Com’è difficile raccontare Gerusalemme. Ci riesce solo uno storico, Montefiore, con il prezioso Jerusalem, the biography

Libri

di Ugo Volli

Scintille: letture e riletture. Un libro piuttosto difficile da trovare, che non pretende di essere una storia, ma piuttosto una “biografia”. L’autore è Simon Sebag Montefiore, il titolo Gerusalemme. Biografia di una città, l’editore Longanesi. Eccellente.

L’ebraismo non è affatto una cultura “utopica”, nel senso letterale di aspirare a un non-luogo mitico e perfetto, ma inesistente. Al contrario, il mondo ebraico ha da sempre guardato a un centro geografico preciso e concentrico: la terra di Israele, dentro a questa Gerusalemme, al suo interno il Tempio. Come tutti sappiamo, non si tratta affatto di un’aspirazione facile e non contestata da ogni sorta di nemici. Gerusalemme era gebusea (cioè di un popolo affine ai cananei) prima di essere conquistata da Re David, tremila anni fa; dopo cinquecento anni fu espugnata dai Babilonesi e ricostruita dopo qualche decennio. Il Tempio fu sconsacrato poi dagli ellenisti e da Pompeo, distrutto da Tito. La città fu presa dai romani, cristianizzata dai bizantini, espugnata dai mongoli, conquistata da Omar, il secondo califfo arabo. Poi vennero i crociati, i mamelucchi, gli ottomani, gli inglesi, i giordani. E alla fine, settant’anni fa, anche la città vecchia tornò finalmente in mano ebraica.

È una vicenda, come si vede, eccezionalmente complessa, resa anche più enigmatica per il fatto che Gerusalemme non si trova su qualche via commerciale molto frequentata, non possiede risorse naturali complesse, non è mai stata capital, se non degli Stati ebraici che vi si sono succeduti (e per breve tempo dell’effimero regno crociato), il che significa che romani e arabi, turchi e bizantini e giordani non ne fecero mai non solo il centro di uno Stato, ma neppure di una provincia autonoma. Nel periodo di dominio straniero, Gerusalemme spesso si è spopolata, le sue mura sono state abbattute, i suoi edifici sono stati abbandonati al degrado. Ma, ciò nonostante, popoli e regni si sono battuti per averla o per difenderla: è abbastanza chiaro che l’eredità spirituale della città ha determinato il suo destino politico, assai più che l’inverso.

Città contesa, città abitata da popolazioni diverse e nemiche (anche se la presenza ebraica è sempre stata dominante salvo i periodi in cui era interdetta dai poteri dominanti in città, spesso dai cristiani, ma qualche volta anche dai musulmani), città oggetto di narrazioni assai diverse, spesso ridisegnata radicalmente dai suoi invasori. Città dunque per cui sarebbe utile avere una ricostruzione storica affidabile, analitica, nei limiti del possibile non ideologica, attenta anche ai dati economici e sociali. Capire la Gerusalemme vera, al di là dell’immagine ideale vagheggiata dai mille esili ebraici e dalle narrazioni cristiane, ci permetterebbe anche di capire il gigantesco sforzo mentale e culturale, oltre che politico, economico, militare e lavorativo che ha permesso l’inedito miracolo di uno Stato rinato dopo millenovecento anni di esilio e di occupazioni.

Purtroppo questa storia non è disponibile. Non è il libro di Franco Cardini (Gerusalemme. Una storia, Il Mulino 2012), decisamente divulgativo e influenzato dalle note posizioni politiche dell’autore. Non è nemmeno Gerusalemme. Storia di una città-mondo (Einaudi 2017), scritto da ben quattro autori, giovani accademici francesi (V. Lemire – K. Berthelot – J. Loiseau – Y. Potin). Nel testo vi sono molte informazioni interessanti, soprattutto sulle trasformazioni urbanistiche che la città subisce per mano dei bizantini, degli arabi, dei crociati e dei turchi. I confini di Gerusalemme, le mura, i suoi luoghi più importanti, le sue porte cambiano molte volte radicalmente nome e luogo. Vi sono anche delle informazioni interessanti sulla demografia: per esempio si scopre che fino alla sconfitta dei crociati, verso il 1200, i musulmani erano sempre minoranza in città, pur dominandola da oltre mezzo millennio; e che ancora “nel 1553-54, su 2724 capifamiglia censiti a Gerusalemme, 413 erano cristiani (di diverse confessioni) e 324 erano ebrei”; e che a partire da circa due secoli fa, la proporzione fra ebrei e arabi è sempre stata più o meno del 60% al 40% in favore dei primi. “Nel 1834, per esempio, nella prima lettera di inquadramento spedita al nuovo console dal governo britannico viene messo esplicitamente in risalto il suo ruolo presso le popolazioni ebraiche della Palestina”. L’idea, data per scontata dai nemici di Israele, che il carattere ebraico della città derivi da un’immigrazione più o meno “coloniale” risulta così del tutto irrealistica.
Ma il libro in realtà è davvero deludente. Non solo per i suoi limiti metodologici, della mancanza di analisi economica e geopolitica, ma soprattutto per il modo del tutto parziale e deformante con cui è ricostruita la dialettica storico-politica, in particolare degli ultimi due secoli. Per fare solo un esempio, il riassunto che viene dato dei termini giuridici del mandato britannico è così lacunoso, omettendo di riportare lo scopo esplicito del mandato nei trattati e nello statuto votato dalla Socità delle Nazioni, da superare nettamente il limite dell’onestà intellettuale. Lo stesso vale per il terrorismo palestinese, presentato per lo più come “scontri fra le parti”. Insomma, questo libro è del tutto inutilizzabile per chi voglia leggere una storia onesta e significativa di Gerusalemme. Non ci resta che rimandare a un libro purtroppo piuttosto difficile da trovare, che non pretende di essere una storia, ma piuttosto una “biografia”. L’autore è Simon Sebag Montefiore, il titolo Gerusalemme. Biografia di una città, l’editore Longanesi. Eccellente.

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