Tra “fedeltà e tradimento”, la sfida dell’ebraismo: rinnovarsi nel solco della tradizione

Eventi

di Ester Moscati

Il tema della Giornata 2022 è Il rinnovamento. A Milano, il comitato cultura della CEM ha scelto di declinarlo sui temi dell’innovazione: dalla politica all’agricoltura, dalla fede alla società. Parlano Sara Modena, Ugo Volli, Niram Ferretti, Davide Romano, David Piazza.

 

La storia, dimensione spazio/tempo che fa da cornice all’avventura umana sulla terra, in particolare al cammino ebraico di testimonianza – come popolo e come individui – sarà la grande protagonista della XXIII edizione della Giornata europea della Cultura ebraica a Milano. Ci saranno infatti lo storico Benny Morris che, intervistato da Niram Ferretti, parlerà del passato, presente e futuro di Israele; lo studioso Georges Bensoussan, invece, racconterà Israele in rapporto alla memoria della Shoah; i Patti di Abramo: i nuovi orizzonti del dialogo di una pace finalmente concreta per quanto parziale sarà poi il tema del dibattito con Mordechai Kedar.
Sono alcuni dei momenti di incontro e riflessione della XXIII Giornata Europea della Cultura Ebraica che si terrà domenica 18 settembre, con un seguito lunedì 19 e una anticipazione da giovedì 15 settembre con l’inaugurazione di una mostra fotografica dell’artista israeliana Orit Drori.

«Sono molto fiera del gruppo di lavoro che ha consentito di trovare ospiti di uno spessore incredibile – dice l’assessore alla Cultura CEM Sara Modena -. L’argomento non è facile, perché è molto generico. Abbiamo scelto di parlare di tradizione e di Israele dal punto di vista dell’innovazione sociale, politica, religiosa e nell’agricoltura in cui Israele è pioniere da sempre. Poi il rinnovamento delle comunità in Europa, attraverso le interviste a due eminenti rabbini di Polonia e di Germania. Ringrazio il Comitato cultura e Paola Hazan Boccia per la perfetta coordinazione».
«Con Rav Arbib parleremo del rinnovamento nella tradizione ebraica – spiega Ugo Volli -. Non si riflette abbastanza sulla storia dell’ebraismo, che è una storia di ‘salti’, di innovazione, come per esempio la scrittura della Mishnà che contravviene all’originale divieto di trascrivere la Torà. Ma quando le circostanze storiche lo hanno reso necessario, lo si è fatto. Le innovazioni nel corso dei secoli sono proseguite, per esempio con l’introduzione del divieto della poligamia. C’è tutta una storia di fedeltà alla tradizione e di elementi di innovazione nel tempo. Il problema è come consentire l’evoluzione senza tradire la tradizione».

Niram Ferretti introdurrà la conferenza di Georges Bensoussan su Vittime nel paese degli eroi; la memoria della Shoah in Israele, per poi intervistare lo storico israeliano Benny Morris su Israele tra passato presente futuro. «Le tracce sono abbastanza aperte. – dice Ferretti – La lezione di Bensoussan verterà sul difficile rapporto tra memoria della Shoah e la nascita di Israele, nel contrasto tra l’uomo ‘nuovo’ che deve sostituire l’ebreo del ghetto. Con Benny Morris sarà un’intervista e quindi un modello più dinamico».

Davide Romano introdurrà l’incontro su I patti di Abramo: i nuovi orizzonti del dialogo, con Mordechai Kedar, lo storico che ha teorizzato la soluzione del problema palestinese attraverso accordi con le tribù. «Rispetto alla ‘pace fredda’ con Egitto e Giordania, la pace raggiunta con alcuni Stati del Golfo come Dubai e Bahrein si basa sugli accordi con le tribù che governano gli Emirati e quindi sono accordi che vengono maggiormente sentiti e rispettati. Kedar parlerà anche del dialogo religioso che è stato possibile grazie agli accordi di Abramo, che definirei di ‘pace calda’ perché c’è stato un grandissimo interesse da parte dei popoli di questi paesi; visitano Israele, è bellissimo all’aeroporto di Tel Aviv vedere il pannello con tutti i voli per Dubai e vedere tanti arabi musulmani visitare Israele con molto interesse. È la testimonianza di una vera pace che non è rimasta sul tavolo della diplomazia, ma si è estesa ai popoli».

