Fantasy in ebraico

Libri

La letteratura fantasy sbarca in Israele. E rischia di oscurare la fama di Harry Potter. Un ragazzino del Negev, coinvolto
suo malgrado in un conflitto iniziato tremila anni fa fra Sodoma
e Gomorra, vittima di un re babilonese menzionato dalla Bibbia e
da antichissimi testi cuneiformi, è l’eroe di un nuovo romanzo
israeliano che sta destando attenzione non solo nel pubblico ma
anche in ambienti accademici perché rappresenta uno dei primi
tentativi di scrivere letteratura fantasy in lingua ebraica.
Stampato in economia dalla piccola casa editrice Ahuzat
Bayit di Tel Aviv, il libro è uscito a settembre e ha venduto
diverse migliaia di copie. Ha ricevuto critiche positive ed è
stato oggetto di un dibattito in una Bibilioteca di Tel Aviv.
“Purtroppo qui in Israele non abbiamo cupe foreste, popolate
da elfi o da ninfe, né ci sono qui discendenti di druidi..”
lamenta Shimon Adaf, autore del romanzo ‘Il cuore sepolto’ (il
titolo inglese: Un mero mortale). Adaf, uno dei volti nuovi
della letteratura israeliana, è cresciuto nella cittadina di
Sderot del Neghev ed è stato avviato dai genitori ad una
educazione religiosa in una scuola gestita dal partito ortodosso
sefardita Shas. Una esperienza educativa troncata bruscamente –
spiega – quando uno degli insegnanti, adepto cabbalista,
consigliò al dodicenne Shimon di uccidere una gatta nera che
fosse la settima figlia di un’altra gatta nera e di bruciarne il
cadavere. Spargendo le ceneri sugli occhi, Shimon avrebbe
finalmente saputo distinguere il bene dal male.
Emir, l’eroe del suo romanzo, ha più o meno la sua età di
allora e vive pure in una cittadina del Neghev, in una famiglia
piccolo borghese. Trascorre il tempo libero con la compagna di
banco, Talya, senza nemmeno presumere che anch’essa, come lui,
possiede doti strabilianti.
Mentre in superficie prosegue la placida vita della cittadina
del Neghev, dietro le quinte si stanno già scatenando le
passioni del mitico re Amraphel. Dato erroneamente per morto da
Abramo al termine di una aspra battaglia, egli invece da tremila
anni cova vendetta nella sua residenza babilonese di Shenar
assieme con la ‘sintesi’ di tre donne antiche, Achotofel. Emir
possiede qualcosa di cui Amraphel disperatamente necessita: si
trovera’ cosi’ sballottato fra il Neghev e Babilonia,
attraversando con Talya mondi che ricordano le sfere delle
teorie cabalistiche, incontrando anche personaggi che si
esprimono in ebraico arcaico. Niente druidi dunque, né elfi,
né foreste incantate, ma quanto basta per far galoppare la
fantasia per 300 pagine.
Per Adaf si tratta non solo di un romanzo, ma quasi di un
manifesto: di un invito cioé agli israeliani ad accettare che
la narrativa fantasy può mettere radici anche in un
Paese dove c’è “sovrabbondanza di realta”. Nei testi biblici
i motivi di ispirazione abbondano: “Al giovane scrittore di
letteratura fantastica in Israele – afferma Adaf – basta
allungare una mano e prelevare cio’ di cui ha bisogno”.

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