Canti di corte e di juderia

Libri

E’ appena uscito l’ultimo libro di Liliana Treves Alcalay, “Canti di Corte e di Juderia” con CD, edito da La Giuntina di Firenze.
Chiediamo all’autrice di parlarcene.

Dopo aver affrontato nei miei due libri precedenti, “Sefarad” e “Melodie di un esilio”, gli aspetti della storia, cultura, musica e tradizioni degli ebrei sefarditi, in questo mio nuovo libro mi soffermo, nella prima parte, sulla musica medievale spagnola, sul Romancero e sulle altre forme musicali spagnole rapportate al Romancero Sefardita e alle sue altre espressioni musicali, mettendone in evidenza le analogie e le differenze.
Nella seconda parte del libro ho voluto risalire, con un percorso a ritroso, alle origini delle origini della musica sefardita, approfondendo in particolare la storia delle singole melodie contenute nel CD.


In cosa consiste la particolarità di questa ricerca rispetto a quelle precedenti?

L’obbiettivo principale che mi sono prefissa in questo mio ultimo lavoro è stato quello di rintracciare le versioni originali spagnole che hanno, a loro volta, generato quelle sefardite, seguendone il tragitto e l’evoluzione nel corso dei secoli.
Suddividendo le melodie in tematiche principali che caratterizzano non solo la tradizione musicale spagnola e quella sefardita, ma tutta la musica popolare europea – ossia il rapimento di giovani fanciulle per mano dei Mori, la partenza e il ritorno del marito dalla guerra, le morti tragiche, i canti nuziali, i canti infantili, gli amori proibiti, il fascino femminile ecc. – ripercorro parallelamente il cammino musicale delle due tradizioni sorelle che, nel corso dei secoli, hanno avuto destini differenti ma che sono sempre state ancorate alle stesse antiche radici musicali.
Di ogni tema musicale approfondisco la storia, sia dal punto di vista spagnolo che da quello sefardita, svelo aspetti sconosciuti e do informazioni sui differenti usi che fecero gli spagnoli e i sefarditi delle stesse melodie.


Facci qualche esempio.

Nel corso delle mie ricerche musicali ho individuato la romanza originale spagnola “Delgadina” che ha dato vita all’omonima romanza sefardita. In quest’ultima il testo scabroso della ballata – che tratta della passione incestuosa di un re per la propria figlia – viene vistosamente ritoccato dalle donne sefardite allo scopo di ripristinare la morale ebraica.
Quella di intervenire sui testi delle romanze, infatti, era una pratica molto diffusa dalle donne della comunità, soprattutto perché le ballate erano eseguite per addormentare i bambini. Per evitare di turbare il loro sonno con canti non adatti alla loro tenera età, le donne sefardite non esitavano a porre delle vere e proprie censure sui testi, eliminandone i passaggi sconvenienti.
Questo succedeva anche quando le romanze contenevano allusioni al rito cristiano; in questo caso esse le decristianizzavano, cioè le privavano dei riferimenti religiosi al fine di utilizzarle, così rielaborate, all’interno delle comunità in occasioni di feste e celebrazioni.
E’ interessante, inoltre, la storia della filastrocca sefardita di Orano, intitolata “Estaba el Senyor Don Gato” che nasce da quella spagnola intitolata “El testament del Gato”. Ambedue sono melodie briose e allegre e i testi quasi identici ma ciò che le differenzia è l’utilizzo che ne facevano i bambini. Quelli spagnoli, infatti, la eseguivano – e le eseguono tuttora in Spagna – nel corso dei loro giochi o, semplicemente, come passatempo, mentre i bambini sefarditi la utilizzavano come endecha (canto funebre) nel giorno di Tishà be’Av, che commemora la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Le donne sefardite, infatti, li abituavano a ricordare il giorno di lutto già in tenerissima età con un canto semi-serio, come quello in questione, certamente più adatto a loro.
Proseguendo la mia ricerca ho rintracciato la romanza originale spagnola intitolata “Camina Don Boyso” che originò quella sefardita “Una tarde de verano”. Anche in questo caso le donne sefardite intervennero sul testo originale – che si presenta in modo aspro e severo nei confronti degli infedeli, in particolare verso gli ebrei – addolcendolo nei passaggi più duri e privandolo dei riferimenti cristiani. “Camina Don Boyso” fa parte di una ricerca che il grande poeta spagnolo Federico Garcia Lorca, aficionado della musica gitana-andalusa, aveva condotto nei primi anni del 1900 allo scopo di recuperare l’inestimabile patrimonio artistico iberico che, al pari di quello sefardita, rischiava di perdere vigore e cadere nell’oblio.
Inoltre, nel corso delle mie ricerche, ho individuato, con grande emozione, la versione originale di una ninnananna sefardita di Orano, intitolata “Mi ninito”, nel canto di cuna (canto di culla) gitano-andaluso “Nana de Sevilla”. I testi sono quasi identici, non altrettanto le melodie che presentano, tuttavia, lo stesso pathos e struggimento.


Quanti canti presenti nel tuo CD?

Sono 24 melodie inedite che eseguo accompagnandomi alla chitarra. Per ogni tematica musicale presento un canto originale spagnolo e una o più versioni sefardite da esso originato.
Le ultime due melodie contenute nel CD sono le mie due composizioni musicali in giudeo-spagnolo arrivate in finale al primo Festiladino, Festival Internazionale di Nuove Composizioni Sefardite, svoltosi a Gerusalemme nel 2003, una delle quali, “Mira, la luna briya”, ha vinto il primo premio.

Quali considerazioni hai tratto nel corso di quest’ultima ricerca musicale?

Ogni volta che svolgo una nuova ricerca musicale ho l’impressione di compiere un viaggio affascinante dentro le note e dentro il tempo. Quest’ultima in particolare mi ha schiuso nuove dimensioni e fatto comprendere come la musica popolare di ogni paese e di ogni epoca sia strettamente vincolata alla storia del mondo – comune a tutte le genti – alle stesse origini remote, alle primitive litanie dalla quale è scaturita.
Le melodie di ogni tradizione musicale sono scandite dagli stessi eventi del ciclo vitale dell’uomo – nascita, matrimonio, morte – e animate da sentimenti universali come l’amore, la gioia, il dolore, la speranza, la necessità di pace così profondamente uguali gli uni agli altri che basterebbe prenderne coscienza per fare crollare le barriere e i pregiudizi che ancora dividono il mondo nel terzo millennio.

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