I relatori e i rappresentanti della Fondazione Scuola alla serata sui disturbi alimentari

I disturbi alimentari al centro di una serata della Fondazione Scuola

Scuola

di Simona Nessim
“I modelli imposti dalla società suggeriscono un subdolo concetto di bellezza”. Queste le parole con cui Michela Proietti, opinionista del Corriere della Sera, ha introdotto il tema della serata organizzata il 14 marzo dalla Fondazione Scuola intitolato 
Non parliamo del cibo parliamo di te” e dedicato ai disturbi del comportamento alimentare (DCA). 

Non casuale la scelta della data poichè il 15 marzo è la giornata dedicata a questa epidemia sociale. “Quello che è accaduto a mia figlia non deve succedere ad altri”; così Stefano Favilla ha spiegato l’istituzione nel 2012 della giornata nazionale dei fiocchetti lilla nelle piazze, una sensibilizzazione dedicata alla morte della figlia Giulia a soli 17 anni malata di bulimia.  

“I modelli  di bellezza imposti sono fuorvianti sulla psiche dei giovani – ha denunciato la dottoressa Roberta Traversa -; tre milioni in Italia sono colpiti da disturbi alimentari, 96% ragazze e 4% ragazzi”. Una richiesta di aiuto, ma in primo luogo anche una presa di potere sul proprio corpo. “Spesso nasce da un rapporto sbagliato con la madre – ha continuato-: il nutrimento è l’unico collegamento tra la madre e il feto e, in seguito, con il neonato. Attraverso la richiesta di cibo il neonato si sente onnipotente sulla madre, lei deve assecondarlo ogni volta lo richiede”.

Nell’adolescenza la fase evolutiva non termina e, a volte,  l’ingranaggio emozionale si inceppa. La magrezza come simbolo di perfezione, autodisciplina come dire che “se controllo il mio corpo, controllo il mondo”.

E allora quali devono essere i campanelli d’allarme? Rinunce ai cibi che creano piacere, rifiuto maniacale ai carboidrati e ricerca unicamente di proteine, fuga da occasioni di convivialità…

Ma esiste anche il Binge Eating Disorder (BED) detto anche disturbo da alimentazione incontrollata più diffuso tra i maschi che si differenzia dalla bulimia nervosa. “Si tratta prevalentemente di abbuffate notturne, dove il fatto di aumentare di peso riesce a riempire un vuoto per poter occupare più spazio”.  

“Mangiare alla stessa tavola deve essere un rito salvifico – ha affermato il Professor Agostino Miele, preside della Scuola Ebraica di Milano – ricordando che ‘Educere’ significa accompagnare il figlio anche nei percorsi più ardui”. Miele ricorda l’esperienza nella scuola precedente nella quale ha costretto dei genitori al ricovero coatto della figlia ormai ad un passo dalla morte. “L’inclusione dello studente passa anche attraverso un’alleanza scuola – genitore”, ha precisato.

Purtroppo, però, l‘età critica si sta abbassando: lo riporta un sondaggio del Corriere della Sera, da cui emerge che alcune bambine di nove anni già bevono i Babasucchi depurativi con le proprie mamme. “Altre mamme inconsapevoli praticano anche diete vegane in gravidanza creando danni cerebrali al feto”, ha spiegato Michela Proietti.

Inoltre, i disturbi alimentari moderni si stanno diversificando: dalla vigoressia (dismorfia muscolare) alla ortoressia (ossessione di mangiare sano), tutte ramificazioni delle stesse patologie che già nel 1873, il medico francese Charles Lasègue constatò in otto casi di deprivazione alimentare su base psicologica.

“Ti ho amato molto…” scrive una paziente della dottoressa Traversa nel suo diario emozionale, rivolgendosi alla sua malattia. C’è da chiedersi se, in questa società piena di opulenza, nella quale non si parla altro che di cibo attraverso trasmissioni di cucina, la vera fame non sia quella del corpo ma quella affettiva; dove la “semantica del potere” da parte dei genitori, supportata da una tecnologia invasiva che sopperisce alle coccole, trasformi un dialogo ormai compromesso in un disagio patologico.

(Nella foto, da sinistra: Agostino Miele, preside Scuola della Comunità ebraica, Karen Nahum, presidente Fondazione Scuola, Dalia Gubbay, consigliere Fondazione,Michela Proietti, giornalista del Corriere della Sera, e Roberta Traversa).

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