgia e musica. Una storia toccante e amara che, al di là del suo personale destino, fa pensare a quanto scempio di bellezza, quanta ricchezza, umanità, arte e poesia il nazismo abbia cancellato. Charlotte, a soli 26 anni, incinta di cinque mesi, è stata gassata ad Auschwitz. Nata a Berlino in una raffinata famiglia ebraica alto-borghese (ma segnata dal suicidio e dalla follia), all’avvento del nazismo Charlotte deve lasciare i suoi studi, separarsi dalle speranze di una carriera artistica, per riparare in Provenza, dove non riuscirà a sfuggire alla deportazione. Lasciò una valigia piena di splendidi disegni e di sogni spezzati. Struggente. (Ester Moscati)
Bruno Pedretti, Charlotte – La morte e la fanciulla, Skira, pp. 163, euro 15,00

Herbert Pagani, Fred Buscaglione, Sergio Endrigo, …, compositori, poeti, talenti geniali. Il critico musicale Enzo Gentile ne traccia una serie di rittatti umani e musicali, eccellente la parte su Pagani. Il cantautore e artista ebreo libico viene qui restituito con la sua fantasia, la sua forza di carattere e le sue fragilità.
Nella breve vita, durata solo 44 anni, Pagani ha scritto poesie e canzoni indimenticabili. Una mini-biografia per capirne creatività, tormenti e bellezza. Illuminante. (Roberto Zadik)
Enzo Gentile, Lontani dagli occhi-vita, sorte e miracoli di artisti esemplari, Laurana, pp. 84,  euro 13,00

ROMANZI

Non occorre essere amanti del jogging per apprezzare questo libro; basta essere amanti delle sfide e della vita. Nella storia di Massimiliano Boni, un normale quarantenne con lavoro, famiglia e due passioni  -la scrittura e la corsa -, si trovano le risposte a tante piccole domande di ogni giorno. “Cosa spinge una persona a scendere dal letto, indossare delle scarpette da corsa e faticare per chilometri? Chi glielo fa fare?”. Boni risponde con un libro sotto forma di diario che racconta il lungo cammino verso una maratona, che sembra essere una chiara metafora della vita. Sofferenza, fatica, sogni nascosti, richiami all’ebraismo e riflessioni racchiuse in pagine dense e scorrevoli. Un anno di preparazione per affrontare 41,195km ma non solo: un figlio in arrivo, aspettative e la costante consapevolezza che la vita non è mai scontata e che tutto può cambiare da un momento (o da un chilometro) all’altro. (Naomi Stern)
Massimiliano Boni, Solo per un giorno, 66THAND2ND, pp. 171. euro 16,00

Mi aveva colpito, Assaf Gavron, con Idromania, un romanzo distopico, fantapolitica agra; questo invece è un libro sulla superficialità degli stereotipi e sulla necessità di capire il prossimo, mettendosi nelle scarpe di qualcun altro e camminandoci almeno per un po’. Anche se questo “qualcun altro” è un colono, fondatore e difensore di insediamenti illegali, capace di difendere la terra strappata al deserto in barba alla legge, all’esercito e ai vicini. Condito con una sostanziosa dose di ironia, il romanzo di Gavron non è mai giudicante né colpevolista, ma riesce a comunicare una realtà composita e a svelarne volti inaspettati. C’è misticismo, ma anche una sorta di anarchia ribelle, passione libertaria e voglia riempirsi gli occhi di sole e di annusare il vento, lassù in alto sulla Collina. (Ester Moscati)
Assaf Gavron, La collina, traduzione Shira Katz, La Giuntina, pp. 530, euro 19,50

Possono un paio di baffi (ma non baffi qualsiasi, mustacchi imperiali!) scatenare passioni, risolvere conflitti, accendere risate? Possono, sì, se sono i baffi, sensibili come vibrisse, di Zeev Feinberg, coprotagonista e alter ego dell’amico Yaakov Markovitch. Eroe e antieroe, due compagni d’avventura e sodali, vittime in parallelo dell’Amore e delle sue illusioni, un po’ come Don Chisciotte e Sancho Panza. Un romanzo al profumo d’arancia e melograno, Israele ai suoi albori, l’immigrazione difficile, i matrimoni di convenienza capaci tuttavia di lacerare i cuori. Originale e divertente, in Israele ha vinto il premio Sapir per la migliore opera prima. Una cascata di humour. Esilarante. (Ester Moscati)
Ayelet Gundar-Goshen, Una notte soltanto, Markovitch, trad. Raffaella Scardi e Ofra Bannet, La Giuntina, pp. 326, euro 16,50

