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Da Aleppo a Milano. La Comunità ebraica incontra la famiglia di rifugiati siriani

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di Paolo Castellano
Lunedì 10 febbraio una delegazione dell’Assessorato al Welfare della Comunità ebraica milanese si è recata nella nuova casa della famiglia musulmana siriana arrivata il 28 gennaio a Milano attraverso un corridoio umanitario grazie al contributo dell’UCEI e della Comunità di Sant’Egidio. Per l’occasione è stata inoltre rilasciata un’intervista alla RAI per il programma Sorgente di vita. L’alloggio situato in un quartiere della zona sud di Milano ora ospita la famiglia Almohamad composta da tre adulti e quattro bambini: Abir (11 anni), Abdel (11 anni), Rimas (6 anni) e Mohamad (5 anni). Hanno partecipato all’incontro Milo Hasbani (presidente della Comunità ebraica di Milano), Giorgio Mortara (vice presidente Unione delle comunità ebraiche italiane), Antonella Musatti (vice presidente e assessore al Welfare e alla RSA CEM), Rosanna Bauer Biazzi (associazione Sharon Biazzi e vice assessore al Welfare CEM) e Claudia Bagnarelli (coordinatrice ‘Una mano per’).

Davanti alle telecamere i genitori Jumaa ed Elham hanno raccontato la loro tragica vicenda. «Io e mia moglie vivevamo ad Aleppo. Le cose incominciarono ad andar male quando arrivò Daesh nel 2010. Le bombe avevano distrutto casa nostra. Vivevamo in una tenda. Mia moglie poi restò incinta e così decisi di lasciare la Siria per mantenere la mia famiglia», ha detto Jumaa. Il giovane padre scelse di trasferirsi in Libano per sfuggire all’arruolamento e per procurarsi del denaro da mandare ai suoi figli rimasti in Siria. «In Libano la vita era troppo cara. Tuttavia sono riuscito a lavorare come sarto. Poi sono andato a prendere mia moglie e i miei figli. Ho rischiato la vita cercando di attraversare i confini turchi. Ogni checkpoint e controllo di frontiera rappresentava un pericolo». Jumaa ha poi detto di aver ottenuto i documenti per il trasferimento, riuscendo in questo modo a portare con sé Elham e figli a Beirut. «A Beirut facevo due lavori. Non bastavano per mantenere tutti. Ci servivano delle medicine che lì non si trovavano. Eravamo disperati anche perché la mia prima figlia doveva essere curata per il diabete».

Gli Almohamad si misero allora in cerca d’aiuto. Dopo diversi tentativi falliti, grazie a Internet, sono riusciti a mettersi in contatto con la Comunità di Sant’Egidio. L’organizzazione religiosa ha pagato loro un volo per portarli in Italia, a Roma, nel giugno del 2019. Nella capitale romana sono stati ospitati in un alloggio provvisorio all’interno di un istituto religioso. Tuttavia la numerosa famiglia siriana necessitava di spazi più ampi. Per migliorare la loro condizione la Comunità di Sant’Egidio ha chiesto un supporto all’UCEI. L’Unione delle comunità ebraiche ha dunque finanziato un progetto di accoglienza, chiedendo un aiuto anche alla Comunità ebraica milanese. Gli ebrei di Milano hanno messo a disposizione un patrimonio umano che ha raggiunto importanti traguardi: la sistemazione dell’appartamento, un servizio di trasporto grazie ai pulmini dell’associazione Federica Sharon Biazzi, l’iscrizione scolastica dei minori siriani e altro ancora.

“Siamo grati alla CEM”

Alla giovane madre Elham è poi stato chiesto che opinione avesse sull’impegno della Comunità ebraica: «Saremo sempre grati alla Comunità ebraica di Milano per l’accoglienza. Non ho mai incontrato ebrei ad Aleppo ma ci dicevano che non molto lontano dalla nostra zona c’erano ancora delle sinagoghe. Siamo una famiglia musulmana pacifista e per noi gli ebrei, i cattolici e i musulmani sono tutti uguali. Ora voglio cercare un lavoro per potermi inserire nella società italiana e garantire un futuro ai miei bambini».

Giorgio Mortara, vicepresidente UCEI, ha ribadito l’importanza dell’impegno comunitario per contribuire al miglioramento della condizione dei profughi siriani: «Sono molti i passaggi della Torah in cui si fa riferimento all’obbligo di aiutare il prossimo, il forestiero. ‘Se il tuo fratello impoverirà… lo dovrai sostenere: che sia straniero o residente, una volta che viva con te’ (Lev. 25,35). In questo caso siamo riusciti ad aiutare con piccoli gesti una famiglia scappata dalla guerra. Lo possiamo fare tutti mettendoci a disposizione delle varie associazioni di volontariato che operano nell’ambito dell’accoglienza».

Dello stesso parere Milo Hasbani, presidente della Comunità ebraica di Milano: «La Comunità Ebraica di Milano è sempre pronta a mettersi in gioco quando si tratta di aiutare attivamente il prossimo. Ringrazio la Comunità di Sant‘Egidio per averci dato l’opportunità di sostenere una famiglia siriana con 4 bambini piccoli. Abbiamo coinvolto varie Associazioni Ebraiche, come il Bene Berith, l’AME, il volontariato Federica Sharon Biazzi OnlusJoi e i movimenti giovanili della Comunità Ebraica Hashomer Hatzair e Benè Akiva, tutti con grande bagaglio ed esperienze nel campo del volontariato. Spero che questo esempio possa essere seguito anche da altri».

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