Haim Baharier

Haim Baharier: L’antisemitismo o la genesi del pregiudizio (prima parte)

Eventi

di Michael Soncin
Haim Baharier incanta il pubblico del teatro Parenti. Uno tra i più grandi studiosi in Italia della Torah, durante l’incontro del 5 maggio intitolato “L’antisemitismo o la genesi del pregiudizio”, espone un tema ancora di attualità, insegnando a leggerne i semi.

Tra i presenti nel pubblico vi erano la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, lo storico Vincenzo Pinto arrivato da Torino e l’attore Luca Barbareschi.

“L’incontro organizzato dall’Associazione “Lech Lecha”, alla quale è possibile aderire; si deve al fatto che Baharier – come afferma durante il discorso di presentazione Andrée Ruth Shammah – si è sentito interpellato da una situazione di disagio attuale, che ebrei e non ebrei provano, che sentono che tutto quello che succede all’ebraismo e contro l’ebraismo è l’anticipazione di tempi bui.”

 

“Fuggirete e non vi sarà inseguitore”

Il brano Vehi Sheamda che si canta a Pesach fa da apertura al discorso di Baharier che inizia raccontando quando qualche mese fa chiese a dei suoi amici di tastare il terreno, provando a sentire le reazioni delle persone riguardo al fenomeno dell’antisemitismo e ci riporta il caso di un conduttore televisivo, la cui risposta fu semplicemente “Ah sì so che è un problema”.

Secondo lo studioso è terribile, perché non vi è nessuna reazione al problema, e cita guarda a caso una frase di Friedrich Nietzsche che dice “Non ci sono fatti, ci sono solo interpretazioni”: questo per dire che è come se non ci fosse antisemitismo (metaforicamente parlando) poiché non se ne discute più.

Per spiegare che cos’è l’antisemitismo, cita un passo della Torah (Levitico – capitolo 26 – verso 17), “Vi schiacceranno coloro che vi odiano, e fuggirete e non vi sarà inseguitore”.

Baharier, sostiene che oggi stia avvenendo esattamente quanto scritto, ma per lui quel che è peggio è che non fuggiamo, perché siamo convinti che non vi è inseguitore, tranne alcuni casi isolati e l’ammonimento citato cade così nel vuoto.

L’antisemitismo nasce prima degli ebrei

Ritiene importante quindi, esporre come il cuore della cultura di Israel (del popolo ebraico), concepisce l’antisemitismo, per lui figlio di reduci da Auschwitz, l’antisemitismo autentico, o meglio i suoi principi, si fondano e si sviluppano prima nella nascita e dell’identità del popolo ebraico, prima di Abramo e tutto questo è narrato nella Torah quando nella Genesi si parla di Caino e di Abele e della loro rivalità (verso 3 capitolo 4 della Genesi).

Facendo una similitudine con la storia, parla di un compagno di classe non brillante in matematica, che gli ricorda Abele, perché copiava sempre durante i compiti in classe e la cosa divertente è che prendeva il voto più alto, perché copiando correggeva gli errori. “Abramo, il primo ebreo – racconta Baharier – ha scelto l’esempio Abele, ha accettato di ricopiare, portando un minimo miglioramento, infimo; ma non gli importava di non essere il primo, l’importante era andare avanti, progredire.”

Il peso di non essere ascoltati

“ L’umanità che supera il diluvio, – afferma Baharier – si chiama Noè, tutte le culture del mondo contemplano un diluvio, come la Torah, che è meno interessata al diluvio stesso, ma si focalizza su come l’umanità si salva da quel diluvio, oggi non ci interessa sapere il come ma cosa è successo dopo il diluvio, quando esce fuori dall’arca. Prima che sia tardi, chiediamo ai reduci cosa significhi il peso del non essere sentiti, o meglio del non volere essere sentiti”.

Baharier citando una frase di John Maynard Keynes “Io cambio parere quando i fatti cambiano” si collega alla storia da lui raccontata di Noè per dire che quello che viene rimproverato all’ebraismo è l’essere stati accecati dai dirigenti del popolo prima della guerra, per il non aver evitato il diluvio.

“Noè non ha predicato, ha costruito la sua parola – in ebraico ci spiega il maestro arca significa parola (Arca di Noè, תיבת נוח, Teivat Noah)però non ha raccontato l’indifferenza, ma non per questo va condannato, si ricomincia, senza ricascare ovviamente, riconoscendo il percorso fatto. Dobbiamo probabilmente imparare a leggere, ma non soltanto leggere l’attualità, ma a leggere la nostra Torah e conoscere la cultura di Israel, ciò per cui abbiamo dato la vita per secoli e millenni.”

La morale ci insegna a scegliere Abele, sempre

“Quando ho chiesto a Liliana di venire, lei giustamente mi ha risposto “ma perché vai a parlare tra amici, devi parlare all’uomo e a un certo nostro ministro”. Ho avuto il timore di Esaù ”. Infatti, Baharier per parlarci di antisemitismo cita un’altra storia, sempre tratta dalla Torah, quella tra Giacobbe ed Esaù, che racconta l’invidia tra fratelli, elemento presente anche nella storia di Noè tra i suoi figli.

Haim Baharier, ritiene giustamente che parlare dell’antisemitismo significa parlare di tutte le forme di odio e di tutti i massacri.

“Io sono qui per parlare dell’antisemitismo e soltanto di questo, la mia legittimazione è la mia cultura, e decine di milioni di morti nella storia, siamo il popolo più esiguo del mondo e l’Europa è il risultato delle migrazioni, lo sappiamo tutti”.

Il maestro, parlando delle due storie contenute nella Torah, ha fatto notare come una lettura può essere dannosa e un’altra “luminosa”, insegnando che l’uomo deve scegliere di cessare l’antisemitismo, perché la scelta del popolo ebraico è scegliere Abele, da sempre e non Caino.

Lo studioso termina con una storiella, ricordando come inizialmente per i reduci era difficile parlare della propria esperienza, ma anche come al tempo stesso non si volevano ascoltare. La storiella narra di un sopravvissuto che passa a vita migliore e incontra D-o. I sopravvissuti inizialmente, quando hanno cominciato a parlare della terribile esperienza della Shoah usavano spesso un tono grottesco, probabilmente per cercare di superare la difficoltà nel parlarne. Il reduce racconta a D-o una storiella grottesca, ma Egli non ride, e allora il reduce dice “ah è vero tu non c’eri”.

“Questo è importante – afferma Baharier – noi non c’eravamo. Quindi non siamo responsabili? Al contrario, proprio perché non c’eravamo abbiamo una responsabilità maggiore, oggi dobbiamo adempire, cercando di capire le motivazioni dell’antisemita e cos’è l’antisemita nella nostra cultura”.

Nel prossimo appuntamento che si terrà il 19 Maggio al teatro Franco Parenti di Milano, Haim Baharier, prendendo sempre spunto dalla Torah, illustrerà in che punto del testo compare Hitler e cosa si dice durante il suo arrivo.

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