Eshkol Nevo colpisce ancora e ci regala un’altra meravigliosa storia di gente comune. Siamo in Israele, in un luogo imprecisato chiamato la Città dei Giusti: dei suoi abitanti, l’autore mette a nudo l’anima, le emozioni, i desideri e con il suo irresistibile stile finto-semplice, – in realtà sofisticatissimo e ricco di mille sfaccettature – scopriamo la storia di Katia e Anton, due anziani russi arrivati in Israele per trovare un posto migliore, – la ricerca della “nuova terra”-. Nella Città dei Giusti – situata nella zona che altri abitanti chiamano Siberia per il bizzarro microclima freddo -, una mattina, i due anziani vedono le gru per la costruzione di un edificio. Sarà il circolo degli scacchi, tanto desiderato da Anton, che ha il cuore avvolto da un immotivato velo di depressione? No, è un Mikvè, finanziato da un vedovo americano che lo dedica alla memoria della defunta moglie… Da qui si inanella una commedia degli equivoci coinvolgente e intensa come l’anima dei suoi protagonisti, e come lo stile del suo autore. (Ilaria Myr)
Eshkol Nevo, Soli e perduti, traduzione Ofra Bennet e Raffaella Scardi, Neri Pozza, 2015, pP. 264, euro 17,50

Noto per opere teatrali, è tra i più celebri autori ungheresi. Nato nel 1946 a Budapest, György Spiró è ebreo come il protagonista del suo romanzo: la storia di un uomo qualunque che finisce intrappolato nella rete della burocrazia comunista. Mentre l’Ungheria sta sognando una primavera di libertà dal giogo sovietico, eccolo finire in ospedale, ricoverato d’urgenza. È l’annus terribilis 1956: si risveglierà, dopo l’intervento, al suono dei colpi d’arma da fuoco che preannunciano l’arrivo dei carri armati e si adopera per portare nei sotterranei tutti i malati e così salvarli dai bombardamenti che piovono sull’ospedale. Credendosi fortunato per lo scampato pericolo, finirà nelle liste nere di presunte spie. Un esempio grandioso di come piccoli burocrati possano distruggere ideali, utopie, vite e reputazione senza neppure mostrare il proprio volto. Il lieto fine lascia l’amaro in bocca, vividi personaggi e l’assurdo modus vivendi comunista, passano davanti ai nostri sbigottiti occhi. Surreale.(Daniela Cohen)
György Spiró, Collezione di primavera, trad. B. Ventavoli, Guanda, pp. 298. euro 18,00

Opera prima di Elena Salem, ecco una raccolta piena di humour e paradosso, dieci racconti che hanno vinto il Premio Letteratura Città di Como. Tuffarsi in queste storie è un invito a restare col fiato sospeso finché non arriva l’ultima parola. Le nostre vite come “puntini nell’universo”, l’umorismo come unico deterrente all’implacabile difficoltà di vivere. Per sorridere, leggere, lasciarsi catturare da quella commedia tragicomica che è la nostra vita. Bello. (Daniela Cohen)
Elena Salem, Puntini nell’universo, Finis Terrae, p. 274, euro 14,50

Lo sfondo è sempre quello: gli shtetl polacchi, Bilgoraj e dintorni, la gente semplice che spettegola e intavola conversazioni animate su mucche, cavalli, fiere, risse, incendi, epidemie, briganti, rabbini, il mondo variopinto e caro a Israel Joshua Singer. Protagonista di questo microcosmo spumeggiante è il piccolo Yehoshua, poco portato per la santità, lo studio e le preghiere, refrattario ai libri e all’onnipresenza punitiva della norma religiosa: «Tutto era peccato. Acchiappare mosche di sabato era peccato. Correre era peccato, perché non si addiceva a un bravo bambino ebreo, ma a un monellaccio gentile. Dormire senza la kippah, anche nelle calde notti d’estate, era peccato… ». Uscito postumo nel 1946, doveva essere il primo volume dell’autobiografia dell’autore, rimasta incompiuta. (Marina Gersony)
Israel Joshua Singer, La pecora nera, trad.  A. L. Callow, Adelphi,  pp. 245, € 18,00
Se a scrivere un libro di racconti fosse stata una scrittrice italiana è probabile che non avrebbe avuto pari successo. In Italia infatti, la maggior parte degli editori tende a non pubblicare libri di racconti perché «non vendono». Ma Molly Antopol – storyteller americana, under 35, e docente di scrittura creativa alla Stanford University – non vive in Italia e i racconti li scrive proprio bene. Paragonata a Saul Bellow, Philip Roth, Bernard Malamud e via elencando, non c’è dubbio che attinga (in)consapevolmente a un certo mainstream letterario ebraico-americano.
Il suo è un linguaggio di chi ha letto molto e che coniuga profondità intellettuale, umorismo caustico e introspezione. Da Israele all’Ucraina, dal maccartismo alle purghe sovietiche, alla Seconda guerra mondiale, la Antopol sa come raccontare le sfaccettature dell’anima lasciando nel lettore un senso di sospensione e di non detto.
I suoi personaggi sono gli ebrei di oggi, con le loro contraddizioni e le loro storie di sradicamento in cui è facile immedesimarsi. (Marina Gersony)
Molly Antopol, Luna di miele con nostalgia, trad. Costanza Prinetti, Bollati Boringhieri, pp. 256, € 17,50