Ci sarà poi uno spazio sull’agricoltura che ripropone i temi presentati al padiglione di Israele Expo 2015 Feeding the Planet: l’innovazione israeliana che raccoglie l’attualissima sfida alla desertificazione con le nuove tecniche di coltivazione sviluppate del Negev. Saranno ospiti Aaron Fait, agronomo dell’università di Beer Sheva, e il giornalista scientifico Marco Merola presentati da Ugo Volli.

David Piazza coordinerà il panel Dalla tragedia alla rinascita: il punto su due comunità europee così vicine, così diverse con rav Avichai Apel e rav Michael Joseph Schuldrich, rispettivamente Rabbino capo di Francoforte, in Germania, e della Polonia. Il primo, nato a Gerusalemme nel 1975, ha svolto anche incarichi in Russia, mentre rav Schuldrich, nato a New York nel 1955, si è distinto tra l’altro per essersi opposto alla legislazione polacca che considera reato parlare del collaborazionismo dei polacchi con i nazisti, contro gli ebrei. «L’incontro con i rabbini europei – dice Piazza – sarà utile per far conoscere, a ebrei e no, una prospettiva più ampia sull’ebraismo, per scuoterci un po’ di dosso quello che è il solito provincialismo italiano; oggi anche nell’ebraismo circola più informazione e ci sono più scambi tra Israele ed Europa e all’interno dei paesi europei. I due rav, che fanno parte della Conferenza dei Rabbini europei, rappresentano le comunità di Germania e Polonia, le due nazioni che hanno subìto la devastazione più totale nella Shoah. Vorrei parlare di numeri, quanti ebrei c’erano in quelle nazioni prima della Shoah e oggi, e delle differenze con l’Italia. Ho proposto, per questa Giornata, di puntare su temi identitari, come lo spazio che sarà dedicato al Mikvé, un tema importante per la famiglia ebraica che per esempio oggi, a Roma, coinvolge moltissime donne che non sono per il resto così osservanti» Il Mikvé: le acque del rinnovamento a cura di Anna Arbib e Levana Touito si terrà nel pomeriggio di lunedì 19 settembre, con un’introduzione di Micol Nahon. «Il Mikvé è la tradizione che offre alla vita familiare un ritmo che si rivela molto utile per la vita di coppia. Anche in America – dice David Piazza – c’è una rinascita di questa tradizione per l’attrazione di teorie new age sul ‘rinnovamento’ attraverso l’acqua, ma resta un rito ebraico fondamentale e che quindi abbiamo inserito in questo forum al femminile, con persone molto colte e interessanti. Racconteranno anche degli aneddoti sulla balanit, la donna che assiste al Mikvé, dà consigli e cura il rispetto degli aspetti tradizionali e normativi».

Un altro evento nell’ambito della Giornata della cultura ebraica sarà l’apertura della mostra della fotografa Orit Drori che ha vissuto anche in Italia, Sham ze po’ – là è qua curata da Niram Ferretti. Immagini “oltre la Linea verde”, un work in progress nei Territori dove fotografa con un’ottica antropologica, persone e architetture, la vita; rigorosamente in bianco e nero, con uno sguardo straordinario, non giudicante né ideologico che lascia allo spettatore la valutazione. Di Orit Drori, David Piazza dice che «si occupa di fotogiornalismo e arte e in mostra ci sono scatti realizzati negli insediamenti ebraici, che è un tema di cui si dovrà parlare nel futuro visto che ormai l’ipotesi ‘due popoli – due Stati’ sembra superata anche dalla sinistra israeliana. La presenza di ebrei oltre la linea verde conta oggi mezzo milione di persone e sarà molto difficile che tornino in Israele, quindi bisogna pensare a una convivenza di tipo diverso con i palestinesi. Questa mostra è quindi l’occasione per riflettere e parlare del futuro».

Menu