gabriele Nissim, presidente Gariwo

Ambiente, odio online e razzismo nello sport al centro dell’incontro internazionale di GariwoNetwork

Eventi

di Paolo Castellano
Il 27 novembre il popolo di Gariwo ha preso d’assalto il Palazzo delle Stelline di Milano in cui si è svolto il terzo incontro internazionale di GariwoNetwork. L’evento è durato un giorno e ha ospitato importanti contributi sulle attuali sfide della modernità. L’odio online, il razzismo nello sport e le questioni ambientali sono stati i temi al centro dell’appuntamento.

Durante il convegno sono inoltre state proposte le Carte della responsabilità per i social network, sport e ambiente. Inoltre l’associazione Gariwo ha presentato una novità all’interno del suo ampio progetto dei Giardini dei Giusti, comunicando la creazione di un Comitato dei Garanti composto da noti esponenti della società italiana.

Il presidente di Gariwo Gabriele Nissim, dopo il saluto istituzionale del Comune di Milano attraverso la presenza di Lamberto Bertolè, ha inaugurato la giornata internazionale con un elaborato e denso intervento sulla responsabilità nell’attuale società italiana. Nissim ha dichiarato che oggi sia estremamente necessaria un’educazione alla responsabilità, spogliata da quella pesantezza retorica che ha fallito in passato. In tal senso, per il fondatore di Gariwo non c’è strumento educativo e culturale più efficace che la trasmissione della memoria dei Giusti che  con le loro azioni si opposero al male scegliendo il bene.

Le storie dei Giusti non vogliono indottrinare ma stimolare una capacità critica nella menta dei cittadini, soprattutto i più giovani, che oggi devono affrontare spinose questioni come il multiculturalismo, l’hate speech online e i cambiamenti climatici. Le sfide citate possono essere fronteggiate solamente con una presa di posizione sulla realtà, assumendosi una responsabilità incentrata sulla speranza di un mondo migliore. Citando lo studioso israeliano Yuval Noah Harari, Nissim ha ribadito a gran voce che i problemi della modernità potranno essere risolti soltanto attraverso un contributo comunitario, sottolineando quanto gli esempi dei Giusti abbiano unito e ispirato i comportamenti delle persone negli ultimi decenni.

«I Giusti indicano i possibili itinerari e le possibili scelte che possiamo intraprendere nel nostro tempo, esercitando la nostra libertà. Oggi siamo infatti chiamati a scegliere sulla difesa e cura del pianeta; sulla responsabilità globale e i nazionalismi; sul futuro dell’Europa; sulla democrazia politica o su quella illiberale», ha dichiarato Nissim, ribadendo il fatto che la scelta non sia confinata solo ad un contenuto di un social network ma sia integrata all’interno di una pratica di vita da condurre in prima persona “mettendoci la faccia”.

Dilaga l’odio nei social network

L’approfondimento sui discorsi d’odio nelle piattaforme digitali è stato introdotto da Martina Landi che ha intervistato Stefano Pasta, giornalista e ricercatore CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Innovazione e alla Tecnologia). Pasta ha sostenuto che attualmente ci sia uno sdoganamento delle istanze razziste e antisemite sia all’interno che all’esterno delle Rete. Infatti il ricercatore ha proposto la parola onlife per spiegare che i comportamenti su Internet si ripercuotono sulla società reale, come dimostrano infatti gli atti vandalici su monumenti, lapidi e sinagoghe ebraici.

«Siamo difronte a una disinibizione tossica. Oggi esprimersi in modo più libero vuol dire esprimersi in modo più violento», ha sottolineato Pasta. Le fasi dell’odio nelle società moderne sono state studiate all’interno della didattica della Shoah. Prima dell’avvento di Internet queste fasi avevano bisogno di tempo prima di raggiungere l’apice della piramide dell’intolleranza. Oggi gli strumenti tecnologici hanno invece provocato una velocizzazione della diffusione dell’odio e nel Web 2.0 avviene tutto più velocemente, soprattutto i meccanismi decisionali. Come ha spiegato il ricercatore, un essere umano può prendere una decisione in due modi: attraverso l’intuizione o la riflessione.

