Quando Adamo conobbe Eva…

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di Redazione

Eros e religiosità, passione sessuale e regole, alcova e corretta igiene spirituale. Come si comportano i tre grandi monoteismi in fatto di sessualità, erotismo e istinti? Nell’ambito del ciclo di incontri-conferenze Eva e le altre, ormai alla sua terza edizione, se ne parlerà all’Università della Svizzera Italiana, USI, a Lugano il 26 febbraio con un dibattito moderato dal caporedattore del Corriere del Ticino Carlo Silini, con le relatrici Maryan Ismail, Fiona Diwan e Daria Pezzoli-Olgiati, ideato e organizzato da un concept di Micaela Goren Monti, Presidente della Fondazione Goren Monti Ferrari. Che approccio alla sessualità troviamo nell’ebraismo, nell’islam, nel cristianesimo? Che cosa dice la tradizione ebraica in merito? Tantissimo. Generalmente, si crede che il tema della sessualità si presenti nell’ebraismo privo dello stigma con cui di solito viene affrontato l’argomento e che l’ebraismo sia decisamente più disinibito. Una sorta di deregulation in materia? Sì e no, dicono gli studiosi; l’ebraismo ha certamente un approccio realistico, non ha paura dello scabroso, guarda in faccia la natura umana per quello che è, con il suo Yetzer HaRàa e il suo Yetzer HaTov (l’istinto al male e l’istinto al bene). Ciononostante, la via è stretta e tortuosa. La normativa ebraica si scatena sul tema e le posizioni variano, dal sesso visto come gioiosa e massima espressione del divino nell’uomo, fino all’estremo rigore che vieta a un uomo di camminare per strada se è tra due donne. Le questioni sul tappeto sono numerosissime. Ad esempio, c’è la faccenda della tzniut, il pudore femminile. L’attenzione ai fluidi corporei e al seme maschile, che non va disperso. C’è l’idea del rapporto sessuale come vertice della manifestazione della presenza di Dio, hic et nunc. Senza contare poi che il maestro Yochannan Ben Zakkai arriva al paradosso di dire che anche l’essere un po’ guardoni non è poi tanto disdicevole, e potrebbe essere lecito, se fatto senza morbosità e in nome della conoscenza, nel tentativo di capire come si fa (Talmud Berachot 62a). Insomma: non c’è sesso senza amore? Ma è davvero così? Siamo sinceri: come la mettiamo con la lussuria, con la faccenda imbarazzante di Yehudà e Tamar, una nuora che giace col proprio suocero e che si fa passare per una donna di facili costumi? E il profeta Osea con la prostituta? Nel Tanach abbiamo tutto e il contrario di tutto, in barba a ipocrisie e pruderie, malgrado l’innegabile sacralità che l’atto sessuale si porta dietro.

La Torà non si tira indietro davanti a nulla: la realtà umana e il racconto biblico restano complessi, sfaccettati, mai lineari, dicono incessantemente i maestri. Che dire di Lot e delle sue figlie, ovvero del tabù dell’incesto? E della passione accecante di re David per Betsabea, tale da spingerlo all’omicidio? Dall’unione col padre delle figlie di Lot discenderà Ruth la Moabita, dalla quale a sua volta discenderà re David e il Messia di stirpe davidica. Dall’unione tra Davide e Betsabea nascerà Salomone che costruirà il Primo Tempio dedicato a un Dio unico, il Bet HaMigdash. E che dire ancora del cotè squisitamente letterario della produzione ebraica? Troviamo poesie d’amore innegabilmente osè e senza veli, esplicitamente erotiche e mai metaforiche o simboliche, tutte composte da grandi rabbini e filosofi nel Medioevo. Una tradizione poetica a luci rosse sdoganata nei consessi anche più bacchettoni. Insomma, in materia di eros, l’ebraismo dispiega una lussureggiante riflessione: testi fondativi, la Halachà – le regole -, la Haggadà – storie e i racconti – e, non ultima, la società viva, contraddittoria e impura degli esseri umani mentre vivono, amano, muoiono. È singolare che la Torà esprima il rapporto sessuale con il verbo iadà (ladaat all’infinito), “conoscere”, ovvero il verbo che definisce l’intelletto, per indicarci che il rapporto sessuale funziona con l’intelletto, che non parte solo dal corpo o dall’impulso, ma che la passione si origina dalla testa. Ladaat indica per l’appunto la conoscenza intellettuale. La parola amore nella Torà la si incontra più avanti, la si trova nella storia della coppia più unita del Pentateuco, quella di Isacco e Rebecca. Per indicarci che cosa? Che sia l’amore autentico, sia il sesso, sia il desiderio erotico non si accendono con una scintilla ciecamente istintuale, non promanano dalla mera passione carnale ma dalla conoscenza, da un quid che scatta nella nostra testa. Prima conosco, e solo dopo bramo e amo. Ci si innamora di ciò che si conosce, si desidera eroticamente colui o colei che abbiamo imparato a osservare e indagare. L’approccio intellettuale, emotivo ed erotico vanno di pari passo. Non c’è dualismo, non c’è un doppio binario, non c’è separazione tra sesso, amore e conoscenza.

Dove
Eva e le Altre. Dio ti vede nella camera da letto? – Religioni e sessualità nelle tradizioni ebraica, cristiana e islamica. Evento organizzato da Micaela Goren Monti, Presidente della Goren Monti Ferrari Foundation e dal Corriere del Ticino. Aula Magna dell’Università della Svizzera Italiana, USI, Lugano, martedì 26 febbraio, ore 17.00; segue buffet kasher-halal. Incontro dibattito condotto da Carlo Silini del Corriere del Ticino, con Fiona Diwan (giornalista), Maryan Ismail (antropologa e politica), Daria Pezzoli-Olgiati (studiosa e docente).

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