«Göring aveva ancoragesti imperiali, ma erano così volgari da far pensare che non avesse mai veramente occupato una qualche posizione di rilievo. Le personalità dei gerarchi nazisti erano talmente ridimensionate da rendere difficile ricordare chi era chi…». Così inizia il reportage sugli ultimi giorni del Processo di Norimberga, scritto nel 1946 dalla giornalista e romanziera Rebecca West (pseudonimo di Cecily Isabel Fairfield, 1892-1983).
Libro avvincente, non è soltanto il minuzioso resoconto del processo ai gerarchi nazisti; è anche una narrazione letteraria che prende via via il respiro del romanzo. Tutto inizia con le descrizioni asciutte e sarcastiche dei volonterosi carnefici di Hitler per poi entrare nel vivo della storia di una Germania sfiancata dal conflitto ma determinata a risorgere. Tornata altre due volte in Germania, tra il 1949 e il 1954, la West racconterà la ripresa economica tedesca nonostante le ferite fisiche e psicologiche e le costrizioni imposte dai vincitori. (Marina Gersony)
Rebecca West, Serra con ciclamini. Il processo di Norimberga e la rinascita economica della Germania, trad. Masolino D’Amico, Skira, pp. 176, € 16,00

 

Scrittore, attore e regista, il versatile Ergar Keret, 48 anni il 20 agosto, è autore spiazzante, sospeso fra ironia e drammaticità come pochi altri. Il libro ha il sapore di un’autobiografia: la nascita del figlio Lev, la morte del padre, gli attentati terroristici. Tutto questo viene raccontato col gusto del paradosso, con senso dello humour leggero e incisivo. Le pagine catturano il lettore in una prosa avvincente, delicata e graffiante. (Roberto Zadik)
Etgar Keret, Sette anni di felicità, Feltrinelli, 176 pp, 14,00 euro.

“Ha intenzione di metter su famiglia … Matrimonio, figli, fiori d’arancio? Tutte cose che sognano le ragazze della sua età… quelle che non vantano un curriculum come il suo”. “Sì, infatti. Lo sognano in molte. Io non lo sogno. Io l’ho già fatto”. Nel romanzo di esordio di Gheula Canarutto Nemni, nata a Milano nel 1972 e che oggi ha un marito, sette figli e due nipoti, non manca un velo di ironia nel mettere in evidenza come sia difficile, per una donna d’oggi, coniugare lavoro e famiglia. In un libro piacevole, che scorre veloce come il vino del kiddush a Shabbat, si ripercorre la storia di Deb, giovane ebrea milanese ortodossa, che affronta conflitti familiari in cui chiunque può ritrovarsi, gestione della casa, famiglia ma anche studio e lavoro. Un libro per tutti coloro che credono profondamente nei propri sogni… (Naomi Stern)
Gheula Canarutto Nemni, (Non) si può avere tutto, Mondadori, pp.260, euro 17,90

Torna in una nuova edizione un libro pluripremiato, “una delle opere più belle e intense degli ultimi anni”. L’originalità è innanzi tutto stilistica, ogni capitolo una “variazione” di ispirazione musicale, con un periodare complesso che vuole seguire il flusso del pensiero. Ma l’intensità della storia fa sì che lo stile non diventi mai un espediente letterario fine a se stesso. La vicenda, vera, delle famiglie Reinach e De Camondo, ricchissime nella Parigi di inizio Novecento, si dipana dalla spensierata opulenza dei salotti proustiani alla degradazione del lager; i protagonisti che ne scendono inesorabilmente la china sono Béatrice de Camondo e il marito, il compositore Léon Reinach, i figli Bertrand e Fanny; Nissim, il fratello aviatore di Beatrice, cui è dedicato il museo parigino Nissim De Camondo ospitato in quello che era lo splendido palazzo di famiglia, era già morto nella prima guerra mondiale; le loro vite spezzate risorgono come fantasmi che disperatamente cercano ancora di esistere. (Ester Moscati)
Filippo Tuena, Le variazioni Reinach, Superbeat, pp. 382, euro 13,90

Il giorno in cui Riki fai capricci per un vestito nuovo è quello della fatale visita a Sarajevo dell’arciduca Ferdinando. La famiglia Salom, ebrei emigrati da Vienna nella capitale della Bosnia, dove la comunità sefardita era numerosa e fiorente, è ricca di figlie, storie, tradizioni e poco altro. Riki, la piccolina e Blanki, la madre dell’autrice, sono le protagoniste assolute del libro, trasgressive, incontrollabili e libere. Le scelte controcorrente le porteranno a percorrere gli anni delle due guerre sempre in movimento e dai Balcani, alla fine, c’è anche un po’ di Italia, nella Milano del dopoguerra e dell’accoglienza ai profughi e agli scampati. (Ester Moscati)
Gordana Kuic, Il profumo della pioggia nei Balcani, trad. di Dunja Badnjevic e Manuela Orazi, pp. 607, euro 19,00

 

 

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