Israel University Day – Scegliamo il futuro

di Francesca Olga Hasbani

Perché è così importante studiare in un’università di eccellenza? Che cosa si intende per un ateneo di alto livello? Perché scegliere una università israeliana rispetto ad altre alternative? Sono questi tre quesiti cui maturandi e giovani studenti dovranno porre attenzione nella scelta dell’università da frequentare dopo il liceo.

A dare qualche consiglio è Roger Abravanel, noto economista italiano, 35 anni nella prestigiosa società McKinsey, dal 2008 editorialista del Corriere della Sera e consigliere del ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, autore di Meritocrazia e Regole.  Abravanel è intervenuto all’Israel University Day, il 28 febbraio nella Biblioteca Hasbani della Scuola ebraica di  Milano, iniziativa organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia e da EfesDue, Ufficio giovani della Comunità ebraica di Milano. Mosaico ha rivolto a Roger Abravanel alcune domande.

Perché scegliere un’università israeliana?
Ciò che conta nella scelta universitaria è l’eccellenza. Andare in un’ottima università è molto importante per il futuro degli studenti. Le università israeliane sono degli ottimi istituti, dove i giovani laureati ricevono, attraverso il sistema didattico anglosassone, una buona e necessaria preparazione per rispondere alle sfide del mercato del lavoro. Un esempio lo troviamo nei giovani studenti israeliani, che arrivano all’università già maturi dall’esperienza militare, pronti per la vita, e questo rappresenta una straordinaria possibilità di confronto per gli italiani. I migliori professori creano i migliori studenti. Oggi le grandi università sono grandi perché hanno insegnanti eccellenti, sanno fare una buona didattica e insegnano a studenti eccellenti. Fare una buona didattica significa insegnare la capacità di ragionare, di lavorare insieme. Tutto questo lo si trova in Israele.
Che cosa pensa della situazione in Italia?
In Italia mercato del lavoro non premia l’eccellenza; ecco perché giovani sono scoraggiati nei confronti dell’università. In America chi ha conseguito un voto mediocre alla laurea guadagna di meno di chi ha conseguito un buon voto e ancora di meno di chi ha un voto eccellente. In Italia questo non avviene affatto. Nel nostro paese ci sono cinque o sei università di livello, il problema non è tanto la qualità accademica quanto la didattica che non è adeguata a insegnare la capacità di risolvere i problemi. La didattica italiana è antica, poco interattiva. La nostra scuola non insegna a dibattere. Tuttavia bisogna ricordare che gli israeliani  sono pessimi nel marketing e quindi anche se le loro università sono eccellenti non sono menzionate fra le migliori nel mondo.
Che cosa consiglierebbe allora a uno studente che si affaccia al mondo universitario?
Darei sostanzialmente tre consigli: primo capire che scegliere un’università eccellente è importante per il suo futuro; secondo, che in una buona università si va anche per imparare a essere uomini e donne capaci di affrontare la vita; terzo, nella scelta dell’università non pensare a quella più vicina a casa, ma prendere in considerazione anche altre possibilità all’estero, in Israele, ma anche in America o in Cina.

A introdurre il programma di questo Israel University Day 2011 e ringraziare le università presenti all’evento (Bar Ilan, la Ben Gurion di Beersheva, la Hebrew University di Gerusalemme, l’IDC di Herzlya, il Technion e l’Università di Haifa, la Tel Aviv University, il Bezalel e il Hadassah College) sono stati Piero Abbina, presidente dell’associazione Amici del Technion, nonché primo ideatore dell’iniziativa, e l’assessore UCEI alla formazione Raffaele Turiel. L’assessore al proposito dell’importanza di queste scelte future ci risponde così:

La possibilità di studiare in un’università israeliana è senz’altro una scelta fondamentale da considerare, specie per le facoltà scientifiche. Si consideri ad esempio l’Istituto Technion dove addirittura numerosi studenti cinesi decidono di andare per studiare ingegneria. Sicuramente le modalità di insegnamento, la didattica innovativa ed interattiva, sono elementi da sottolineare e che qualunque studente che si prepara al futuro dovrebbe prendere in considerazione, soprattutto perché è un’ottima preparazione per il mondo del lavoro.
Molti hanno sottolineato che l’impossibilità di affrontare l’esame psicometrico in italiano sia uno svantaggio; cosa ne pensa?
Lo piscometrico è senza dubbio un esame difficile che necessita una preparazione impegnativa. Chiaramente parliamo di svantaggio quando notiamo che lo stesso esame è proposto in inglese, francese e spagnolo per studenti provenienti da quelle aree linguistiche, mentre non vi è la possibilità di affrontarlo in italiano. Abbiamo presentato un’istanza formativa, richiedo appunto la possibilità per gli studenti italiani di svolgerlo in madrelingua. Bisogna tuttavia ricordare come nella nostra società contemporanea sia importante imparare le altre lingue, come ad esempio l’inglese, e che dunque persino in casi come questi si rivelano utili. Inoltre, il fatto che lo psicometrico sia proposto in altre lingue dipende dal fatto che un numero  maggiore di studenti proviene da tali nazioni. È chiaro che la percentuale degli studenti italiani è nettamente inferiore ad esempio a quella degli studenti francesi.
Perché per un ebreo è importante studiare in Israele?
Studiare in Israele non significa necessariamente rimanerci poi a vivere. Parliamo di due fattori paralleli. È vero che molti studenti italiani, che si trasferiscono per gli anni dell’Università, poi pensano di restarvi per tutta la vita, ma è anche importante sapere che spesso il motivo della scelta di un’università israeliana non è puramente ideale. Chiaramente per una questione di cultura ebraica è un tema che tocca profondamente qualunque giovane studente ebreo che intraprende una scelta simile.

Studenti e professori dei principali atenei hanno presentato durante l’Israel University Day, nel dettaglio, la loro offerta. Inoltre sono intervenuti anche i movimenti giovanili Ben Akiva e Hashomer Hatzair per parlare dell’Hachsharah (il programma di formazione della durata di un anno che si svolge in Israele, organizzato dai due movimenti). “Sicuramente questo incontro è stato un’iniziativa utile e importante” commenta David Brima, studente dell’ultimo anno della Scuola ebraica di Milano, “sto prendendo seriamente in considerazione la possibilità di continuare i miei studi in un’università israeliana”.

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