di R.I.
Dal 25 gennaio al 30 giugno 2026 il Museo Ebraico di Bologna propone la mostra “Gerarchi in fuga: dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse”, un’indagine documentaria approfondita sulle reti di complicità e sui percorsi che permisero a migliaia di criminali di guerra di sfuggire alla giustizia internazionale dopo il collasso del Terzo Reich. A cura di Ivan Orsini, Emanuele Ottolenghi, Francesca Panozzo.
Il tramonto del nazismo e l’inizio della fuga
La fine del conflitto mondiale nel 1945 non coincise con la fine della parabola dei suoi protagonisti. Se alcuni furono processati a Norimberga, moltissimi responsabili dello sterminio degli ebrei e di crimini di guerra riuscirono a tornare a casa indisturbati o a intraprendere lunghe fughe verso l’estero. Per questi uomini, la sconfitta militare non rappresentava una sconfitta ideologica: molti covavano la speranza di una “seconda possibilità”, magari del sorgere di un Quarto Reich, mantenendo intatti i propri principi antisemiti e totalitari.
Le “Ratlines” e le complicità eccellenti
La mostra mette in luce come l‘Italia sia stata uno snodo fondamentale per queste fughe. Attraverso le cosiddette “Ratlines”, organizzazioni segrete come ODESSA o Stille Hilfe agirono quasi come agenzie di viaggio, fornendo vitto, alloggio e documenti falsi per l’espatrio. Incredibilmente, tali reti godettero della connivenza di alte autorità: spiccano le figure di prelati della Chiesa cattolica, come il vescovo Alois Hudal, animati da un acceso anticomunismo che li portava a considerare gli ex nazisti come “nemici del proprio nemico”. Anche istituzioni come la Croce Rossa Internazionale e la Mezzaluna Rossa Araba furono coinvolte nel rilascio dei passaporti necessari alla fuga.
Destinazioni e nuovi incarichi: Sud America e Medio Oriente
Il percorso espositivo si snoda tra le principali mete d’esilio:
– Argentina e Sud America: Il regime di Juan Perón organizzò una vera rete di salvataggio, attirando esperti per modernizzare l’industria e l’esercito argentino. Qui trovarono rifugio figure come Adolf Eichmann (sotto il nome di Ricardo Klement), il “medico di Auschwitz” Josef Mengele e il colonnello coinvolto nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, Erich Priebke.
– Medio Oriente: In Egitto e Siria, regimi militari accolsero gerarchi come Alois Brunner e Johann von Leers per impiegarli nella propaganda antisemita e nell’addestramento militare contro il neonato Stato di Israele.
L’invisibilità delle donne e la caccia ai colpevoli
Un focus particolare è dedicato alle donne del Reich: ausiliarie e sorveglianti che, a differenza dei colleghi maschi, spesso non ebbero bisogno di “ratline” strutturate, riuscendo a mimetizzarsi nella società post-bellica cambiando semplicemente cognome attraverso il matrimonio.
Infine, la mostra rende omaggio ai “cacciatori di nazisti”, figure come Simon Wiesenthal, i coniugi Klarsfeld e il procuratore Fritz Bauer, che dedicarono la vita a rompere il muro di silenzio e indifferenza delle magistrature nazionali per consegnare i criminali alla giustizia.
L’esposizione si avvale di una ricca documentazione grafica e fotografica, offrendo uno sguardo che va oltre la cronaca per interrogare la memoria storica e la responsabilità civile.
In collaborazione con Comunità ebraica di Bologna
Con il patrocinio di Comune di Bologna | Città Metropolitana di Bologna | Assemblea Legislativa e Giunta della Regione Emilia-Romagna | Alma Mater Studiorum – Università di Bologna | Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI)
Orari mostra
Da lunedì a giovedì 10.00 – 19.30 | venerdì 10.00 – 16.00 | domenica 10.00 – 18.00
ultimo ingresso 45 minuti prima dell’orario di chiusura | chiuso sabato e festività ebraiche
Per informazioni e prenotazioni visite guidate alla mostra per scuole e gruppi
e-mail: didattica@museoebraicobo.it
tel. 349 5480585 | 051 6569003



