Elogio della disobbedienza felice

Libri

di Marina Gersony

Incontro con Nathan Englander: «L’identità ebraica americana è oggi frammentata e divisa»

Gli scrittori Nathan Englander e Kevin Powers hanno vinto il Premio Fernanda Pivano 2019 in occasione del primo Festival della Disobbedienza che si è svolto lo scorso aprile a Santa Margherita Ligure (vedi box). Abbiamo incontrato Englander, una delle penne statunitensi più note al pubblico internazionale, per parlare di letteratura ma anche di grandi temi, incluso l’antisemitismo crescente. Nato a Long Island nel 1970 per poi trasferirsi alcuni anni in Israele e poi ritornare negli Stati Uniti, Englander vanta un’ampia produzione letteraria che si muove con disinvoltura fra diversi registri narrativi e spunti autobiografici. «Ero a Pittsburgh quando c’è stata la strage antisemita in sinagoga, undici persone sono rimaste uccise e altre ferite –, osserva con amarezza –. L’odio contro gli ebrei in America c’è sempre stato ma adesso, dopo questa carneficina, è evidente che sia stato un attacco a tutti gli ebrei americani. La questione è che i leader estremisti stanno crescendo in tutto il mondo, la violenza aumenta, e questo non è un buon segnale». (Secondo l’Anti-Defamation League, una delle più famose associazioni per i diritti umani, quello di Pittsburgh dell’ottobre scorso è stato uno degli attacchi più sanguinosi mai compiuti verso una comunità ebraica negli Stati Uniti, ndr). Per Englander il momento attuale è tutt’altro che roseo, e l’ebraismo stesso, in tutta la sua complessità, è un tema spinoso che merita una seria riflessione: «Mai come adesso l’identità ebraica americana è frammentata, divisa, con anime diverse: gli ebrei della Diaspora, i secolari, i religiosi. Tutto è esplosivo in questo momento. C’è troppa confusione, troppe polemiche, ognuno che perora la propria causa. Mi chiedo quale sarà il futuro dell’ebraismo».

 

Per l’autore di Per alleviare insopportabili impulsi; Il ministero dei casi speciali; Una cena al centro della terra e Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank (quest’ultimo finalista Pulitzer per la narrativa), i temi centrali ruotano intorno all’ebraismo, al dilemma tra carne e spirito nella comunità ebraica ortodossa di Brooklyn, alle debolezze umane, al conflitto israelo-palestinese e alla libertà di esprimersi nella letteratura; ma anche a temi come la “guerra sporca”, la junta militare e i primi desaparecidos in Argentina nel 1976, descritti in chiave romanzesca ne Il ministero dei casi speciali (Einaudi). Ora in Usa è uscito Kaddish.com, l’ultimo romanzo di questo storyteller dei micro e macrocosmi esistenziali, opere di finzione dove si fondono commedia e tragedia, lievità e complessità. Fresco e divertente, Kaddish.com (non ancora pubblicato in Italia), è una storia di fede e di identità, una satira che tocca con sense of humor il conflitto tra mondi religiosi e secolari e le ipocrisie che attraversano entrambi. Non è certamente un caso che proprio a Englander, scrittore che non concepisce l’odio e l’intolleranza, sia stato conferito il Premio Fernanda Pivano, quella stessa Nanda senza la quale forse non avremmo conosciuto la Beat Generation. Nanda era amica di Allen Ginsberg, che alla madre aveva dedicato il famoso poema Kaddish, conosciuto anche come Kaddish for Naomi Ginsberg, morta il 9 giugno 1956. Quella stessa Nanda che aveva detto a proposito della morte: «La morte è la mia amica; aspetto che venga a trovarmi; almeno mi libererà da quel po’ po’ di roba che c’è nel mondo: guerre, armi, fame, sfruttamento, schiavitù, consumismo, ingiustizia, odio. Basta!». Conclude Englander: «Il mondo ha bisogno di gentilezza, di empatia, di condivisione, di tolleranza, di più equità fra ricchi e poveri, di rispetto per l’ambiente e soprattutto di pace».

 

 

Il Premio Fernanda Pivano

Il Premio Fernanda Pivano, nato nel 2003, viene conferito annualmente a chi si è distinto per avere svolto ricerche, scritto o portato contributi eccezionali alla società e al mondo della cultura. Ideato dalla stessa Fernanda Pivano, il premio ha celebrato lo scorso aprile il decennale della sua scomparsa riprendendo casa a Santa Margherita Ligure, cittadina tanto cara alla scrittrice, e si è svolto con un’edizione rinnovata all’interno della prima edizione del Festival della Disobbedienza che premia il pensiero laterale e la creatività fuori dagli schemi. Per l’occasione la cittadina ha accolto decine di eventi culturali gratuiti a contatto con i cittadini e il territorio, nelle strade, nelle piazze, sul porto, nelle case, nei vicoli e negli alberghi. Il Premio Fernanda Pivano e il Festival della Disobbedienza sono organizzati e prodotti dall’agenzia milanese H+, insieme a Michele Concina e in collaborazione col Comune di Santa Margherita Ligure, con la partnership con Piano City, JazzMi e Bookcity nelle case. «Per le prossime edizioni abbiamo previsto una sezione dedicata agli scrittori ebrei americani, autori di bestseller e giovani promesse», ha annunciato Daniela Cattaneo Diaz di H+.

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