Aprire la porta o lasciarla chiusa? Ecco il dilemma della sposa

Libri

di David Zebuloni

Quante volte abbiamo desiderato, anche solo per un istante, di rinchiuderci in una stanza e fingere di non essere mai esistiti? Lasciare il mondo fuori dalla porta e aspettare che tutto finisca? Ecco, questa è la storia di Marghi, che nel giorno più importante della sua vita, il giorno del suo matrimonio, decide di barricarsi nella sua cameretta e gridare: “Non mi sposo, non mi sposo, non mi sposo!”.

E la sposa chiuse la porta, edito Giuntina, inizialmente sembra essere più la sceneggiatura di un’opera teatrale tipicamente jewish, con le consuocere apparentemente incompatibili e una nonna decisamente svampita, ma d’un tratto la trama grottesca e surreale assume un tono misterioso, trasformandosi così in un romanzo di grande profondità e introspezione.

La presenza velata di una sorella scomparsa e un canto antico in lingua araba sono solo alcuni tasselli di un puzzle che, anche una volta completato, lascia più domande di quante risposte riesca a dare. Ma non si legge l’opera di Ronit Matalon per avere risposte, si legge la sua opera per comprendere a fondo la fragilità dell’uomo. Per capire l’impatto straordinario che le decisioni da noi prese, anche le più piccole e innocue, hanno poi sulla nostra vita. Decisioni, per altro, che molto spesso di riassumono in un o un no. Aprire la porta o lasciarla chiusa? Sposarsi o non sposarsi? Amare o non amare?

Marghi e la sua bizzarra famiglia entrano nel cuore di chi legge quasi contro la loro stessa volontà. Non vorrebbero suscitare pietà in nessuno infatti, non vorrebbero assolutamente svelare la loro vulnerabilità ai lettori, vorrebbero piuttosto continuare le loro vite fingendo che nulla sia mai successo, che nessuno sia mai scomparso, che nessuna porta sia mai stata chiusa. Ma i nodi vengono sempre al pettine, e la vita ha sempre in serbo per noi qualche sorpresa inattesa. Non fa sconti a nessuno, persino nel giorno del proprio matrimonio.

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