Miriam Camerini e Paolo Rumiz al Festivaletteratura di Mantova

Precetti e cibo. L’ebraismo a tavola tra condivisione e spiritualismo al Festivaletteratura a Mantova

Eventi

di Paolo Castellano
MANTOVA (dal nostro inviato) – Il Festivaletteratura di Mantova di quest’anno ha dedicato ampio spazio al pensiero e temi ebraici. Hanno partecipato alla importante kermesse letteraria di fine estate autorevoli autori dalle radici ebraiche come Abraham Yeoshua, Jonathan Safran Foer, Joshua Cohen, Daniel Vogelman e Miriam Camerini. Parte dei numerosi intellettuali che hanno presentato le loro opere davanti a un pubblico interessato e partecipe.

Nonostante il clima sfavorevole che ha messo a dura prova la resistenza del popolo del Festivaletteratura di Mantova, il 6 settembre si è svolta la presentazione del libro Ricette e precetti (Giuntina) nella barocca cornice del teatro Bibiena. L’autrice Miriam Camerini, al suo esordio da scrittrice, ha dialogato con il giornalista e scrittore Paolo Rumiz.

La Camerini, che di professione fa la regista, l’attrice e la cantante, ha descritto la genesi del volume al numeroso pubblico intervenuto per l’occasione. Il contenuto del libro ha uno stretto legame con un progetto che l’autrice aveva intrapreso con la rivista mensile Jesus: per 5 anni ha infatti recensito un cibo al mese collegato a una festività o ricorrenza religiosa per approfondire il legame che le tre religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) hanno con i precetti. La stessa Camerini ha inoltre affermato di essere stata avvantaggiata nel raccontare l’ebraismo in cucina per via delle sue origini ebraiche (“sono nata a Gerusalemme da una famiglia di ebrei italiani”) e degli studi biblici intrapresi in passato.

«Mangiare non è puramente un atto istintivo, ma significa santificare il quotidiano. Il cibo è un tramite tra il cielo e la terra», ha specificato l’autrice, aggiungendo che il libro è stato arricchito dai disegni dell’artista Jean Blanchaert, il quale ha commentato così la raccolta culinaria ebraica: «Un libro religioso senza essere fanatico».

Ad arricchire ulteriormente Storie e divieti a tavola la prefazione dello scrittore Paolo Rumiz, che ha elogiato il lavoro della Camerini, sottolineando che il racconto delle tradizioni culinarie è una sorta di “viaggio in terre sconosciute”.

«I luoghi si osservano non solo con gli occhi, ma si annusano, si ascoltano e si mangiano», ha dichiarato lo scrittore. Mangiare permette infatti di fissare meglio nella propria memoria gli eventi di un’esistenza. Dunque il viaggio è strettamente connesso alle tradizioni culinarie di un luogo e di un popolo. Il cibo non ha solamente una valenza materiale di puro sostentamento ma anche una valenza simbolica. Rumiz ha infatti parlato di un senso di civiltà e inclusione a tavola, ricordando un episodio accadutogli in un territorio al confine tra il Pakistan e l’Afghanistan.

Lo scrittore ha poi scherzato sull’ortodossia ebraica, chiedendo alla Camerini quanto sia difficile per un ebreo mantenere una dieta kasher quando si trova lontano da casa. «Ogni ebreo decide il grado di osservanza, tuttavia se mangi kasher devi solo saperti organizzare. Puoi scegliere di andare nei ristoranti ebraici, di fare la spesa al mercato o di comprare prodotti vegani». Il precetto si adatta allora alle esigenze della vita moderna.

Dal pubblico è poi stato chiesto per quale motivo nel 2019 ci sia ancora bisogno delle prescrizioni religiose ed è stato risposto che la tradizione ebraica prevede dei limiti culinari per il rispetto del creato. «Oggi non abbiamo dubbi nel seguire i precetti medici mentre abbiamo più dubbi nel seguire quelli religiosi», ha sottolineato la scrittrice, specificando la valenza spirituale dell’ebraismo tradizionale.

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