«Nei social network, la maggior parte delle decisioni sono prese in maniera intuitiva e Instagram ne è un esempio: l’immagine è molto efficace perché comunica un messaggio più in fretta rispetto a un testo», ha dichiarato Pasta, aggiungendo che il sovraccarico di informazioni che un utente sperimenta su Facebook stimola il pensiero veloce. La banalizzazione dei contenuti dei social network è dunque la conseguenza di questo atteggiamento: la complessità di una notizia allontana il navigante e perciò si opta per titoli urlati e d’impatto che suscitino un’immediata reazione emotiva. Nei social cambiano inoltre i canoni dell’autorevolezza. L’esperto viene soppiantato dall’influencer, che acquisisce credibilità a colpi di like.

Pasta ha inoltre sostenuto che gli odiatori del Web hanno un nome e cognome, smentendo le teorie secondo cui l’anonimato possa favorire l’intolleranza: «L’odio online è solitamente prodotto da persone rintracciabilissime perché noi vogliamo tracciare ed essere tracciati per guadagnare commenti e like». Dunque la vera sfida di oggi è sensibilizzare le nuove generazioni, spiegando loro che i comportamenti sui social network hanno una conseguenza anche nella società in cui vivono. «Nel corso delle mie ricerche ho contattato alcuni protagonisti dei discorsi d’odio ed erano ragazzi tra i 14 e i 21 anni. Quando ho chiesto per quale motivo dicessero quelle cose, mi è stato risposto che non le pensavano ma che volevano solamente scherzare», ha aggiunto il ricercatore, sottolineando che tali atteggiamenti favoriscono la diffusione della post-verità ovvero una verità che non si basa sui fatti ma sulle condizioni personali di partenza e sulle emozioni.

Pasta ha infine affermato che nonostante la situazione sia preoccupante, facendo anche riferimento alla recente decisione di assegnare la scorta a Liliana Segre, c’è ancora margine per combattere gli atteggiamenti d’odio attraverso l’educazione e uno spirito critico.

Tifare il Bene contro il razzismo negli stadi

Dopo un breve discorso del presidente della Fondazione Cannavò Franco Arturi, nel secondo incontro della giornata è stato invece presentato il libro Un calcio al razzismo. 20 lezioni contro l’odio (Giuntina). Al dibattito hanno infatti partecipato gli autori Massimiliano Castellani e Adam Smulevich, e il maratoneta olimpico Marco Marchei.

Il calcio è uno sport amatissimo, soprattutto in Europa, ma purtroppo ha molte zone d’ombra. Basti pensare ai recenti casi di doping, calcio-scommesse e cori razzisti. «Il calcio è lo specchio della società e purtroppo ci sono stati degli episodi razzisti. Io e Adam abbiamo deciso di scrivere sul razzismo quando i tifosi della Lazio hanno creato le figurine di Anna Frank. Questo è un classico esempio di come una minoranza intollerante possa diffondere un germe velenoso. Io sono laziale e quell’episodio mi ha spinto ad indagare sull’odio negli stadi», ha dichiarato Castellani che ha poi aggiunto che il volume è stato incentrato su 20 personaggi e tra questi è presente Primo Levi che ne I sommersi e i salvati (Einaudi) ha elaborato la cronaca di una partita di calcio. Le storie toccano anche episodi di razzismo più recenti come i cori dei tifosi del Verona nei confronti del giocatore Mario Balotelli. «C’è una normativa Uefa che consente di interrompere una partita quando ci sono dei cori razzisti. Ebbene questa regola non è stata mai applicata. Vuol dire che c’è un problema a monte. Quando un giocatore nero viene insultato in campo avrebbe bisogno di essere supportato dai suoi compagni di squadra che dovrebbero lasciare il campo per primi», ha detto Castellani.

Smulevich ha poi specificato che lo sport ha prodotto grandi personaggi che hanno contribuito a far del bene all’umanità, come il ciclista Gino Bartali che durante la seconda guerra mondiale contribuì alla sopravvivenza di alcuni ebrei. «Bisogna seguire l’esempio del campione Lilian Thuram che da anni s’impegna contro il razzismo nel calcio. Purtroppo è lasciato troppo solo, anche dai calciatori stessi. Nel calcio si stanno perdendo i valori forti e dunque è necessaria una repressione delle parole d’odio, seguendo per esempio le politiche inglesi di tolleranza zero negli stadi», ha sottolineato il giornalista. «Sono felice di firmare la Carta delle responsabilità per lo sport perché bisogna sensibilizzare non solo i comuni cittadini ma anche coloro che lavorano nel campo dell’informazione. Dobbiamo far capire a tutti che il razzismo è il disprezzo dell’altro e che il razzismo è un comportamento malato», ha aggiunto Smulevich.

