In ricordo di Nathan Graff, un esempio di saggezza, modestia e altruismo

Necrologi

di Roberto Zadik
Improvvisamente se n’è andato per infarto a soli 45 anni Nathan Graff, israeliano e appartenente al gruppo Chabad a Milano,  dove lavorava nel controllo della kasherut (mashgiach). Secondo il racconto di varie persone a lui vicine, Graf è stato colto da attacco cardiaco dopo aver portato a casa la spesa, venerdì 4 settembre poche ore prima dello Shabbat. Appena si è diffusa la notizia, alla famiglia Hezkia -sua moglie Chaya e suo fratello Shmuel sono i figli di Rav Levi Hezkia z”l, sono arrivati messaggi da parte di tutti. Anche dal mondo circostante e non solo comunitario.

La cerimonia funebre si è svolta, lunedì 7 settembre, fuori dalla sinagoga del Noam, prima che la salma venisse portata nella sua città natale, Gerusalemme, dove è stata sepolta mercoledì 9 settembre nel cimitero del Monte degli Ulivi, luogo di grande santità in cui si trovano le tombe di diversi tzadikkìm, da Rav Ovadia da Bertinoro, al Ben Ish Chai e a Rav Chaim Ben Attar (Or Ha Chaim). Una persona che, come ha sottolineato Rav Shmuel Heskia, fratello della vedova, “era ben voluta da tutti, sempre pronto ad aiutare chi aveva bisogno nonostante le difficoltà economiche”. Così è stato ricordato, nella sua modestia e gentilezza d’animo e di comportamenti, anche nei discorsi del Rabbino Capo della Comunità di Milano Rav Alfonso Arbib, di Rav Belinow e Rav Michi Nazrollai del movimento Chabad, che hanno sottolineato la personalità e la particolarità del periodo, del mese di Elul così sacro e di preparazione alle feste solenni di Rosh haShanà (Capodanno e Giorno del Giudizio Divino).  Primo fra gli interventi, il Rabbino Capo ha ricordato come “sia davvero difficile parlare in un momento del genere” citando un detto dei Saggi “le decisioni Divine sono giuste nel loro insieme, ma nessuno di noi riesce a capire”. “Ogni cosa che succede è in qualche modo un messaggio Divino, cosa ci dice non lo so” ha aggiunto “ognuno di noi deve capire che il messaggio sta arrivando a lui, e individualmente e non per gli altri possiamo sforzarci di capirlo. Siamo in un anno molto difficile e ognuno di noi deve riflettere su cosa Hashem ci stia dicendo”.

Rav Belinow ha citato alcuni esempi da Libro di Giobbe ricordando che nel mese di Elul “Dio è nel campo, particolarmente vicino a tutti noi”. Rav Nazrollai ha invece ricostruito l’accaduto di quel tragico venerdì pomeriggio fornendo anche qualche dettaglio sulla personalità di Nathan Graf. “Il tavolo era apparecchiato per Shabbat, Chaya era a insegnare. Nathan era a fare la spesa, l’ho visto in macchina e l’ho salutato; è riuscito a fare le spese, apparecchiando per Shabbat e poi è andato via” ha ricordato Nazrollai. “Era una persona mite, buona, aveva sempre un discorso di Torah da raccontare, mai una lamentela o una maldicenza su qualcuno” ha sottolineato. “Una cosa dobbiamo capire tutti, questo mondo si appoggia su atti di bontà e di altruismo, senza questo esso non può esistere. Nathan era uno che manteneva la città in piedi coi suoi gesti di bontà” ha concluso “abbiamo perso uno scudo, dobbiamo rimpiazzare la sua presenza, dobbiamo aggiungere un atto di bontà che deve diventare routine nella nostra quotidianità”.

Ma chi è stato Nathan Graf? A questa domanda ha risposto Rav Shmuel Hezkia dando alcuni particolari inediti della sua biografia: “Nathan è nato 45 anni fa a Gerusalemme da una famiglia di chassidim polacchi seguaci del Rebbe di Gur, Rabbi Itzhak Meir Alter di Lublino”. “Dopo aver incontrato mia sorella a Gerusalemme, lì si sono sposati e dal matrimonio è nata una figlia, Libi, Lea” ha continuato sottolineando che “è stato un bravo padre, marito e genero e considerava i miei genitori come fossero i suoi. Era amico di tutti e tutti gli volevano bene”.

Per aiutare economicamente la famiglia a sostenere le spese di trasporto e i funerali in Israele, è stata lanciata una raccolta fondi sul sito Charidy.

(Foto: da Collive.com)

 

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