Scarpe in 3d della designer israeliana Danit Goldtsein alla Design Week 2019 di Milano

Il design israeliano alla Milano Design Week

Arte

di Ilaria Ester Ramazzotti
La creatività, le opere e l’esperienza dei designer e degli artisti israeliani saranno sotto le luci a Milano nell’ambito della Design Week, settimana del Salone del Mobile 2019 e del Fuorisalone dall’8 al 14 aprile. L’impossibile storia del design israeliano è il titolo dello showroom che, curato dal designer Dan Moukatel, aprirà le porte in via Tortona 31.

“Sono molto entusiasta di portare finalmente la storia del design israeliano a Milano”, ha detto a Mosaico Dan Moukatel, meglio conosciuto come Dani Mou. Laureato nel 2013 in comunicazione visiva allo Shenkar College of Design, Moukatel ispira e dedica i suoi lavori alle culture e tradizioni mediorientali, mescolandoli con la cultura pop, il kitsch e la natura.

“Nel nostro padiglione sarà esposto uno spaccato di una nuova generazione di artisti e designer israeliani, con disegni freschi e innovativi che esplorano la società contemporanea attraverso l’arte tradizionale, la diversità culturale, il design ibrido e gli sviluppi tecnologici che pervadono la società. La situazione storica degli ebrei e le questioni che complessivamente affrontano, hanno dato vita oggi in Israele a una cultura vibrante ed eclettica, ricca di arte e design – ci spiega -. I conflitti e le sfide della società israeliana offrono una fonte di creatività che l’artista israeliano abbraccia e affronta ponendosi domande, sollevando questioni su convenzioni radicate, nozioni preconcette, valori, origini e pregiudizi. Date le circostanze, la spinta israeliana a superare gli ostacoli e aprire nuove strade ha dato vita a uno straordinario centro creativo, in cui l’impossibile diventa possibile”.

Vediamo meglio quali sono le caratteristiche del design israeliano contemporaneo e qual è la prospettiva di Moukatel sul settore. “Penso che ci siano due principali movimenti nel design oggi in Israele – sottoinea -: il primo è ‘multiculturale’, in cui i designer sono davvero legati alle loro radici, alla loro casa, alla loro cultura e le hanno mescolate con l’estetica e con le idee contemporanee. Il secondo, chiamiamolo ‘svedese’, è un movimento che sta cercando disperatamente di essere tutt’altro che ‘israeliano’. La loro estetica si basa su idee astigmatiche e vecchie. Se chiedessimo a questi designer quale sia il loro design, risponderebbero: “Svedese, giapponese, minimalista”. Cercano di essere qualcosa che non è realmente aggiornato al 2019 (svedese non è minimalista!) e ciò che fa sorridere è che la maggior parte di loro non è mai stata in quei Paesi. Io penso che se un design è autentico e in contatto con le radici, l’identità e la storia personale, lo spirito e l’onestà intellettuale si percepiscano immediatamente. Credo infine che si possa facilmente capire a quale movimento io appartenga”!

“Sono uno studente di Kabbala, quindi credo nel potere del design che va oltre ciò che si vede, capendo il processo nascosto che c’è dietro – approfondisce -. Il mio obiettivo è anche quello di portare a Milano contenuti, incontri, performer israeliani e ebrei al mio salone a Milano”.

Fra gli obiettivi del padiglione israeliano c’è anche quello di lottare contro l’antisemitismo e il movimento BDS. “Crediamo che il modo migliore per combattere il crescente antisemitismo in tutto il mondo e i gruppi antisionisti come il BDS sia mostrare l’ingegno, il talento e l’innovazione israeliani nel più grande evento di design al mondo – evidenzia -. L’arte israeliana incarna un eclettismo multiculturale che intreccia l’ampia gamma di origini dei suoi cittadini. Mostrare il design israeliano in questa sede è un’occasione eccezionale per sfondare gli stereopiti e certi titoli dei giornali, oltre che per segnare il design israeliano sulla mappa”.

“Il padiglione israeliano è un’iniziativa privata, non legata al governo. È stato un lavoro fatto con l’amore da un piccolo gruppo che vi si è dedicato”. Il progetto dello showroom israeliano al Fuorisalone è presentato da Dan Moukatel e da Asia Design Milano, ed è il risultato di una partnership tra Sarpi Bridge Oriental Design Week e Milano Space Makers.

 

DOVE E QUANDO:

Opificio 31- Via Tortona 31, Milano (di fronte al MUDEC, Museo delle Culture), dall’8 al 14 aprile

Programma degli incontri

Venerdì 12 aprile – ore 15:00 – Digital Craft – Ganit Goldstein
https://www.israelisdoitbetter.com/events/digital-craft-ganit-goldstein

Venerdì 12 aprile – ore 19:00 – Kabalth Shabba – Ann Deych e Deborah Fischer
https://www.israelisdoitbetter.com/events/kabalth-shabba-ann-deych-deborah-fischer-1

Sabato 13 aprile – ore 16:00 – 70 poster – Henrietta Singer e Sara Neuman
https://www.israelisdoitbetter.com/events/70posters-henrietta-singer-and-sara-neuman-1

Dom, 14 aprile – ore 16:00 – Kabbalah Center Talk – The Power Behind Design
https://www.facebook.com/events/795987124134719/

 

(Foto: scarpe in 3D della designer Ganit Goldstein)

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