Il maratoneta Marco Marchei ha invece raccontato attraverso degli aneddoti personali l’evoluzione dell’odio nello sport: «L’atletica ha sicuramente un tifo più pacifico e tranquillo rispetto al calcio. Negli stadi non è raro intercettare cori violenti come gli slogan “devi morire” indirizzati agli avversari. Questi cori non sono urlati certamente da ragazzini ma da adulti che magari hanno una famiglia con dei figli».

“La nostra casa sta bruciando”

I Giusti sono anche coloro che preservano e hanno a cuore le sorti del pianeta Terra. A proposito di cambiamenti climatici, Simone Zoppellaro, giornalista e ricercatore, di Gariwo ha infatti intervistato Emanuele  Bompan, giornalista e geografo, che nella sua carriera ha realizzato diversi reportage per testimoniare i danni provocati dall’uomo sull’ambiente. Lo studioso ha infatti affermato che la classe politica italiana, tranne pochi casi, è impreparata sull’emergenza climatica in corso.

Cosa si può fare per contrastare il cambiamento climatico? «Bisogna cambiare l’economia degli stati che oggi è basata sul settore carbon fossile e petrolifero. Tutto ciò non può avvenire radicalmente ma è necessario avviare una fase di transizione verso la produzione di energia sostenibile», ha specificato Bompan. Secondo i dati dell’Onu sull’ambiente, le emissioni non si sono ridotte nonostante le varie dichiarazioni d’intenti dei paesi di tutto il mondo. Come ha sottolineato il geografo, il cambiamento climatico danneggia il P.I.L. e mette in pericolo 10 milioni di persone che saranno costrette ad emigrare in altri territori a causa dell’aumento delle temperature.

Bompan ha poi riconosciuto gli sforzi della giovane attivista svedese Greta Thunberg, criticando però quei politici che l’hanno incontrata senza aver la minima conoscenza dei reali problemi ambientali.

«Sul fiume Mekong, in Asia, sono state costruite 124 dighe. Ho realizzato un reportage per far capire che non bisogna deturpare a tutti i costi un territorio per avere energia rinnovabile. Oggi le dighe stanno rovinando la vita a diverse comunità in Cambogia», ha detto il giornalista. Il dibattito internazionale sul clima è incominciato negli anni ‘70, passando per la Conferenza di Rio del 1992, ma solo con l’Accordo di Parigi del 2015 si è cercato di inquadrare legalmente il problema, facendo firmare a 196 paesi un documento. Tuttavia ogni nazione ha scelto quali punti rispettare e quali no.

Bompan ha inoltre espresso il suo giudizio sui negazionisti dei cambiamenti climatici: «Non perdo tempo con loro. Preferisco impegnarmi ad affrontare i problemi seri e concreti che sono davanti agli occhi di tutti. Abbiamo poco tempo per migliorare le condizioni del pianeta». Il giornalista ha dunque consigliato all’affollata platea di compiere gesti quotidiani per ridurre le emissioni come utilizzare maggiormente i mezzi pubblici e di consumare meno carne.

Il Comitato dei Garanti

Nella parte finale del convegno, Nissim ha illustrato ai presenti il Comitato dei Garanti che d’ora in poi avrà il compito di supportare i responsabili dei giardini dei Giusti che fanno parte del network di Gariwo. «Oggi Gariwo ha più responsabilità perché offre le storie di uomini che saranno le figure di riferimento per la società. Siamo delle piccole giurie che trasmettono ai cittadini degli esempi morali ed è un lavoro che va fatto pensandoci bene. Per questo abbiamo deciso di istituire una commissione di lavoro sugli alberi dedicati ai Giusti affinché le nostre decisioni siano frutto di un ragionamento e non di uno stereotipo», ha sottolineato il presidente di Gariwo.

Il Comitato dei Garanti sarà composto da Francesco Cataluccio (saggista e scrittore), Giorgio Mortara (vicepresidente UCEI), Lamberto Bertolé (presidente del Consiglio Comunale di Milano), Anna Foa (storica), Pietro Kuciukian (console onorario d’Armenia in Italia), Anna Pozzi (giornalista ed esperta di Africa), Amedeo Vigorelli (docente di Filosofia alla Statale di Milano) e Gabriele Nissim (presidente di Gariwo).

 

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