Il progetto Chanukkà della Comunità ebraica di Milano

Per Channukà la Comunità unisce le sue forze per fare del bene

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di Vanessa Alazraki per il team EFI
Si è appena concluso il progetto Shabbat Channukà che prevedeva l’invio della cena del venerdì sera di Channukà a un centinaio di persone.

E così, ancora a caldo, mentre  ancora sto vivendo questo tourbillon di emozioni, mi accingo a scrivere queste poche righe per due motivi fondamentali: da un lato, per esprimere tutta la mia gratitudine a quelle persone che con il loro impegno, la loro fatica e dedizione hanno contribuito alla realizzazione e alla riuscita di questo progetto e, dall’altro, per condividere con tutti voi la felicità, l’entusiasmo e l’orgoglio che questa iniziativa mi ha regalato perché questa volta ho avuto la gioia di vedere la nostra Comunità che fa onore al suo nome.

Ma partiamo dal principio. Per portare a termine questo progetto era necessaria una capillare e veloce organizzazione su molti fronti, dal recupero di indirizzi, alla preparazione del cibo, distribuito equamente fra tutti i catering kasher, e al suo smistamento in tutte le zone di Milano e dintorni.

Lo spirito e l’obiettivo di questa iniziativa solidale era far sentire che, anche in un momento in cui è così difficile stare vicini fisicamente, possiamo trovare modi alternativi per sentirci vicini e per sentire la vicinanza della Comunità, per sentirci parte di qualcosa di più grande di noi che riesce a infondere calore, amore e solidarietà in un momento in cui tutti ne abbiamo estremamente bisogno.

E questo spirito l’abbiamo ritrovato in tutte le persone, enti ed esercizi commerciali che abbiamo contattato per mettere in piedi questo meraviglioso progetto che ha potuto vedere la luce solo grazie a persone speciali alle quali voglio dire grazie personalmente e pubblicamente perché con il loro duro lavoro, il loro sorriso, la loro instancabile voglia di aiutare e di mettersi in gioco per aiutare gli altri, hanno contribuito in maniera fondamentale. Mi riferisco in particolare a Ramesh, Elena e Rosy, che insieme sono il dream team del Servizio Sociale della Comunità; al Volontariato Federica Sharon Biazzi in particolare a Rossella e Joice che con un preavviso di neanche 24 ore hanno stravolto tutti i loro impegni già da tempo programmati per venirci incontro; a tutti i volontari che dividendosi la distribuzione sono andati a consegnare personalmente i pacchi e sto parlando di Shanì, Vidal, Deborah, Franca, Angelo, Silvano e Andrea; alcuni di loro approdati a noi attraverso l’assessorato ai giovani che già durante il primo lockdown aveva creato un servizio di volontariato e altri, sentendo che c’era bisogno di aiuto, hanno dato la loro disponibilità e si sono presentati a fare questa mitzvah.

Un ultimo e doveroso ringraziamento va ai nostri “ristoratori” che hanno lavorato tutti con solerzia e creatività cucinando pietanze davvero gustose e abbondanti.

Per concludere vorrei dire che l’aspetto più entusiasmante è stato riuscire a far sì che ogni tassello di questo mosaico fosse improntato alla solidarietà e al supporto e se così è stato è grazie al lavoro di tutti, perché insieme si possono fare grandi cose e, come succede con i lumi di Channukà, uno da solo riesce a fare luce ma tutti insieme riescono ad illuminare una stanza.

Channukà Sameach

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